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Visitare Andorra

Il piccolo stato incuneato tra Spagna e Francia ha solo 85mila abitanti ma più di dieci milioni di visitatori l’anno.

Vengono per lo più dalla vicina Barcellona. Ragione per cui arrivando dalla capitale catalana troverete una serie di strade a pagamento (che non meriterebbero di essere pagate) e parecchi autovelox.

La sola ragione per cui in tanti raggiungono questo staterello nel cuore dei Pirenei, dove si parla catalano, è il fatto che è un paradiso fiscale e che tutti i negozi vendono i loro prodotti senza Iva.

Eppure il piccolo stato ha una storia davvero curiosa ed è – insieme a San Marino – l’unico paese ad avere due capi di Stato. In questo caso entrambi residenti all’estero: sono il vescovo di Urgell in Spagna e il presidente della Repubblica Francese.


Andorra, che non ha esercito, non fa parte dell’Unione europea, né quindi di Schengen, ma i controlli alla frontiera sono davvero blandi (e comunque basta la carta di identità per superarli). 

Il Principato adotta l’euro. Motivo per il quale in tanti vengono qui a fare acquisti


Acquisti anche difficili altrove come tanti strumenti di autodifesa.


Una volta fatta avanti e indietro la strada dei negozi della capitale di Andorra (che si chiama Andorra La Vella, ossia la Vecchia) e che si è camminato lungo il fiume La Valira, cosa resta da fare?


Essendo a mille metri di altezza e in mezzo ai Pirenei conviene salire di qualche decina di metri ancora e percorrere  il bel camminamento che domina la valle. Accompagnati dal suono dell’acqua.

Qui non troverete turisti, non percepirete l’inquinamento dovuto alla marea di macchine che raggiungono Andorra durante qualunque giorno di festa.

E, se sarete fortunati, troverete qualche abitante di Andorra che vi racconterà la storia della sua vita.

Ad maiora 

Arianteo a City Lifel

Arianteo quest’anno anche a City Life

La piazza si chiama Tre Torri (e anche la fermata della metro Lilla) ma intorno a voi di torri ne vedrete soltanto due: quella Allianz di Arata Isozaki e Andrea Maffei e quella, ancora in costruzione, delle Generali di Zaha Hadid.

La Torre Allianz

Se l’Arianteo, ossia le proiezioni estive all’aperto del cinema Anteo, voleva trovare una collocazione nella nuova Milano non poteva scegliere che questa area che un tempo ospitava la Fiera Campionaria. Schermi all’aperto che si vanno ad aggiungere a quello tradizionali di oltre a quelle tradizionali di Palazzo Reale, Umanitaria e Conservatorio.
L’inaugurazione ieri sera con un aperitivo e un concerto jazz. E la proiezione di Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese. Davvero una bella pellicola e attuale visto il clima omofobico che si respira.
Come sempre Arianteo proietterà i film che magari ci si è persi d’inverno, come The Danish Girl, ma anche l’anteprima di Mother’s Day, con Julia Roberts e Jennifer Aniston.
Da vedere in questa nuova arena all’aperto. Che ha due difetti. L’audio rimbomba. E quest’anno a Milano piove ogni circa 12 ore. È successo anche ieri sera…
Ad maiora

Vivo in Rus

Phishing mail odierna arriva da Svetlana…

Aspetta e spera…

Ad maiora

 

Hello Il mio nome e Svetlana! Penso che la mia e-mail e diventata una grande sorpresa. Non ho mai provato dating online. Ho ventinove anni, vivo in Rus, in una citta molto bella. Ti diro di piu su me stesso nelle sue messaggio. Spero anche che tu ed io siamo interessati a che mi rispondera. Sto aspettando la lettera.

