Lezione elettorale 2: marginalità della chiesa

Tra le novità della vittoria del Movimento Cinque Stelle c’è anche il fatto che è il primo movimento politico italiano che diventa primo partito alla Camera senza genuflettersi alle gerarchie ecclesiastiche.
Alle primarie del centrosinistra nel pantheon figuravano Giovanni XXIII e il Cardinal Martini, mentre la sconfitta dei centristi penalizza non solo l’ex dc Casini ma anche un Monti che andava e veniva da Otretevere, ottenendo l’apprezzamento dell’Osservatore romano.
C’era persino chi pensava che le (tuttora incredibili) dimissioni di Ratzinger da Papa influissero sulla campagna elettorale. Che invece si è fermata solo il giorno dell’annuncio e poi è proseguita come se nulla fosse.
Ora tra i parlamentari a Cinque Stelle ve ne saranno molti cattolici (o presunti tali, visto che i più qui sono battezzati dalla nascita).
Occorrerà vedere se manterranno quella divisione tra i poteri dello Stato Italiano e quelli della Chiesa. Assente dai tempi dei Patti Lateranensi, datati 1929, bissati parecchi lustri dopo (1984) dal compagno Craxi.
Da allora è stato introdotto l’imbarazzante 8 per mille.
Chissà se resisterà allo Tsunami.
Ad maiora

20130303-182705.jpg

0 comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *