Idioti, sanguinari e malvagi

L’abbattimento del bestiame infetto richiede una certa preparazione: il trasporto, la raccolta nei macelli, l’intervento di personale qualificato, lo scavo delle fosse.

Chi aiuta le autorità portando le bestie malate al mattatoio o catturando gli animali in fuga, non lo fa perché odia vacche e vitelli, ma per istinto di conservazione.

Allo stesso modo, quando a finire macellati sono gli esseri umani, molti esseri umani, la gente non viene mai sopraffatta da un odio sanguinario per i vecchi, le donne e i bambini destinati allo sterminio. Per questa ragione anche la campagna per il massacro su larga scala di esseri umani abbisogna di una preparazione adeguata. L’istinto di conservazione non basta, occorre risvegliare nella massa la repulsione e l’odio.

Fu proprio in questo clima di repulsione e di odio che venne pianificato e compiuto lo sterminio degli ebrei ucraini e bielorussi. Tempo addietro, sempre risvegliando e aizzando la furia delle masse, su quelle stesse terre Stalin aveva già messo in atto la sua campagna di eliminazione di kulaki e lo sterminio dei seguaci di Trockij e Bucharin, sabotatori e deviazionisti.

L’esperienza insegna che, durante campagne simili, la maggioranza obbedisce ipnoticamente ai voleri di chi comanda. C’è, poi, una minoranza ristretta che fomenta l’iniziativa: idioti convinti, sanguinari e malvagi, oppure gente interessata al proprio tornaconto, ad appropriarsi di cose e case altrui o di posti vacanti. Sebbene atterriti dal massacro in corso, molti, quasi tutti, nascondono ciò che sentono non solo ai familiari, ma anche a se stessi, e riempiono le sale dove si illustrano le campagne di sterminio. E per quanto frequenti siano gli incontri e ampie le sale, la tacita umanità del voto non viene quasi mai violata. Ancora più raro è, ovviamente, il caso in cui, alla vista di un cane rabbioso, qualcuno decida di non distogliere lo sguardo dagli occhi supplichevoli dell’animale e di prenderselo nella casa in cui vive con moglie e figli.

Ma qualche esempio c’è stato, nonostante tutto.

Vassilij Grossman, Vita e destino, Adelphi

Ad maiora

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