Dario Solesin guarda una targa dedicata alla sorella Valeria

Stasera su Rai2 il mio speciale dedicato a Valeria Solesin

Su questo blog difficilmente parlo del mio lavoro. Scrivo di TV (non insegno quasi più ormai) ma raramente di quel che faccio io. Questa volta – come avrete ormai intuito – farò un’eccezione.
Chi mi segue sa che sono passato dal bordocampo della politica a quello dello sport, anzi del calcio, del calcio giovanile per lo più.
È così questa sera (come ieri d’altronde) sarò tra le due panchine per una partita. Amichevole ma molto prestigiosa. Sia perché di fronte si troveranno le rappresentative Under 21 di Italia e Francia. Ma soprattutto perché il match si giocherà al Penzo di Venezia e sarà dedicato alla memoria di Valeria Solesin, l’unica vittima italiana della strage del Bataclan. Anche per questo la partita viene disputata il 2 giugno e nella città natale della ricercatrice.
Raisport trasmetterà l’evento sportivo su Rai2 a partire dalle 21.
Nel mio piccolo ho dato il mio contributo perché Valeria (e le altre vittime del terrorismo) non fosse ricordata solo a inizio partita, con la dedica di un settore dello stadio, il minuto di silenzio e una targa consegnata alla famiglia.
Per questo ho preparato uno speciale su Valeria Solesin che verrà trasmesso nell’intervallo della partita. Si basa in larga parte su una intervista al fratello di Valeria, Dario (lo vedete nella foto mentre osserva la targa dedicata alla sorella ai Giardini di Palazzo Badoer di Venezia), accompagnata dalla musica di Andrea Porceddu, giovane cantautore con un recente passato nel talent The Voice.
Se avete modo e tempo, guardatelo. Andrà in onda alle 21.45 circa. Ma potete vedete tutta la partita. Sarà unica nel suo genere. Per lo stadio e per le squadre che la giocano.
Nelle ultime – tribolate – settimane, dopo averci provato quando intrapresi questo percorso più di tre anni fa, più di uno mi ha invitato a lasciare le cronache sportive e tornare a dedicarmi a quelle politiche o di nera.
Il breve speciale su Valeria Solesin che va in onda questa sera, a metà di una partita di calcio, cerca di unire in qualche modo i vari pezzi della mia vita professionale. Sempre e comunque nell’ottica di preservare la memoria. Per non dimenticare. Per non mollare. Mai.
Ad maiora

5.30 Run maglietta e libro

Domani la 5.30 una corsa per riprendersi la città

Da dove parto a scrivere questo post? Dal libro sulla 5.30 o sul fatto che domattina la mia sveglia suonerà alle 4.30 e alle 5.30 sarò lì a correre con la mia maglia azzurra di ordinanza?
Iniziamo da questo ultimo dato.

Sono quattro anni ormai che mi sono messo a correre in modo serio. Ho una grande allenatrice (Irene Petrolini) e ho trovato tanti amici con la mia stessa passione. In questi anni ho partecipato a decine di gare, ma quella che sento più mia è di sicuro la 5.30. Perché non è una gara (non si ha il pettorale) ma una esperienza, alla scoperta di una città che, una volta l’anno sento davvero mia. Domani si partirà dai Giardini Montanelli e dopo essere andati verso il centro si tornerà alla base, a mangiare frutta fresca (perché questa corsa è stata inventata da un pubblicitario e da una nutrizionista). Attraversando una città deserta e appropriandosene. E facendo una colazione sana.

Già ma perché a quell’ora?

Qui mi vengono in soccorso le parole del libro “5.30, ricette ed esperienze da un evento di successo” scritto da Francesca Grana, Sabrina Severi e Sergio Bezzanti (lui diventato, a suon di interviste, davvero un amico): “La scelta di quest’orario apparentemente insolito non è l’ultimo ritrovato per apparire stravaganti e rendere il nostro progetto appetitoso, semplicemente rispecchia il modo in cui siamo abituati a vivere: cena leggera e poi a letto presto, sveglia prima dell’alba e giornata inaugurata con una corsa o una passeggiata nella città che ci ospita o quel momento”.

E le città attraversate dalla Run 5.30 sono sempre di più. Si è partiti da Modena nel 2009 è ormai ci sono tappe anche nel Regno Unito e negli Usa.

Torno sul libro (davvero dettagliato, franco e interessante) per spiegare la filosofia di questa corsa mattutina: “Run 5.30 è la riproposizione di un’abitudine ormai consolidata, che ci permette di ricavarci un momento tutto per noi, prima di buttarci a capofitto nell’ennesima giornata che sappiamo già essere piena di impegni lavorativi e famigliari. Un momento in cui è possibile goderci la città silenziosa e senza traffico, guardandola da un’altra prospettiva. Un momento per guardarci dentro, prima di indossare le maschere imposte dalla quotidianità. Non siamo l’ennesima fun race di colore, eppure i partecipanti alle tappe della 5.30 ci hanno sempre accolto col sorriso in tutte le città in cui abbiamo corso insieme. È la gioia di condividere l’inizio di un nuovo giorno”.

