Vita ad Haiti: l’arrivo a Port-Au-Prince

Il volo che collega Parigi ad Haiti (via Guadalupe) e’ pieno come un uovo. A parte qualche giornalista sono tutti cooperanti. Si fanno incessantemente la stessa domanda: sei qui per il colera? E la risposta e’ sempre affermativa.

L’allarme oggi sembra meno grave di ieri, ma un funzionario dell’Undp catapultato qui da non so dove mi ha detto che fermare un’epidemia di colera in un luogo come Haiti non sara’ facile.

Oltre ai palazzi crollati e le macerie ovunque, cio’ che salta all’occhio e’ infatti l’incredibile promisciuta’. Sembra di entrare in un formicaio e le macchine procedono a fatica, sia perche’ le strade sono messe malissimo, sia perche’ c’e’ gente ovunque. E pure rigagnoli d’acqua. E rifiuti.

E anche le tende sono ovunque.

Il traffico caotico di Port-au-Prince viene rallentato anche dai camion che fanno pubblicita’ ai candidati delle prossime elezioni presidenziali. Sono previste a fine novembre, ma la radio ha detto che potrebbero essere fatte slittare di un mese, causa colera.

Staremo a vedere.

Ad maiora.

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