Il (temporaneo) ritorno di Fiammetta

La faccia sorridente, l’imbarazzo di fronte alle domande dei giornalisti e ai numerosi flash. L’abbraccio col figlio e con i genitori. È stato questo il primo ritorno a casa di Fiammetta Cappellini dopo il terremoto di Haiti. La responsabile dell’ong Avsi a Port au Prince a gennaio, quando il sisma ha raso al suolo la metà haitiana dell’isola, aveva dovuto rimpatriare il figlio, affidato alle cure dei nonni materni (bergamaschi).

L’immagine di lei che piange all’aeroporto mentre si separa dal piccolo Alessandro ha fatto il giro di tutte le televisioni italiane. Il classico bivio che deve affrontare chi fa del volontariato il proprio lavoro: doversi occupare degli altri, prima che della propria famiglia. Per Fiammetta, come ha ripetuto ieri, la scelta è stata inevitabile, ma ora ha annunciato la volontà di riportare Alessandro “a casa”, dove per casa si intende Haiti.

Dopo un can-can mediatico durato due settimane, l’informazione italiana ha dimenticato Haiti. Non così hanno fatto le organizzazioni non governative che, fortunatamente, continuano a lavorare per il prossimo anche lontano da politici e telecamere.

Avsi, giusto per fornire un esempio ha ad Haiti 9 espatriati (cooperanti, professionisti, aggiungiamo noi), e 125 persone di staff locale. Fiammetta Cappellini, rientrata per queste feste pasquali ha detto: «Sono impressionata dall’ordine che si vede qui. Contrasta moltissimo con la distruzione e il caos che ci sono ancora a A Port au Prince dopo il terremoto del 12 gennaio. Ringrazio tutti coloro che ci hanno sostenuto e ci stanno sostenendo per questa emergenza. Purtroppo non è ancora finita. Non ancora tutte le persone hanno un riparo dignitoso, e la vita della gente, specie la più povera, deve ancora riprendere».

Pensateci mentre siete in giro per queste vacanze pasquali.

Ad maiora

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