John Fante e Cole Porter

Tornai al bungalow, mi tolsi i pantaloncini e mi gettai sotto una doccia fredda. Mi asciugai, mi vestii, chiusi la porta del cottage e uscii. Dall’altro lato della strada, alcuni bagnanti stavano scendendo lungo il ripido viottolo della scogliera. Traversai la strada e salii per il viottolo. Arrivai in Ocean Avenue, alla fermata dei tram. Presi il tram in partenza e tornai in albergo.

Mentre giravo la chiave nella toppa, sentii la radio suonare dall’altra parte del corridoio. La canzone era Begin the Beguine.

Entrai in camera, mi tolsi i vestiti e mi infilai l’accappatoio. Ormai era quasi buio, buio, solitario ed erotico. Uscii, attraversai il corridoio e bussai alla sua porta. La radio si spende e lei disse: – Avanti.

Aprii la porta.

Era stesa a letto con una sottoveste rosa, stava ancora leggendo Nana. La sua espressione si fece corrucciata.

  • Che vuoi?
  • Scopiamo, – dissi.

John Fante, Sogni di Bunker Hill, 1982.

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