Author Archives: Andrea Riscassi

Myrtos Beach a Cefalonia

Visitare Cefalonia: Myrtos Beach

Sembra esserci più sole di ieri anche se il vento non accenna a diminuire.
Dopo essere andati ieri verso sud (verso Poros) oggi puntiamo a nord, con l’obiettivo di raggiungere Fiskardo.
In realtà ci fermiamo prima.
Sulla strada lungo il mare ci sono i lavori in corso che ci permettono di osservare dall’alto la spiaggia di Myrtos, considerata una delle più belle del Mediterraneo.

Myrtos Beach
Decidiamo di scendere subito da lei!
Giù c’è bandiera rossa e tanto vento. I cavalloni del mare sono divertenti ma fa abbastanza freddo. Ci mettiamo come lucertole al sole…

Spiaggia di Myrtos
Niente ombrellone oggi. Qui a differenza di ieri la spiaggia è di sabbia e c’è una parte libera. Ogni volta che esce il sole proviamo a giocare con le onde. A pranzo panini e gelati nel baretto sulla spiaggia. Super attrezzato e affollato.
Giochiamo un po’ con le onde finché ci stufiamo del tanto vento e, pur tristi di lasciare questa meravigliosa spiaggia, torniamo al nostro studios.

Io vado a correre e in fondo a Sami trovo una bellissima Taverna, circondata da un bel laghetto.

Il laghetto di Karavamilos

Alla Karavomilos mangiamo a un metro dal mare sotto alberi giganti e circondati da gatti affamati. Il cibo non è all’altezza della bellezza del posto ed è anche la prima volta che arriviamo a spendere 30 euro in due.

Ad maiora

Tramonto a Poros, con vista sulla terra ferma

Visitare Cefalonia: dalla spiaggia di Antisamos a Poros

Secondo giorno per me e Marta a Cefalonia, Grecia.

Il tempo, pur ventoso, sembra volgere al meglio e quindi andiamo alla spiaggia di Antisamos, a pochi chilometri da Sami. È di acciottolato e ha un mare proprio trasparente e pulito. Con la maschera si possono vedere anche parecchi pesci.

Antisamos Beach, Cefalonia

L’ombrellone costa 9 euro per due e la spiaggia è forse troppo affollata. Mi consolo bevendo un Freddo Cappuccino.

Freddo cappuccino in spiaggia

Freddo cappuccino in spiaggia

Anche il pranzo nel bar del bagno Mojito non è dei più economici (9 euro a testa per un solo piatto) ma sia la mozzarella in carrozza che la feta impanata e fritta sono eccellenti.

Saganaki, Cefalonia, Grecia

Finito il pranzo e tornati al nostro ombrellone comincia però a piovere e fuggiamo negli Studios di Sami a ripararci.

Pomeriggio casalingo. Di sera ci spostiamo invece a Poros. Qualche chilometro a sud di Sami. È un centro abitato piccolo ma accogliente. Dalla spiaggia si vede la terraferma. Mangiamo, osserviamo il tramonto, insieme a un manipolo di gatti affamati, e poi torniamo a casa.

Tramonto a Poros, Grecia

Ad maiora

 

Lago di Melissani

Cefalonia, giorno 1: Argostoli, Sami e Lixouri

Inizio oggi il racconto della settimana trascorsa con Marta sull’isola greca di Cefalonia.

Buona lettura e (spero) buon viaggio.

Ad maiora

 

Partenza all’alba da Orio al Serio per volo diretto sull’aeroporto di Cefalonia. Volo regolare con la solida finzione di Ryanair che vi dice che siete arrivati in anticipo (il trucco, commerciale, è annunciare una durata del volo più lunga di quella reale). I gratta e vinci (anzi i gratta e perdi) che la compagnia aerea cerca di smerciare ai suoi poveri passeggeri non credo vadano granché bene. Oggi, in volo, c’è il due per uno per chi ne acquista uno solo biglietto (a 3 euro) e addirittura il raddoppio per chi spende 10 euro (ve ne staccano 14).

Il vantaggio di avere solo bagaglio a mano è che poco dopo l’atterraggio (nel piccolo aereoporto di Argostoli, il capoluogo di Cefalonia) siamo già in coda alla Hertz per noleggiare un auto. Sull’isola non ci sono tante auto da noleggiare e quindi il consiglio è quello di prenotarla prima della partenza. Ci danno una Nissan Micra e una mappa, con la quale partiamo in direzione di Sami, cittadina che sarà la nostra base per questa settimana di vacanze greche. Seguendo le indicazioni stradali e la mappa io e Marta arriviamo, in una quarantina di minuti, alla meta. La difficoltà maggiore è stata trovare gli studios, ossia l’appartamento che avevamo affittato. Chiedendo informazioni nessuno ci sapeva indicare dove fossero. Ce la siamo cavati navigando sull’app gratuita maps.me dalla quale, prima di partire, avevamo scaricato la mappa di Cefalonia.

Il proprietario degli Antisamos Studios (individuati grazie a Booking) non è proprio sorridente o granché accogliente. Strano. Perché le altre persone con cui avremo a che fare qui sull’isola sono davvero ospitali. Scopriremo il giorno dopo che non sta tanto bene.

La camera è spartana, ma appunto ci serve proprio da base. La Wi-Fi funziona bene. Le pareti però sono sottili e quindi sono contento di aver portato i tappi per le orecchie.

