43 anni dopo. Il romanzo sulla strage di stato. Fatto a pezzi da un PDF

Tanti ottimi attori. Ben girato. Regista famoso.
Il tutto per fare – 43 anni dopo la strage di piazza Fontana – un film inutile, con un finale romanzato che manda in vacca anche parti interessanti della pellicola.
“Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana ha un solo grande merito.
Quello di aver spinto Adriano Sofri a scrivere un piccolo libro per confutare le assurde tesi del film (e del libro cui si è liberamente ispirato).
Un volume scaricabile (gratis e in PDF) dal sito:
http://www.43anni.it/

43 anni dopo questa mi sembra la principale novità.
La rete fa contro informazione, acchiappa e smaschera bufale ed errori.
Ad maiora.

Ps. Sofri nel finale del testo si chiede quali le reazioni del pubblico alla pellicola.
Ieri a Milano, alla fine, molti applausi.
Ma, si sa, ormai si battono le mani anche ai funerali.

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0 comments

  1. Diciamo che in parte sono d’accordo…io il film l’ho visto ieri e all’inizio, pur avendo letto tanti libri sull’avvenimento in questione, su Pinelli, su Calabresi, ho faticato a riconoscere nel capellone Bauscia Valpreda, per dirne una…e non parliamo del Moro profeta!

  2. P.s. il finale si intende romanzato perchè lo scambio di battute tra Calabresi e la moglie a proposito delle cravatte non è quello avvenuto in realtà?

  3. Di seguito, documento sui fatti di piazza Fontana, distribuito a Palermo in occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche de “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana.

    ***

    QUELLA STRAGE NON FU UN ROMANZO

    La memoria dei fatti di piazza Fontana dovrebbe essere un patrimonio collettivo ben piantato nelle teste e nei cuori di tutti gli italiani.
    Eppure, soprattutto tra i più giovani, la conoscenza delle circostanze legate all’orribile strage del 12 dicembre 1969 non è assolutamente scontata.
    Dietro a questa inconsapevolezza non ci sono soltanto i depistaggi e le tante menzogne che per anni hanno garantito l’impunità dei massacratori e dei loro complici, ma ci sono anche i vecchi e nuovi revisionismi della storia, le speculazioni di chi confonde l’opinione pubblica per promuovere una irrispettosa “pacificazione” tra vittime e carnefici.

    Quella di piazza Fontana fu una strage di stato. L’estrema destra fascista, con la regia dei servizi segreti italiani e americani, massacrò 17 persone e ne ferì 88. Si trattò del primo grande attentato terroristico (già preceduto da altre provocazioni simili) che inaugurò la strategia della tensione. In un momento di grande effervescenza della società italiana (si pensi alle proteste studentesche, alle lotte dei lavoratori, al profondo cambiamento culturale del paese), la risposta dello stato doveva essere durissima e spietata: creare un evento traumatico per terrorizzare l’opinione pubblica, trovare un capro espiatorio, criminalizzare l’opposizione sociale e soffocare le lotte di emancipazione attraverso una svolta autoritaria.

    Per questa strage furono subito incolpati gli anarchici. Giuseppe Pinelli, un compagno anarchico che di lavoro faceva il ferroviere, fu interrogato per tre giorni di seguito su disposizione del commissario Luigi Calabresi. La sera del 15 dicembre veniva scaraventato dalla finestra dell’ufficio di Calabresi, al quarto piano della questura di Milano. La polizia si affrettò a precisare, con una serie di palesi bugie, che si era trattato di un suicidio dettato dal rimorso. E invece, Pinelli era innocente, e gli anarchici con quella bomba non avevano proprio niente a che fare.

    La campagna di controinformazione promossa dagli anarchici, dalla sinistra extraparlamentare e da autorevoli figure della cultura e del giornalismo del nostro paese riuscì a stabilire la realtà dei fatti: la bomba l’avevano messa i fascisti per conto dello stato. Dopo un drammatico calvario processuale, l’anarchico Pietro Valpreda – accusato di aver piazzato la bomba – fu assolto.

    Anche se, dopo quarantadue anni, i veri colpevoli sono rimasti impuniti (perché difficilmente lo stato condanna se stesso), in numerose sentenze sono più volte emerse le chiare responsabilità e le oggettive complicità degli apparati dello stato e della manovalanza neonazista.

    Questa è la storia della strage di stato, e non ce ne sono altre.
    Una storia dannatamente vera.

    Individualità anarchiche
    Gruppo Anarchico “Alfonso Failla” – FAI Palermo

    c/o Spazio di Cultura Libert’Aria
    via Lungarini, 23 – Palermo

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