Carl Maria von Weber e Alexandre Dumas

Insomma, si riconosceva, in quella ragazza, la vergine che un nonnulla aveva fatto diventare cortigiana, e la cortigiana che un nonnulla avrebbe fatto diventare la vergine più amorosa e più pura. C’erano, in Marguerite, fierezza e indipendenza: due sentimenti i quali, offesi, hanno la forza di fare quello che fa il pudore. Io non riuscivo più a parlare: sembrava che la mia anima fosse tutta nel mio cuore, e il mio cuore tutto nei miei occhi.

«Così», riprese improvvisamente, «eravate voi a chiedere notizie quando ero ammalata?». «Sì». «Ma è una cosa bellissima! Che posso fare, per ringraziarvi?» «Permettetemi di venirvi a trovare ogni tanto.» «Quando volete: dalle cinque alle sei e dalle undici a mezzanotte. Gaston, suonatemi l’Invito al valzer.» «Perché?» «Prima di tutto per farmi piacere, e poi perché non riesco a suonarlo.» «Cos’è che trovate difficile?» «La terza parte: il passaggio in diesis»

Gaston si alzò, si sedette al piano, e cominciò a suonare quella meravigliosa melodia di Weber, il cui spartito era aperto sul leggio. Marguerite, con una mano appoggiata al piano, guardava lo spartito, seguiva con gli occhi ogni nota che accompagnava piano piano con la voce, e quando Gaston arrivò al passaggio che gli aveva indicato, canticchiò, facendo scorrere le dita sulla sommità del pianoforte: «Re, mi, re, do, re, fa, mi, re:  ecco quello che non riesco a fare. Ricominciate».

Gaston ricominciò, pii Marguerite gli disse: «Ora fatemi riprovare».  Si mise al suo posto, e suonò, ma le sue dita ribelli si sbagliavano sempre sulle stesse note. «È assurdo», disse, con accento infantile, «che non mi riesca suonare questo passaggio! Non ci crederete, ma qualche volta ci provo fino alle due del mattino! E quando penso che quell’imbecille del conte lo suona senza spartito, e magnificamente, divento furiosa contro di lui.»

E ricominciò, sempre con gli stessi risultati. «Al diavolo Weber, la musica e i pianoforti!», esclamò, scaraventando lo spartito da un capo all’altro della stanza. «È mai possibile che non riesca a fare otto diesis di seguito?».

Alexandre Dumas, La signora delle camelie

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