Visitare Cuba: la Penisola di Zapata e Cienfuegos

Ci svegliamo alle 5.30. La signora della casa particular (rammaricata per la disavventura capitata ieri per un tassista, indicato da lei) è già in piedi a prepararci una veloce colazione. Alle 6 viene infatti a prenderci un nuovo tassista (chofer). Questo, a differenza di quello di ieri, ha una vecchia Fiat Uno, senza aria condizionata e senza musica. Il mezzo è comunque efficiente.

Fuori albeggia.

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Per strada, nei paesini di campagna che incontriamo molti stanno andando a lavorare nei campi: coi bus, camion, in bici ma soprattutto a piedi o a cavallo.

Alcune scene sembrano delle foto di fine Ottocento.

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Il tassista guida veloce e sfioriamo alcune galline, cani, e persino falchi che attendono prede in mezzo alla strada. Rinuncio all’idea del pisolino in auto…per non svegliarmi a causa di un investimento.

Una volta raggiunta la Baia dei Porci, o meglio Playa Giron, sulla strada incrociamo tanti giganteschi granchi. Il tassista si ferma per prenderne uno da farci fotografare.

Questa via lungo il mare è bella, ma fino a qualche anno fa qui doveva esserci natura incontaminata. Peccato.

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Arriviamo alla riserva naturale della Cienaga de Zapata dieci minuti prima delle otto. Chiediamo, come suggeritoci ieri, di Mario, il responsabile delle visite nella riserva. Arriva dieci minuti dopo le otto e col suo cappellone e un bel sorriso che rassicura: oggi vedremo la palude di Zapata. Ci spiega dove sono i punti di osservazione: nel bosco e lungo la palude. Ci consiglia quest’ultima: anche se non è periodo dì migrazioni avremo la possibilità di vedere molti uccelli.

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L’accesso alla Riserva costa 10 Cuc a testa, più 10 Cuc da dare alla guida. E 35 Cuc (ossia dollari) all’autista della Jeep autorizzata a varcare questo luogo protetto.
Paghiamo il dovuto e ci avviamo. La jeep è aperta e quindi si può vedere tutto, come in un safari. E poi sia l’autista che la guida sanno esattamente dove fermarsi per vedere gli uccelli.

Nonostante la loro maestria solo Francesca, nel bosco che precedere la palude, riesce a individuare il tocoroco, l’uccello simbolo di Cuba perché ha i tre colori del bandiera nazionale.

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La strada lungo il bosco è piena di altri giganteschi granchi rossi che fuggono, mostrando aggressivi le chele, al nostro passaggio. Lungo la palude troveremo tante carcasse dei medesimi animali. I falchi infatti li catturano e per non farsi pungere li lasciano cadere dall’alto e li fanno fracassare al suolo. Poi comodamente se li mangiano. Vediamo anche noi un falco, immobile sull’albero, sia all’andata che al ritorno. Ci ignora bellamente.
Chi si muove sono invece centinaia di fenicotteri rosa che popolano la palude. Hanno un colore così intenso che li si vede da lontano.

fenicotteri rosa

A poca distanza da uno dei punti di osservazione, due canarini hanno nidificato e nutrono i loro piccoli davanti alla lente della nostra macchina fotografica. È la prima volta che li vedo fuori da una gabbia. Non stanno fermi un attimo. Immagino come possano vivere nelle nostre “prigioni”.

canarino pronto a dar da mangiare ai figli
La palude è veramente maestosa e molto rilassante. Per fortuna la visita inizia presto (prima delle 9) perché quando finiamo (verso le 12) il caldo comincia a farsi sentire.

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Nel complesso, questa visita alla Cienaga de Zapata è stata una delle miglior cose viste qui a Cuba. Insieme alla Valle de lo Ingenios, a cavallo e in treno, allo snorkelling di ieri, al tramonto sul Malecon de L’Avana , al ballo per strada a Santa Clara e a Trinidad, è una delle cose per cui vale la pena attraversare l’Oceano e sopportare le disavventure cubane.
Sulla via del ritorno beviamo Miranda, bevanda all’arancio che colora la lingua. Buona ma un po’ chimica.

Paghiamo il nostro tassista 70 Cuc. Stesso prezzo di ieri. Ma oggi siamo molto soddisfatti!
Nel tardo pomeriggio andiamo a passeggiare fino a Punta Gorda, una penisola nella quale finisce Cienfuegos. Qui ci sono le case e le ville più belle che abbiamo visto a Cuba. Se passate da queste parti, cercate una casa particular qui. La passeggiata dal centro a qui è lunga (noi siamo in Calle 52 e si arriva fino a calle 0) ma piacevole. Salvo il perenne clacson dei taxi o scampanellio dei bici-taxi che ti offrono incessantemente un passaggio. Sulla baia osserviamo un po’ di cormorani che si tuffano in acqua per pescare.
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Sulla via del ritorno una grande ciminiera che butta fuori fumo nero rende il panorama un po’ triste.

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Ceniamo nella casa particular. … Ci prepara molte delle solite pietanze ma questa volta c’è moros y cristianos, riso bianco e fagioli neri (quelli da noi noti come messicani): davvero super. Molto buono anche l’avocado: aguacate si dice in spagnolo, lo sentite gridare dal venditori per strada, insieme a pina (ananas), guaiava (guiva), palatanos (banane) e mango. Si mangia molta frutta qui a Cuba.

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La cena fila via liscia con la padrona di casa che racconta (soprattutto a Francesca che parla bene spagnolo) le disavventure quotidiane fatte di doppia prenotazione, via telefono e via mail (cui lei accede ogni tanto, e a caro prezzo).

Ad maiora

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