Una gioia che domattina proverò per l’ennesima volta. Gridando come un bambino attraversando la Galleria Vittorio Emanuele invasa solo di gente in maglia azzurra e con il sorriso sulla faccia.

Per questo domani mi sveglierò presto. Perché la 5.30 è qualcosa più di una corsa. Vedo che qualcuno sta provando a copiarla. Ma la passione di chi l’ha inventata (che si percepisce a ogni riga del libro) difficilmente è in commercio.

Ad maiora

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Francesca Grana, Sabrina Severi, Sergio Bezzenti

5.30, ricette ed esperienze da un evento di successo

Edizioni Correre

Pagg. 240

Euro 18

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Spezzatino elettorale (racconto semiserio su calcio e politica)

Stamattina venendo a Empoli ho sentito in radio il Ministro dell’Interno annunciare che avrebbe chiesto al governo (di cui è parte) di votare non solo la domenica ma anche il lunedì per le prossime tornate elettorali amministrative.
Il Ministero dell’Interno, se non ricordo male i miei studi giuridici, è proprio deputato a organizzare le elezioni. E sul sito del Minstero il 5 giugno è indicata come data unica del prossimo voto.
Dato che sono passato dal bordocampo della politica a quello del calcio, mentre attraversavo la Variante di Valico, ho immaginato un Renzi che innervosito con Alfano, per questa uscita, decide di togliergli l’organizzazione delle prossime amministrative. E di affidarle alla Lega Calcio, anzi a Infront, che ora è controllata dal colosso cinese Wanda. E visto che i cinesi cominciano anche in Italia a contare sia a livello elettorale (vedi primarie milanesi) sia calcistico (acquisizione dell’AC Milan) tutto avrebbe, pur nella finzione di questo canovaccio, un senso. 
Dunque Infront-Wanda, con la consulenza della Lega di Serie A, avvia le pratiche per organizzare al meglio il prossimo election Day. 
Hai detto Day?, chiederebbe subito uno dei dirigenti Infront. 
Sì, day! Non le piacciono questi anglicismi?
No, no – risponderebbe la controparte – vorremmo solo fosse trasformata in days. 
Perché ?
Perché il pubblico a casa ha diritto di seguire le elezioni nella varie città in prima serata. Così facciamo contenti tutti (anche le TV a pagamento che questo pubblico lo coccolano).
Ah!, come succede per il calcio dove persino l’ultima giornata di campionato, domani, non ha più la contemporaneità, senza alcuna partita la domenica alle 15.
Ma sì, sono cose superate quelle! Il pubblico vuole lo spettacolo. Vuole seguire da casa le sfide. Così anche se poca gente partecipa al voto, noi facciamo un grande show e tutti sono contenti.
Seguendo questa logica, le prossime giornate elettorali potrebbero essere ridotte a spezzatino, esattamente come succede per il calcio di casa nostra (con stadi deserti e tanti soldi alle squadre che arrivano dalle TV a pagamento, con bandi di gara che avete visto poi come sono state organizzati).
Ecco la mia surreale proposta:
Venerdì 3 giugno alle 18 spoglio elettorale di Cagliari.
Alle 20.45 di Bologna.
Sabato 4 giugno, ore 18 spoglio elettorale di Trieste.
Alle 20.45 si aprono in diretta TV le urne di Milano.
Domenica 5 giugno alle 12.30 spoglio elettorale di Torino.
Alle 18 di Napoli.
Alle 20.45 il gran finale con l’apertura delle urne di Roma, la partita più attesa.
Ovviamente la prima intervista al vincitore (anche parziale) va fatta fare in esclusiva alla pay-tv che ha vinto la gara per i diritti sportivo-elettorali.
Fantasie da Variante di Valico. O incubi dietro l’angolo?
Ad maiora

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Gli imprendibili 

Il libro è rimasto nella mia libreria a lungo. Un saggio di quasi 500 pagine va letto solo a casa e spesso in questo periodo sono in giro. E poi solo dopo averlo comprato mi sono accorto che questa “storia della colonna simbolo della Brigate rosse” è stato scritta da un giornalista. E da giornalista (laureato con una tesi sulle Br) diffido spesso dei colleghi.E invece questo “Gli imprendibili” (DeriveApprodi) di Andrea Casazza (cronista del Secolo XIX) sui brigatisti genovesi è proprio un testo interessante e documentato.

