Quella feroce gioventù che continua a uccidere senza un perché

«Quando si arriva a uccidere, non si uccide più il nemico – l’altro che ti ha “rubato” la ragazza e, di seguito, la ragazza che lui si è portato via – ma la ragazza che, lasciandoti, ti “ha rubato” la sicurezza, l’identità, un malinteso senso di proprietà. E il rispetto». Quando in questi giorni sentendo le cronache sull’ex fidanzato che ha ucciso la coppia di fratelli a Milano, mi è tornata alla mente questa illuminante frase del collega del Corriere della sera Cesare Fiumi.

Chi in queste ore si sta domandando quale sia il movente di quel, terribile, duplice delitto, farebbe bene a fare un salto in libreria a comprare “La feroce gioventù” (Dalai editore).

È un elenco di tante piccole e grandi violenze che hanno sconvolto (spesso giusto per il tempo di un tg) il nostro Paese negli ultimi due anni. Tanti delitti senza un perché, con gli immancabile amici “senza parole” che “non sanno darsi pace” come recitano i giornalisti seguendo un copione trito.

Fiumi accusa per quel che sta succedendo i genitori che non fanno più i genitori e gli insegnanti che non fanno più gli insegnanti. Per questi ultimi trova delle giustificazioni per come la politica li ha (mal)trattati negli ultimi anni: «Una catastrofe educativa di cui portiamo i segni vistosi, da quando il docente, il suo ruolo, è stato prima delegittimato, quindi ridotto a ramo secco da tagliare, evitando così, recita la leggenda, di aumentare le tasse. Lasciando in questo modo che insegnanti sempre più sconsolati e genitori frustrati e incontrollati se la vedano tra loro nell’ultima, melanconica, feroce lotta di classe».

Per i non-genitori, l’inviato del Corsera non trova scuse: «Storia di un vuoto. Cognitivo. Emotivo. Valoriale. Parole e significati considerati oggi ciarpame educativo che nessuno si prende più la briga di passare, di tramandare in qualche modo a ragazzi che a vent’anni sono già un catalogo di autostima arrugginita. Compito mancato per indolenza, per una sorta di accidia etica fatta di “chi me lo fa fare”, “ho tante cose a cui pensare” e alla fine “lui di arrangerà”. Troppi genitori incapaci di assumersi la responsabilità di esserlo sul serio, mica soltanto portando lo stipendio a casa, il figlio a scuola e la famiglia in vacanza».

I ragazzi, allo sbando, diventano così «anaffettivi e feroci» che passano «ore fatte di niente, passate a rimuginare le proprie frustrazioni», che finisce per diventare una «generazione orfana del concetto di responsabilità» che finiscono per dare fuoco al barbone o picchiare il “marocchino” per noia. Con danni difficilmente quantificabili: «In questa Italia declinante, interi pezzi di adolescenza e di gioventù si staccano dal comune sentire, da un’etica condivisa, e se ne vanno alla deriva come iceberg, ghiacciati dentro, senza un progetto e una direzione (da loro) prestabilita. Qui non c’entra la malavita organizzata, ma una “vita mala”, destrutturata di ogni condivisione e senza più colonna vertebrale etica, che si fa branco per appoggiarsi a qualcosa quando la noia di sé procura nausea».

Due sono le storie più toccanti che Fiumi racconta. La prima è quella del tassista milanese, ucciso a calci e pugni dopo aver investito involontariamente un cagnolino: «Luca è pacato, non alza mai la voce, ama le filosofie orientali, ha studiato il karma e la reincarnazione, è un non-violento e ha pianto quando, un mese prima, gli è morto un canarino. E adesso è addolorato per aver messo sotto le ruote del suo taxi quel cocker svitato, lasciato correre senza guinzaglio lungo il marciapiede e che, all’improvviso, ha deciso di attraversare di corsa la strada. Luca si è fermato, si è scusato con la padrona dell’animale. Dice con un tono mite: “Ripeto, mi dispiace molto, ma se lo aveste tenuto al guinzaglio…”. Lo dice a gente che non piangerà mai di dolore per la morte di un canarino, solo di rabbia per non saper ribattere una verità. Lo perde la sua sincerità, il fatto di essersi subito fermato e preoccupato. Lo perde quel suo essere ancora una persona lì, in largo Caccia Dominioni, dove i due mutanti si fanno avanti a pugni, calci e ancora calci e pugni. (…) “Sei nell’anima”, ha cantato Patrizia al suo Luca, per giorni e giorni, certa che lui l’ascltasse dal suo coma. Luca che abitava in via della Pace. L’indirizzo di una vita e del suo stile. È come se in largo Caccia Dominioni fosse andato in scena un martirio alla fine di una resa dei conti tra due mondi. Una resa dei conti che solo uno di questi mondi voleva, però».

L’altra storia è quella dell’infermiera spintonata e abbandonata a terra alla stazione Termini di Roma: «A Roma, non solo insulti ai carabinieri che vanno ad arrestare chi ha colpito per frustrazione e rabbia, ma solidarietà piena a lui, chi ha picchiato, da parte di amici (tanti) e parenti. Non importa se la vittima della sua aggressione è morta, dopo una settimana di ospedale: giù applausi e tifo a favore  per il ventenne “normale” del quartiere che sta per entrare in galera con l’accusa di omicidio preterintenzionale. E che, da sotto il cappuccio della felpa, mentre lo portano via, sorride, saluta, mostra di gradire. “Alessio ha sbagliato, ma può capitare”. Di colpire e di andarsene – lo racconta il filmato della telecamera, perché ormai le aggressioni te le puoi pure rivedere, sono uno spettacolo multimediale – senza neppure curarsi delle condizioni di salute di chi ha appena sbattuto a terra e che tra sette giorni morirà. “Se una femmina te attacca come un maschio perde il privilegio d’esse’ trattata da donna”, spiega il coro dei sodali. Sì, perché a morire stavolta è una signora, un’infermiera, Maricica Hahaianu, 32 anni, madre di un bambino di tre anni. Un bel salto di qualità. “E poi quella era romena, e si sa come sono i romeni”, scrive un altro tipo sul blog. Già, mica una donna quella, una persona, una madre».

Storie purtroppo dimenticate che raccontano invece un qualcosa che si è rotto fra varie parti della società italiana e che il duplice omicidio di Milano, ma anche quello di Desenzano del Garda stanno anche in queste ore dimostrando.

La speranza che Fiumi lancia nelle ultime pagine del suo libro e che raccogliamo è che siano gli stessi ragazzi a curarsi di questi loro coetanei allo sbando. Una rivoluzione colorata nel nostro Paese non potrà che passare da questa cruna dell’ago.

Ad maiora.

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Cesare Fiumi

La feroce gioventù

Dalai editore

Milano, 2011.

Pagg. 168

Euro: 16,50

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