Condanne a morte in Bielorussia? E chi se ne frega


Dall’ultima dittatura d’Europa arriva questa mattina la notizia della seconda condanna a morte eseguita in Bielorussia per l’attentato alla metropolitana di Minsk che costò la vita, l’11 aprile di un anno fa, a 15 persone.

A nulla sono servite le pressioni dell’Unione europea e delle organizzazioni per i diritti umani che avevano chiesto a Lukashenko di sospendere le condanne a morte. Tra i 15 stati emersi dal crollo dell’Urss, la Bielorussia è l’unica che continua con le uccisioni di Stato.

I risvolti e le motivazioni dell’attentato non furono peraltro mai chiariti. Le opposizioni hanno sempre sospettato fosse un complotto (in stile siriano per intendersi) per stringere ancora di più le maglie del regime.

Ieri è stato “giustiziato” Vladislav Kovalev. Oggi la tv di stato ha annunciato l’esecuzione anche del suo amico Dimitri Kanavalau.

C’è da dire che la stampa italiana in edicola questa mattina ha superato sé stessa, quanto a provincialismo e disinteresse.

Questo lo spazio dedicato all’esecuzione in Bielorussia di ieri:

Il Giornale: righe 0

Il Fatto: 0

Il Corriere della sera: 0

La Repubblica : 0

Il Sole 24 ore: 0

Il Giorno: 0

Vedremo se domani si accorgeranno della duplice esecuzione.

Ad maiora.

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