Una statua al giorno toglie la democrazia di torno

Nel 2006, alla morte per infarto del “padre dei turkmeni” Saparmyrat Niyazov, si era pensato che sarebbe finito anche il culto della personalità legato a questo vecchio oligarca comunista riciclato al nazionalismo sarebbe stato archiviato. Quanti hanno letto Bandiera arancione ricorderanno il mitologico libro scritto da Niyazov, il Ruhnama, poema epico diventato (a forza) la Bibbia (da affiancare al Corano) del Turkmenistan. Questo testo scientifico (“Libro dell’anima”) secondo il quale i turkmeni erano i protagonisti di tutte le principali scoperte della storia umana, era diventato libro di scuola, ma anche testo obbligatorio per diventare medici o per passare la prova (teorica) di scuola guida. Niyazov aveva cambiato i mesi dell’anno e della settimana, inserendo i nomi dei suoi parenti. E soprattutto questo genio della comunicazione (Piretto col suo volume Gli occhi di Stalin può suggerirvi il perché) aveva riempito il paese di sue statue. La principale della quali alta 12 metri e ruotante (segue il sole), nella capitale Ashgabat. Gli occhi di Niyazov, insomma. Mai fermi però.

Ma da queste parti, morto un dittatore se ne fa un altro. Con gli stessi difetti del primo.

Certo, il nuovo presidente Gurbanguly Berdymukhammedov non compare su tutte le banconote turkmene come il suo predecessore. Ma si sta dando da fare per sostituire il culto di Niyazov col suo e con quella della sua famiglia. Mettendo ad esempio, una statua di suopadre all’Accademica militare turkmena. Berdymukhammedov non è peraltro nuovo al culto (della personalità, anzi, delle personalità) dei parenti, culto pubblico ovviamente. A settembre una statua dedicata a suo nonno è stata scoperta nel villaggio natale di Yzgant. Alcuni grandi cartelloni pubblicitari di Niyazov sono stati sostituiti con quelli di Berdymukhammedov che ormai invade giornali e tv con le storie della sua vita (e di quella della sua famiglia). Non ha ancora eretto sue statue, ma ha dato alle stampe libri di medicina e di storia turkmena.

Finita l’Unione sovietica, il Partito comunista turkmeno è stato sostituito dal Partito democratico turkmeno. Il paese è formalmente una repubblica presidenziale, ma la carica è a vita. Il marxismo leninismo è stato sostituito dall’imposizione delle tradizioni: è vietato portare barbe e acconciature non tipiche del Turkmenistan (paese a larga maggioranza musulmana). Inutile dire che il paese è al centro dell’attenzione di tutte le organizzazioni che si occupano dei diritti umani per le ripetute violazioni. Lo scorso novembre Berlusconi ha annunciato, visti i buoni rapporti economici tra i due paesi, l’intenzione di aprire una nostra ambasciata in loco.

Ad maiora.

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