Morire di carcere

Ha dovuto morire per liberarsi definitivamente della sua prigionia. Se ne è andato così Angelo Musolino, cinquantunenne, recluso nel penitenziario di Bergamo, poi ristretto ai domiciliari e morto giovedì 25 marzo all’ospedale di Lecco. Nel maggio del 2009 aveva cominciato ad accusare problemi alla schiena che secondo le prime analisi mediche erano semplicemente dovuti a grumi di grasso o a un lipoma. Invano i suoi legali avevano chiesto approfondimenti. Alla fine del 2009 gli era invece stato diagnosticata una neoplasia polmonare («carcinoma polmonare non a piccole cellule con metastasi, epatopatia cronica HCV correlata”, secondo i medici del San Paolo), ormai inoperabile, che lo ha portato alla morte.

Qualche mese fa Angelo Musolino aveva fatto arrivare al blog http://urladalsilenzio.wordpress.com/ questa lettera: «Chi le scrive è un detenuto di 50 anni fino 20 giorni fa detenuto a Bergamo, ed ora messo agli arresti domiciliari. Circa 18 mesi fa fui sottoposto a visita della tubercolina e 5 giorni dopo mi fu detto che avevo contratto la broncopolmonite e non mi ero neanche accorto se ero acconsenziente a fare una cura a base di vitamine che sarebbe durata 6 o 7 mesi, ma siccome era molto pesante avrei dovuto stare sotto stretto controllo con esami del sangue e via dicendo. Io domandavo sempre alle infermiere e ai dottori come andava; e loro mi rispondevano sempre che se non mi dicevano niente era perché era tutto a posto. Se non che il mese di maggio 2009 mi usciva dalla schiena una pallina come da tennis causandomi dolori atroci. I medici prima mi dicevano che era una palla di grasso, poi un lipoma. Ma, mi creda, sentivo dei dolori atroci, e quando insistevo affinché mi venisse fatta una tac, mi rispondevano che c’erano altri prima di me, Fino a quando dietro insistenza del mio legale, del giudice, fui sottoposto prima di Natale ad una visita di un perito del tribunale di Lecco, dottor Tricomi, che così diceva: non era un lipoma, ma bensì una metastasi tumorale ad un polmone. E dopo due anni di non cure e malasanità si era trasformata in metastasi al lobo destro, carcinoma polmonare, non a piccole cellule, ma con metastasi ovunque, inoperabile. Io ora le chiedo che venga fatta giustizia e mi siano assicurate le migliori cure mediche. E che siano allontanati i signori dottori, che non hanno altro da fare di meglio che giocare a carte nell’infermeria e che paghino tutto il danno a me arrecato, nel caso anche procedendo penalmente. Certo di una sua presta e severa inchiesta, mi metta in condizione di essere curato. Ora mi trovo agli arresti domiciliari nella mia abitazione a Lecco. Prima mi trovavo a Bergamo, e ricoverato d’urgenza al San Paolo (Milano), effettuo chemioterapia presso l’ospedale Manzoni (Lecco). Faccio presente di avere scritto anche ad altri politici. Bastava approfondire gli esami (risonanza, tac, eccetera) nel mese di dicembre 2008, non un anno dopo, e cioè dicembre 2009. Adesso sto morendo. Ho perso 15 kg, non può aiutarmi nessuno per colpa della malasanità all’interno degli istituti penitenziari».
Sul caso, ha presentato un’interrogazione la deputata radicale eletta nelle liste Pd, Rita Bernardini che oggi dichiara: «Probabilmente quella di Angelo Musolino non verrà ricompresa – come tante altre – nel numero delle morti prodotte dal carcere, così da non appesantire le tristi statistiche frutto di un ambiente, quello carcerario, che – a termini di legge – non ha i requisiti minimi di abitabilità e a cui spesso si aggiunge, come in questo caso, la falce della malasanità e della malagiustizia. Angelo Musolino, detenuto in attesa di giudizio, non ha infatti beneficiato di una corretta ed adeguata assistenza sanitaria, il che ha probabilmente reso inevitabile il suo decesso. Sulla vicenda ho depositato qualche settimana fa una interrogazione a risposta scritta chiedendo al Ministro della Giustizia e al Ministro della Salute “quali iniziative intendano assumere per accertare se al signor Musolino sia stato consentito di sottoporsi tempestivamente a visite medico-specialistiche nonché di potersi adeguatamente curare e se nel caso di specie non sia stato negato al detenuto l’inalienabile diritto alla salute che appartiene ad ogni essere umano al di là dei delitti presuntivamente commessi”. Ho inoltre chiesto al Governo “quali iniziative intenda promuovere o adottare, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di assicurare che in sede di attuazione del riordino e del trasferimento delle funzioni in materia di sanità penitenziaria, siano tenute in adeguata considerazione le esigenze di assistenza dei detenuti che si trovano nelle condizioni del signor Angelo Musolino”. Al mio atto di sindacato ispettivo i Ministri interrogati non hanno ancora dato alcun tipo di riscontro, eppure dovrebbero sapere che le ripetute e gravi violazioni dei diritti delle persone private della libertà personale costituiscono di per sé una violazione grave e persistente di molte norme costituzionali nonché di tutti i più importanti principi ispiratori del nostro ordinamento giuridico».

Nel 2009 sarebbero morti “di carcere” 172 detenuti. Numeri (e mi fa tristezza persino scrivere questa parola per definire delle persone) non degni di un paese che si definisce civile.

Ad maiora

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