La crisi e la ludopatia

Ricevo e volentieri pubblico queste riflessioni del collega e amico Sergio Calabrese sulla malattia del gioco, falsa soluzione per uscire dai guai.
Ad maiora

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Un morbo si aggira per la nostra penisola: il gioco d’azzardo. I più colpiti sono gli over 65, perlopiù pensionati con redditi da sopravvivenza. Il 30% della nostra popolazione è a rischio povertà e i pensionati con un reddito sotto i 1000 euro da qualche anno sono triplicati nel nord e raddoppiati nell’intero paese. L’Istat ci dice che una consistente parte della popolazione italiana è sempre più vecchia, disperata, povera e senza lavoro. Per combattere la crisi il pensionato over 65 tenta la fortuna alle slot machine e si gioca la sua anoressica pensioncina. In Italia ci sono ben 9 milioni di anziani vittime del gioco d’azzardo. Quest’anno le macchinette hanno bruciato 6 miliardi di euro. “Povertà fa povertà” recita un vecchio adagio popolare. Se i nonni o i padri (disperati) tentano la fortuna con il gioco d’azzardo, figli e nipoti -spesso senza un lavoro- rimangono privi della paghetta dei genitori o dei nonni e “producono” altra miseria. Sono tante le storie di ordinaria disperazione dovute al demone del gioco in un paese ormai al collasso. Fabbriche chiuse, cassa integrazione, disoccupazione al 13% e tensione sociale, danno l’immagine di un’Italia senza speranza. In questo scenario l’unica attività che non conosce crisi sembra quella del gioco d’azzardo. Slot machine, sale gioco e “gratta gratta” sono per molti la chimera per affrancarsi dalla miseria. Ma è una pia illusione, perché si sa, vince sempre il banco. In Italia le persone disperate che tentano di rimpinguare il magro assegno mensile sono quasi 2 milioni. Nella maggior parte sono individui affetti dalla “ludopatia” (l’ossessione irrefrenabile per il gioco d’azzardo). Una vera piaga che si sta allargando in modo preoccupante. Solo quest’anno i pensionati over 65 hanno speso circa 6 milioni di euro. “Il gioco non ha età” è il nome del recente dossier che la Fipac-Confesercenti (la Federazione italiana pensionati nel commercio) ha reso pubblico. Un documento allarmante che fotografa un fenomeno sempre più in crescita. Dal dossier emerge che il pensionato malato di gioco si “fuma” alle macchinette, bingo e poker on line, 3000 euro l’anno, circa 250 euro al mese su una pensione media di 750 euro mensili. Sono numeri che fanno riflettere. In questo scenario chi ha una pensione sicura diventa un sostegno fondamentale per figli e nipoti senza un’occupazione. Sempre l’Istat ci dice che gli anziani ogni anno contribuiscono con ben 4 miliardi di euro delle loro pensioni per sostenere i figli e nipoti; una sorta di ammortizzatore sociale. Il paradosso è che la maggior parte dei beneficiari di queste somme a loro volta tenta la fortuna alle diaboliche macchinette sperando di risollevare le magre finanze. Ma spesso, anzi sempre: “rien ne va plus.” Tutto è perduto! Domani sarà un altro giorno di ordinaria miseria. Si crea così un corto circuito dal quale è difficile uscirne. Gli unici vincitori sono le organizzazioni criminali che gestiscono il grasso e grosso affare delle sale da gioco, slot machine comprese. Sul territorio italiano ci sono 350 mila macchinette, 250 sale bingo e 58 mila tabaccherie dove il pensionato rouge e noire può tentare la fortuna anche nel bar tabaccheria sotto casa. Il giro d’affari che ruota attorno al gioco d’azzardo vale 700 miliardi di euro. Di questa valanga di euro allo Stato andrà soltanto il 12 per cento. C’è una sorta di schizofrenia; da una parte la ludopatia è riconosciuta come un disturbo del comportamento; una specie di tossicodipendenza che spesso si trasforma in un problema di salute pubblica, e nello stesso tempo lo Stato concede licenze per incrementare il numero delle slot machine nel paese perché ha bisogno di fare cassa. Le regioni con la più alta percentuale di macchinette sul proprio territorio sono la Lombardia (ne ha ben 1.211) e il Lazio con 761. Seguono la Campania (661), l’Emilia Romagna (533), Piemonte (459). La regione dove si gioca di più è il nord della penisola, Lombardia in testa con la provincia di Pavia sul podio. Il gioco d’azzardo al tempo della crisi globale diventa così l’ultima spiaggia per il pensionati e disperati. Ma non sempre si gioca per bisogno. Alcuni si avvicinano alla pratica del gioco per socializzare, oppure per uscire dalla noia del vivere. Innumerevoli sono le storie di ordinaria miseria esistenziale di molti pensionati che trovano nel gioco un modo per affrancarsi anche dalla solitudine. Esiste -dicono gli esperti che da qualche anno stanno osservando il fenomeno- una stretta relazione tra l’invecchiamento della popolazione, l’attuale crisi economica che sta stritolando il nostro paese e il gioco d’azzardo. Le tante sale gioco e i “compra e vendo oro” che sino a qualche mese fa comparivano dal mattino alla sera nelle nostre città sono il sintomo di un’economia gravemente malata. Sono tantissime le testimonianze raccolte nel dossier della Federazione pensionati della Confesercenti. Persone cadute nella trappola del gioco dalla quale non riescono più a uscirne. “Il gioco d’azzardo-racconta Giuseppe- ti devasta la mente e il fisico. Vivi la tua esistenza quotidiana in un continuo shock, perdendo il senso della misura”. “Il gioco d’azzardo- dice la 73enne pensionata Rita- è come una droga. Dopo un po’ ti rendi conto di essere una tossica. Non puoi più fare a meno della dose quotidiana di adrenalina legata al rischio”. “Il suono e il luccichio delle macchinette sono come le sirene di Ulisse che ti ammaliano con la promessa di risolvere ogni tuo problema di sopravvivenza”. “Purtroppo- conclude la pensionata Rita- nel gioco d’azzardo vince sempre e ovunque il banco”. E ancora il dossier racconta di chi giocandosi tutto in una sala giochi, per sopravvivere, è costretto a rubare il cibo in un supermercato. Col tempo s’instaura un meccanismo perverso: meno soldi possiedi e più spendi nelle scommesse. Il rischio è di cadere in mano a persone senza scrupoli, sempre presenti in questi luoghi, disponibili a prestarti qualche somma di denaro con percentuali da usurai. E infine c’è chi addirittura per giocare alle macchinette ravana nel salvadanaio del proprio figlio e gli porta via tutti i suoi piccoli risparmi. In seguito questo papà che “zanzava” i risparmi del figlio è stato denunciato dalla moglie alle forze dell’ordine.
Sergio Calabrese

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