Il cuore del potere di Raffaele Fiengo

La storia del Corriere della sera raccontata da Raffaele Fiengo

Premetto subito che recensire un libro di Raffaele Fiengo significa per me darci di vanga sui ricordi del passato. E annuncio subito che non potrò essere obiettivo perché Raffaele è stato uno dei miei maestri. Tanto che una piccola barchetta in legno fatat a mano che mi regalò qualche secolo fa, è appoggiata sulla tomba di mio padre.

Chiarito tutto ciò il libro Il cuore del potere è una lettura davvero istruttiva per i tanti che fanno presto a dimenticare quel che è accaduto in questo paese pochi anni fa. Proprio nei giorni in cui si riaffaccia alla ribalta Berlusconi è interessante tornare infatti a rileggere le storie dell’assalto piduista al Corriere della sera.

Già perché è proprio intorno alla vita del Corriere che si incentra il libro di Raffaele Fiengo. Uno che al Corriere ha dedicato tutta la sua vita. È stato per anni sindacalista in redazione e quando l’ho conosciuto io curava la Terza Pagina (e dei fantastici inserti dedicati a Scuola e Università coi quali iniziò la mia – breve – stagione al giornale di Via Solferino).

Il volume è da un lato un’interessante storia del giornalismo italico (Raffaele insegna da anni Linguaggio giornalistico all’Università di Padova). Dall’altra uno spaccato delle lotte sindacali nelle redazioni. È dalle battaglie per difendere la libertà di stampa al Corriere che nasce quella norma (poi adottata nel Contratto giornalistico) che prevede che le redazioni diano un parere (pur non vincolante) alle nomine dei direttori (che devono presentare un piano editoriale, sul quale si esprime – con voto segreto- il corpo redazionale). È qualcosa che non accade in alcuna altra categoria professionale.

Fiengo in quegli anni (parliamo del 1973) fece anche di più, creando con altri colleghi una Società dei redattori che acquistò alcune azioni del Corriere per potere intervenire nelle assemblee dei soci. Alcune delle conquiste sindacali ottenute allora sono ancora in vigore in Via Solferino.

Le parti più emozionanti del libro sono sicuramente quelle della stagione della direzione di Piero Ottone. Nella quale compaiono tanti contributi di Pier Paolo Pasolini. Il più famoso di tutti (Io so) rimase 40 giorni chiuso in un cassetto, finché non fu trovato un testo da contrapporgli (Io credo, di Giuseppe Prezzolini, testo non passato peraltro alla storia).

Le parti più terribili quelle della direzione Franco Di Bella con l’influenza piduista sulle scelte editoriali. Impressionanti le pagine dedicate al ruolo dei militari durante il terremoto dell’Irpinia. L’elemento che fa riflettere, è che – come ripete più volte Raffaele Fiengo nel libro – nessuno si accorse dell’inquinamento sotterraneo che stava inficiando l’autorevolezza del Corriere. Autorevolezza che non ebbe mai L’Occhio di Maurizio Costanzo di cui viene pubblicata la prima pagina (durante il sequestro brigatista del giudice D’Urso) nel quale – prima dell’intervento di un coraggioso redattore – si invocava lo stato di guerra per sconfiggere il terrorismo. Nel volume Fiengo ripubblica anche la paginata del Corriere nel 21 maggio 1981 nella quale vengono elencati  – uno attaccato all’altro – i 963 nomi degli iscritti alla Loggia P2. Un modo per dare la notizia ma renderla illeggibile.  Non a caso il direttore che gestì la fuoriuscita dalla palude piduista – il grandissimo Alberto Cavallari – decise di affidarsi alle cronache delle agenzie di stampa per raccontare quel che stava accadendo. Così spiega Fiengo: “Per decisione del nuovo direttore, e con il consenso dell’organismo rappresentativo dei giornalisti, questo lavoro quotidiano fu svolto dall’Ansa, in quanto la si riteneva più libera, non condizionata, rispetto allo stesso Corriere della Sera“. Detto così sembra una cosa normale, ma sapendo quanto sia forte l’orgoglio di chi scrive in Via Solferino quella è stata sicuramente una scelta difficile, fatta in tempi in cui è stata davvero a rischio la vita del quotidiano.

Nel libro Fiengo racconta anche delle dimissioni nel 2003 di Ferruccio De Bortoli, arrivate dopo mesi di pressioni politiche. Non a caso, una frase di commiato dell’ex direttore compare sulla quarta di copertina del Cuore del potere: “Il Corriere è una delle pochissime istituzioni di garanzia di questo paese… La libertà di informazione è vista con insofferenza crescente”. Considerazioni valide anche qualche lustro dopo.

Insomma, un saggio che è un po’ una biografia, ma che permette di scoprire e non dimenticare quel che ha rappresentato (e tuttora rappresenta) il Corriere della sera per il nostro paese.

Ad maiora

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Raffaele Fiengo

Il Cuore del potere

Chiarelettere

Pagg. 393

Euro 19

 

 

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