Anche se l’inizio è davvero respingente. Parla per decine e decine di pagine del blitz fatto nel 1979 dagli uomini del generale Dalla Chiesa contro l’Autonomia genovese. Una sorta di 7 aprile, ma meno conosciuto. Al termine di ogni pagina mi chiedevo quando sarebbe cominciata l’analisi delle terribili gesta dei brigatisti (quelli che qui uccisero l’operaio, delegato della Cgil, Guido Rossa).

Dopo un centinaio di pagine Casazza stringe il bersaglio sulle attività di quella che fu una delle colonne più attive e sanguinarie della (irregimentata) struttura delle Br: rapimento Sossi (molto simile a quello D’Urso, cui ho dedicato la tesi), omicidio del giudice Coco e della sua scorta, il sanguinoso blitz in via Fracchia

Tutto ben scritto e ben documentato. Senza perdersi in commenti o in analisi sentimentali (anche se fino troppo spietato verso il Pci).

Nel finale (dopo aver raccontato la fine della colonna, azzoppata dai pentiti) Casazza torna a occuparsi dell’operazione dei carabinieri contro quell’area politica dell’estrema sinistra che non entrò nelle Br ma che venne criminalizzata e spenta proprio dall’attività giudiziaria e investigativa. Non riuscendo a trovare i veri assassini (da cui gli Imprendibili del titolo) le autorità iniziarono una pesca a strascico che portò in galera tante teste calde che però non avevano mai preso in mano una pistola.

E così l’ultimo capitolo è dedicato alla storia di quanti finirono, innocenti, in carcere è una volta scontata la loro pena, chiesero la revisione del processo, per far sapere a tutti (o meglio ai loro cari perché il resto del Paese ormai era distratto) che non c’entravano nulla con quella scia di sangue e anche per ottenere un risarcimento per l’ingiusta detenzione.

Casazza racconta in particolare la battaglia intrapresa da Giorgio Moroni che, tra il giorno dell’arresto alla revoca della sentenza di condanna, lotta 13 anni per ottenere giustizia, per farsi cancellare la condanna. Il carabiniere che lo arrestò (Michele Riccio, condannato poi per detenzione e spaccio di droga) è andato in pensione. Col grado di generale.

E le ultime righe del libro spiegano il perché il giornalista genovese abbia voluto, nel raccontare la storia dei brigatisti che hanno insanguinato la sua città, insistere sulla persecuzione di quanti, chiamiamoli Autonomi, con le Br non hanno avuto a che fare: «Il “metodo Riccio” non ha solo aperto le porte del carcere a persone innocenti, ha contribuito a sedare, con la benedizione di tutti i partiti allora presenti in Parlamento, la partecipazione all’elaborazione di nuovi progetti politici. In questa prospettiva il blitz del ’79 non solo ha tagliato fuori dalla vita politica una intera generazione, ha anche spento gli ultimi fuochi di rivolta giovanile, l’idea che sia possibile costruire un mondo migliore. Negli anni a seguire e sino a oggi, depennati gli inutili e pericolosi anarco-brigatisti, ai giovani è rimasta l’imbottitura dei piumini da paninaro e il ruggito sdentato di timide pantere. Oltre a una generale, sovrana indifferenza verso il destino comune. E per tutto questo non esiste risarcimento possibile».

Un po’ quel che successe nel luglio del 2001, sempre a Genova.

Ad maiora

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Andrea Casazza

Gli imprendibili

DeriveApprodi

Roma, 2013

Pagg. 491

Euro 25

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Non avrete il suo odio (e nemmeno il mio)

“Se vi odiasse vi farei un regalo. È quello che cercate, ma rispondere all’odio con la collera sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Volete che abbia paura, che guardi i miei concittadini con occhi diffidenti, che sacrifichi la mia libertà per la sicurezza. Partita persa. Il giocatore continua a giocare”. Antoine Leiris – poche ore dopo la strage – aveva diretto queste righe ai terroristi del Bataclan, quelli che le avevano portato via sua moglie Helene, lasciando lui e suo figlio Melvin da soli.

