L’Europa di Prodi

Qualche nota a margine alla lectio magistralis di Romano Prodi nell’aula magna dell’Università Bicocca. La difesa a spada tratta fatta dell’Unione europea dall’ex presidente della Commissione ci convince. Occorre una voce sola e non 27 nanetti che vanno ognuno per i fatti suoi.
Parole sottoscrivibili. L’Europa, dice il Professore (carico e dimagrito), deve tornare ad essere un laboratorio politico per non trasformarsi in un museo. Giusto.
L’ex presidente pero’ nel finale del suo intervento finisce per spiegare perché questa Europa poi non piaccia. Interrogato da uno studente su una futura adesione della Russia all’Unione, Prodi risponde che al momento non e’ ipotizzabile. Poi, non richiesto, aggiunge che nemmeno per l’Ucraina e’ immaginabile una futura adesione. Qui pero’ casca l’asino.
La Russia non vuole entrare nell’Unione. L’Ucraina sì. Ragionevolmente anche dopo il voto pro Yanukovich. Quindi non si capisce cosa c’entri il paragone.
Prodi parla dell’Europa come sogno che rischia di finire nel cassetto. Non solo a Kiev

 

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