In morte di Riccardo Sarfatti

Seguo le sconfitte del centro sinistra a Milano e in Lombardia da quasi tre lustri e dunque conoscevo bene Riccardo Sarfatti, scomparso nella notte in un tragico incidente sul Lago di Como. Era un posto che amava e ricordo durante le regionali una gita in battello da Como a Menaggio nella quale mostrava orgoglioso la casa cui si stava dirigendo ieri, prima dello schianto.
Ho visto candidati non presentarsi nemmeno al primo consiglio e altri andare a lavorare per Ligresti qualche mese dopo la sconfitta.
Degli esterni scelti in questi anni dal centrosinistra per cercare di conquistare la regione che ha dato i natali sia al leghismo che al berlusconismo, Sarfatti e’ rimasto l’unico che ha continuato a fare politica. Forse perché era stato un imprenditore di successo, forse per indole, non aveva preso il cappello dopo la sconfitta. Una sconfitta contro Formigoni molto più dignitose di altre, prima e dopo, e anche contro avversari meno autorevoli.
Sarfatti si era impegnato in queste settimane a cercare di creare un’alternativa culturale, prima che politica alla destra che governa Milano dai tempi di Tangentopoli.
E’ morto di ritorno da un dibattito. Non era tra i relatori, ma tra il pubblico. E in questi anni mi era capitato spesso di incontrarlo così. Curioso anche solo di ascoltare le opinioni altrui.
Forse, venendo dalla società civile, alla fine non si era maj mischiato fino in fondo a quella classe politica che spesso fa il suo intervento e poi non ascolta nemmeno quanti parlano dopo di loro.
Ciao Riccardo. Illuminaci anche da lassù.

Ps. I funerali saranno lunedì alle 14.30 alla Basilica di Sant’Ambrogio.

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