Riscrivere il passato (russo)

Per i russi la storia è un tema assai delicato. Certo, lo è un po’ per ogni popolo. La tentazione di rappresentare il passato in modo tale che giustifichi il presente è molto forte per i potenti di tutto il mondo. Ma sono pochi i Paesi in cui la riscrittura della storia in favore di chi è al potere ha una tradizione così radicata come in Russia. Stalin a suo tempo fece cancellare i suoi rivali politici dalle fotografie ufficiali in cui comparivano accanto a lui o a Lenin. E nella Nuova Galleria Tret’jakov il visitatore incuriosito può ancora ammirare dipinti a olio del realismo socialista in cui certi volti appaiono curiosamente fuori fuoco, o si aprono inspiegabili vuoti tra i protagonisti di un ritratto di gruppo.

In Russia gli scontri sul passato sono piuttosto aspri, e costanti.

Dopo la sanguinosa seconda guerra mondiale, in cui morirono cinquanta milioni di cittadini sovietici, Stalin fece ricostruire la storia del massacro in base alle menzogne a lui più opportune. Fu vietato parlare degli errori della sua condotta, per esempi del numero di vittime civili che si sarebbero potute risparmiare a Stalingrado e a Leningrado se il gran capo del Cremlino non avesse proibito l’evacuazione delle due città. Non si poté menzionare troppo spesso il maresciallo Zukov, il più importante stratega dell’Armata Rossa e il reale artefice della vittoria, perché avrebbe messo in ombra il ruolo del dittatore. Per ovviare a tale inconveniente, fu diffusa la leggenda che ogni battaglia l’avesse pianificata Stalin in persona.

La morte del dittatore e il processo di destalinizzazione dettato da Chruščëv lasciarono a molti un retrogusto sgradevole. I poemi eroici del tempo di guerra tanto cari a Stalin spesso non corrispondevano alla realtà, mentre si tralasciavano le effettive gesta eroiche dei singoli perché la maggior parte di quei protagonisti non godeva dei favori del signore del Cremlino. Nell’era del disgelo i racconti di imprese leggendarie poi si offuscarono sensibilmente, e la cosa a molti non piacque. Anche questo fu uno dei motivi che portarono alla destituzione di Chruščëv. Non appena ebbe luogo, si procedette all’ennesima riscrittura della storia. Con effetto retroattivo Stalin tornò a essere il capo che aveva reso grande l’Unione Sovietica mentre Chruščëv fu accusato di aver sminuito il Paese nel tentativo di offrire al popolo una vita un po’ più dignitosa. Evidentemente la dignità umana e le leggende eroiche non erano conciliabili nelle menti dell’elite sovieticabche cacciò il successore di Stalin. A contare era il mito, non la vita umana. Chruščëv dovette perciò a propria volta essere sminuito, screditato. Lo si rappresentò come un misero contadino dalla mentalità ristretta,  per contrapporlo meglio a Stalin, raffigurato come un grande capo dalle doti eccezionali. Nessuno arrivò a occultare del tutto le sue nefandezze, ma si cercò di giustificarle in base alle circostanze dell’epoca.

Con Gorbačëv ed El’cin gli storici ebbero molte possibilità di esprimersi. Le numerose falsificazioni sul passato vennero sottoposte a forti critiche, si aprirono gli archivi, rendendo possibili nuove ammissioni sui crimini contro le persone. Se ne poté parlare, scrivere, si poté discutere dell’argomento e girare film e documentari al riguardo. Molti tra coloro che per decenni avevano taciuto finalmente si decisero a parlare.

Ma la storia russa è imprevedibile. Con l’ascesa al potere di Putin e del vecchio staff del Kgb tornò di moda lo sport preferito dai russi, ovvero la riscrittura della storia. Gli anni dei timidi tentativi di instaurare un governo democratico furono definiti caotici, la guerra contro la Cecenia divenne una “operazione antiterroristica” e Stalin fu di nuovo riabilitato dall’inferno in cui era giustamente relegato sotto Gorbačëv ed El’cin. I libri scolastici in cui si descriveva il suo vero comportamento sparirono dalla circolazione. Nel giorno del sessantesimo anniversario della vittoria sulla Germania nazista, sotto gli occhi di Putin e del suo seguito, Medvedev incluso, una schiera di giovani danzò con indosso divise stile anni trenta, come se il Terrore staliniano, le repressioni di massa e la fame nera non fossero mai esistiti. 

L’ultimo colpo di scena di questa carnevalata se lo è però riservato il presidente Medvedev, il quale ha creato l’ennesima commissione con il compito di bloccare tutto ciò che possa ledere il buon nome del passato russo. Vale a dire che ora gli unici a cui è consentito di falsificare la storia a proprio piacimento sono gli esponenti della élite politica.

Susanne Scholl

Russia senz’anima?

Zandonai, Rovereto 2011
Ad maiora 

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