In morte di un operaio moldavo

Se un moldavo uccide qualcuno, nei titoli dei giornali la sua etnia viene di sicuro indicata. Idem se è romeno, albanese, ucraino. Meno se è svizzero e francese. Gad Lerner lo ricordava qualche giorno fa parlando all’incontro di Redattore sociale: troppo spesso gli elementi etnici, in Italia, finiscono nei titoli. Creando un clima avverso agli immigrati. A volte i giornalisti ci raccontano anche se una vittima di incidente stradale fosse più o meno in possesso del permesso di soggiorno, come se questo papier fosse  documentazione obbligatoria con cui presentarsi nell’aldilà.

Oggi L’Eco di Bergamo ci fornisce un esempio opposto. “Morto dopo due giorni l’operaio caduto da scala: organi donati” è il titolo che racconta l’ennesimo, drammatico, incidente sul lavoro, vera emergenza ignorata del Bel Paese. “L’incidente lunedì a Caravaggio: la vittima aveva 23 anni. Dopo un film confidò alla madre la disponibilità di donare”, l’occhiello che spiega anche il gesto di permettere ad altre persone di vivere. E ancora “L’infortunio in un cantiere. Il datore di lavoro: “Un bravo ragazzo, saremo vicini alla famiglia”.

Tutto triste e interessante. Peccato solo che da nessuna parte si dica che il ventitreenne operaio, vittima dell’incidente del lavoro e donatore di organi si chiami Maxim Brajin. Maxim era moldavo.

I suoi genitori hanno espresso il desiderio che la salma venga rimpatriata. Speriamo che a Caravaggio (città che vi accoglie con la scritta etnica Careas) qualcuno si ricordi di questo ragazzo venuto in Italia per lavorare e morto per questo.

Ciao Maxim, buon ritorno in Moldova. E  grazie.

Che la terra ti sia lieve.

Ad maiora

0 comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *