Addio a Elena Bonner

Quando una sera di qualche anno, controllando gli ultimi firmatari degli appelli per Anna Politkovskaja lessi il suo nome lanciai un urlo. Non pensavo che la potenza della rete mi potesse mettere in contatto con una persona del genere, una delle più coraggiose donne sovietiche.
Elena Bonner, e lo racconto con infinita tristezza, non è più tra noi. È morta negli Stati Uniti. Martedì ci sarà la cerimonia d’addio poi, cremata, sarà seppellita a Mosca al fianco di suo marito, di sua madre e dei suoi fratelli.
Era nata il 15 febbraio 1923 Elena. Da una famiglia che sarà spazzata via dalla follia staliniana: il padre fucilato nel ’38, la madre condannata per 7 anni ai lavori forzati.
Lei non si perse d’animo andò a vivere a Leningrado. Ebbe una famiglia che lasciò per l’amore della sua vita, Andrej Sakharov. Con lo scienziato che dapprima aiutò il suo paese alla costruzione della bomba nucleare e che poi si oppose con tute le sue forze alle sperimentazioni e all’uso delle testate, iniziò la sua battaglia per i diritti umani. Contestarono le repressioni sovietiche e furono confinati a Gorkij. Sakharov non poté così ritirare il Premio Nobel per la pace. Ai due fu poi consentito di emigrare. Sakharov fu riabilitato da Gorbaciov e fu eletto alla Dumas nel 1989, ma morì proprio quell’anno.
Elena tornò in Nord America, dove vivono i figli.
Quando due anni fa con Annaviva e Gariwo organizzammo a Milano iniziative per la libertà di stampa nella Russia di oggi, chiedemmo a Elena Bonner se voleva partecipare, ci disse che non stava bene e che avrebbe volentieri delegato l’incombenza a sua figlia. Tatijana Yankelevich, docente a Boston, ne ha preso infatti il testimone e chi ha partecipato agli incontri milanesi ricorderà la sua forza d’animo.
A lei vada un grande abbraccio.
A Elena un grazie. Dal profondo del cuore. Che la terra ti sia lieve.
Ad maiora

 

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  1. Grazie per questa e altre notizie che vanno in controtendenza. La notizia è triste, ma questa donna come altre della Russia, hanno una statura biblica, che valica i confini della loro nazione e della loro esperienza umana, pur ricca. Hanno qualcosa da dire non solo agli abitanti della propria nazione ma a tutti gli uomini e donne del nostro pianeta. Un poco alla volta la loro figura uscirà dai silenzi e si ingigantirà nel tempo e nello spazio, per arricchire le nostre menti e riempire i nostri vuoti di memoria ma anche di idee e di coraggio profetico. Grazie dell’accoglienza, Carlo.

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