Ma soli non sono rimasti come dimostra la gara di solidarietà scattata tra le madri dell’asilo frequentate dal piccolo. È una delle parti più toccanti di “Non avrete il mio odio“, il libro di Leiris che da oggi è in vendita in abbinamento al Corriere della sera.

“Pochi comprendono perché sorvolo velocemente sulla situazione in cui Helene è stata uccisa. Mi domandano se ho dimenticato o perdonato. Io non perdono niente, non dimentico niente, non sorvolo sue niente e soprattutto non velocemente. Quando gli altri saranno tornati alla loro vita, noi continueremo a convivere con tutto questo per sempre”. 

Frasi dure e lucide che ti lasciano a bocca aperta sopratutto perché scritte nei giorni successivi al Bataclan. Ma d’altronde c’è chi usa il mitra. E chi le parole per difendersi. Anche dai luoghi comuni: “Si ha sempre l’impressione, quando si guarda qualcosa da lontano, che chi sopravvive al peggio sia un eroe. Io so di non esserlo. La fatalità ha colpito me, ecco tutto. Non ha chiesto il mio parere. Non ha cercato di sapere se ero pronto. È venuta a prendere Helene, e mi ha obbligato a svegliarmi senza di lei”.

Su Antoine Leiris, rimasto a fare da padre e da madre per il piccolo Melvil, pesa anche la paura del futuro: “Paura di non essere all’altezza di quello che ci si aspetta da me. Avrò ancora il diritto di non essere coraggioso? Il diritto di essere in collera. Di essere sopraffatto. Il diritto di essere stanco. Il diritto di bere troppo e di continuare a fumare. Il diritto di vedere un’altra donna, di non uscire più con nessun altra donna. Il diritto di non amare, mai più”.

Un libro davvero bello questo “Non avrete il mio odio“. Prendetelo e leggetelo. Per non dimenticare. Ma anche per guardare avanti, malgrado tutto.

Ad maiora 

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Antoine Leiris

Non avrete il mio odio

Pagg.120

Euro 8.50 (in vendita col Corriere della sera)

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A Casa Alto Adige a preparare prodotti benessere 

Ero l’unico uomo presente ieri sera a Casa Alto Adige di Milano per una serata dedicata al benessere.

Elena Nicoli, esperta di erbe officinali, ci ha spiegato come fare in casa, in pochi minuti, un amido doccia:

E pure uno scrub per le mani:

Stamattina ho usato il primo e mi sono trovato molto bene. Chissà se ciò mi fermerà domani sera dal portarmi a casa, dall’albergo dove dormirò, qualche prodotto-bagno…

Peraltro la serata di ieri sera è stata molto fortunata. Ho imparato a fare altre cose con le mani (oltre a digitare, a fare riprese e montaggio). Ho cenato, in un ambiente davvero confortevole, assaggiando le incredibili prelibatezze preparate dallo chef Manuel Astuto.  E in più sono stato estratto e ho vinto un week end in Alto Adige!

Ad maiora

30 anni da Chernobyl. Se ne parla stasera a Cesano Boscone

Stasera alle 21 modero un dibattito a Cesano Boscone (Sala delle carrozze, villa Marazzi, via Dante 47 ) sul trentennale del disastro nucleare alla centrale di Chernobyl, in Ucraina. Era il 26 aprile 1986 (anche se la notizia venne diffusa, con colpevole ritardo, dalle autorità sovietiche qualche giorno dopo). È infatti, come mostra questo video, il giorno dopo l’incidente, la vita proseguiva come se nulla fosse:

All’incontro parteciperanno: Alessandro Zanisi presidente di “Aiutiamoli a Vivere” Lombardia e Barbara Meggetto presidente di Legambiente Lombardia 

Non è la prima volta che animo iniziative di questo tipo, sia con gli ambientalisti sia con quanti aiutano i bambini bielorussi.
Purtroppo la sensibilità di molti (ma non di tutti – e questa è la cosa importante) va calando col passare del tempo. 

Ma quanto successo a Fukushima, dimostra che i problemi legati al nucleare non sono finiti.
E a proposito di Chernobyl, questo video di Vladimir Shevchenko, che morirà in seguito a lunga malattia causata dalle radiazioni, spiega come venne affrontata quella emergenza:

Spero di vedervi stasera.

Ad maiora