Turismo dell’orrore: le gite sui luoghi di delitti e disastri

Cosa unisce il piacere di viaggiare alla voglia di andare a vedere il luogo dove è avvenuta una tragedia? E’ questa la domanda da cui è partita Martina Sangiovanni per la sua tesi alla Statale di Milano. Perché in tanti vanno a scattare foto delle case nei quali si sono consumati delitti molto mediatizzati? O vanno a farsi selfie con lo sfondo il relitto di una nave?

La Sangiovanni affronta questa tematica complessa in modo non banale. Partendo dall’attrazione che la morte da sempre esercita sull’essere umano, ricordando quanto accadeva al Colosseo, ai tempi dell’Impero romano. Nell’analisi su quanti oggi intraprendono il turismo dell’orrore vengono proposti varie categorie di persone: presenzialisti, persone a caccia di nuove emozioni e semplici curiosi, che vogliono “toccare con mano” quanto hanno visto in tv. La studentessa divide ulteriormente il turismo dell’orrore, tra quello del disastro e quello dei delitti. Nel primo caso c’è più spesso mera curiosità morbosa. Nel secondo, una sorta di partecipazione a un lutto. Magari solo mediatico. Ma mediatica è la società nella quale viviamo.

Ad maiora

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