Caro ambasciatore, i gay non sono molli

E’ di ieri la surreale notizia che nella commissione del Senato americano che sta discutendo sull’omosessualità nell’esercito a stelle e strisce, il generale Usa Johan Sheehan abbia accusato il contingente olandese di stanza a Srebrenica, di aver consentito la strage di 8.000 musulmani perché composto da molti soldati gay.

Su quella pagina agghiacciante della storia europea si è già detto e scritto di tutto. Ricordo solo che nel 2002, a sette anni di distanza dall’eccidio il governo olandese rassegnò le dimissioni assumendosi la responsabilità (ma non la colpa) di aver consentito che le truppe di Mladic entrassero nell’enclave Onu per far strage di tutti i maschi dai 14 agli 80 anni (i loro corpi, messi nelle fosse comuni, furono anche più volte spostati, rendendo irriconoscibile gran parte delle vittime).

Nel 2006 quel battaglione di “coraggiosi” soldati olandesi fu comunque premiato dal ministro della Difesa olandese, con il sostegno della Commissione europea. Il generale francese che guidava il contingente Onu in Bosnia, Philippe Morillon, dal 1999 è europarlamentare (dell’Udf) ed è stato a sua volta premiato con la Legion d’Onore. I gay in questa vicenda insomma c’entrano poco.

Di questo si occupa oggi l’articolo di Sergio Romano che, parte dalla prima del Corriere della sera e occupa tutta pagina 15. Un pezzone nel quale l’ex ambasciatore ricostruisce l’eccidio ma finisce con una chiusa a mio avviso omofoba. Scrive Romano: «Piuttosto che puntare il dito sui soldati gay del contingente olandese converrebbe parlare di “Europa gay” dove gay, in questo caso, non significa omosessuale ma allegra, spensierata, molle e inconcludente». A beh, davvero una difesa d’ufficio di cui la comunità GLBT sentiva proprio il bisogno. Mi piacerebbe far conoscere alll’Ambasciatore amici gay che sono a volte anche tristi, spesso pensierosi, quasi mai “molli” e soprattutto mai inconcludenti.

Buona primavera a tutti.

Ad maiora

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