Bahrein, torna in edicola il quotidiano d'opposizione. Ma sempre tensioni contro l'Iran

È tornato in edicola Al Wasat, il quotidiano d’opposizione del Bahrein cui le autorità del regime arabo avevano sospeso le pubblicazioni per “articoli contrari all’etica e alla professionalità”. Stava in sostanza, raccontando la repressione nel piccolo Regno dove soffia forte il vento della rivolta.

È tornato in edicola ma ha dovuto pagare un pesante tributo: il licenziamento in tronco del direttore Mansour Al Jamri, che nel 2001 aveva contribuito a fondarlo. Al suo posto il Consiglio d’amministrazione ha nominato Obaidli Al Obaidli.

Si chiude in questo modo la vicenda di questo quotidiano di lingua araba che rappresenta l’opposizione in Barhein (e che ha molta influenza sul mondo degli affari). Prima della sua nascita, nel Regno c’erano solo altri due quotidiani (Akhbar Al Khaleej e Al Ayam), entrambi filo-governativi.

I segnali contro il quotidiano d’opposizione in questi mesi non erano mancati. La mattina del 15 marzo, mentre i venti di rivolta si diffondevano anche al piccolo Regno del Bahrein, ignoti avevano dato l’assalto alla redazione del quotidiano, provocando danni. La distruzione dell’impianto tipografico aveva impedito l’uscita.

Il sito del quotidiano (http://www.alwasatnews.com/) aveva seguito passo passo le proteste anti-governative nell’arcipelago del Golfo Persico e aveva pubblicato articoli critici contro la repressione.

Nei giorni scorsi, prima le critiche per diffondere “falsità” e poi la – temporanea – chiusura.

Al Wasat – che ora verrà forse normalizzato –  ha vinto Arab Journalism Award nella sezione del giornalismo politico, del Dubai Press Club.

Mentre tutti abbiamo gli occhi alla Libia, la crisi da quelle parti non accenna a placarsi. Anzi.

È di oggi la notizia che le monarchie arabe del Golfo hanno espresso oggi profonda inquietudine per ciò che hanno definito interferenza iraniana nei loro affari interni, dopo che l’Iran ha criticato l’invio di truppe saudite nel Bahrein per aiutare la dinastia sunnita ad affrontare le proteste della maggioranza sciita della popolazione.

Una dichiarazione diramata alla fine di una riunione dei ministri degli Esteri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) ha respinto e severamente condannato le “continue ingerenze iraniane negli affari interni del Bahrein, in violazione di trattati internazionali”.

Sono state inoltre “condannate le accuse senza fondamento contenute nell’irresponsabile dichiarazione del Parlamento iraniano riguardante l’Arabia Saudita, che sono considerate una posizione ostile, un’interferenza e una provocazione”.

Il comitato per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano aveva affermato che Riad stava “giocando col fuoco” inviando truppe nel Bahrein. L’Arabia saudita e gli altri Stati del Golfo hanno affermato che le truppe sono state inviate in virtù di un patto di difesa comune del Ccg, organismo che riunisce Arabia saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati arabi uniti e  Oman.

Sono quindi a rischio le relazioni diplomatiche tra questi paesi e l’Iran, repubblica islamica sciita.

Il Bahrein è guidato da oltre due secoli dalla dinastia dei Khalifa, famiglia sunnita in un Paese dove il 70% della popolazione è sciita.

Ad maiora.

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