 

Lasciati i bagagli andiamo a cercare un ristorante sul lungomare di Sami. Le alternative non mancano. Optiamo per una sorta di bar greco, con personale che parla italiano. Marta mangia un kebab di pollo. Io della feta e una fantastica insalata di melanzane (melitzanosalata). Per scegliere i piatti vegetariani greci mi sono affidato al sito di un’esperta che conosco bene, come Fraintesa.
Dopo esserci rifocillati (a soli 7 euro cadauno) abbiamo fatto due passi per Sami per fare lo shopping minimo per l’appartamento (colazione, carta igienica, crema solare). La cittadina non ha niente di particolare. Tre vie: la prima dà sul mare (e sul porto) la seconda più interna è piena di negozi. Sembra un posto molto tranquillo. Soprattutto nella terza dov’è stiamo noi e ci sono studios e alberghi.

Essendoci brutto tempo (vento e nuvole) decidiamo di sfruttare la macchina per conoscere l’isola.

Prima tappa le grotte di Melissani che sono poi uno dei motivi che hanno spinto Marta a scegliere queste isola. Le grotte sono grandi e belle, ma la visita di 10 minuti in barca non vale i 7 euro cadauno che si spendono:

Seconda tappa: Argostoli, il principale centro di Cefalonia. È sabato pomeriggio e la maggior parte dei negozi è chiusa. Di conseguenza in giro (anche nella bella via pedonale, lisostroto?) non c’è nessuno. Riusciamo a fare qualche acquisto e poi ci avviamo sul ponte pedonale sull’acqua chiamato Devossetos, costruito da un architetto svizzero. Lo percorriamo solo per pochi metri quando Marta scorge nell’acqua una enorme tartaruga caretta caretta. Scopriremo che ve vivono una quarantina in questa baia. Davvero un bell’incontro!

Prima di lasciare Argostoli andiamo a rendere omaggio al monumento ai 9000 soldati italiani fucilati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943. Decisero con un referendum di resistere ai nazisti, diventati nemici. L’imbarazzante Badoglio si schierò con gli Alleati ma impiegò più di un mese a dichiarare guerra alla Germania. Le belve naziste uccisero i soldati italiani, una volta disarmati, considerandoli traditori e non prigionieri di guerra:

Lasciamo il capoluogo dell’isola e ci avviamo, sempre in auto, sul promontorio che sorge di fronte ad Argostoli. Ci si potrebbe andare in traghetto ma scegliamo l’auto visto che vogliamo scoprire l’isola. Obiettivo: raggiunge Lixouri. Anche questa città, come tante qui nell’isola di Cefalonia, è stata distrutta dal terremoto del 1953, ma è stata ricostruita in un modo davvero armonico. Camminare qui è piacevole e aspettiamo, insieme a tante persone del luogo, il tramonto seduti su una banchina del porto. Davvero bello.
Poi andiamo a cenare in uno dei tanti ristoranti che si trovano nella zona pedonale: Ainos.
Qui ci sbizzarriamo. Marta rimane in zona carne. Io mi lancio su bruschette greche (Traditional Kefalonian Riganado), tzatziki e formaggio da spalmare (Tirokafteri). Quest’ultimo fantastico.
Dopo questi aperitivi (aiutato in realtà da Marta) ho preso anche una pita vegetariana.
Mi sono alzato satollo (sempre spendendo circa 10 euro a testa). Ma per fortuna prima di tornare verso il nostro appartamento abbiamo potuto assistere, in piazza a Lixouri, a uno spettacolo di balli tradizionali.

Cartolina Cisternino

Piccoli, ma resistenti

Come in un lampo, vidi un fotogramma: in un posto da nulla chiamato Cisternino, in Puglia, a mille chilometri dal Piave e dal Carso, avevo visto in piazza, su un basamento di pietra, un soldato in bronzo correre, urlando, verso il nemico con il fucile in mano. Un monumento modesto: il ragazzo in divisa sarà stato un metro e sessanta al massimo. Ma le sue proporzioni rappresentavano l’altezza media degli italiani denutriti di allora. Piccoli eravamo a quel tempo, ma resistenti, molto più di oggi, e con un senso del dovere incomparabilmente più elevato. Un popolo bastonato dagli eventi che, a fine guerra, aveva avuto ancora la forza di ricominciare, e piegare la schiena sulla terra delle nostre campagne. Sotto il monumento c’erano i nomi e il numero dei Caduti della Prima guerra mondiale era il doppio di quelli della Seconda. Non ci voleva molto a capire quale fosse stata la vera ecatombe.

Paolo Rumiz, Come cavalli che dormono in piedi, Feltrinelli, 2014

National Museum of Tanzania

Cosa fare a Dar es Salaam: il Museo Nazionale

Se trascorrete qualche ora a Dar es Salaam (la principale città della Tanzania, il suo cuore economico, ma non la capitale) cercate di fare un salto a vedere il Museo Nazionale. Si trova a Shaban Robert Street ed è un’oasi di pace fuori dalla caotica (e trafficatissimo) vita di Dar.

Una volta varcata la soglia e pagato l’ingresso (meno di 3 euro) vi troverete davanti a un gigantesco ficus che occupa gran parte del giardino. Sotto le sue foglie si tengono degli spettacoli teatrali.

Ficus

Una volta saliti al primo piano, le varie sale vi mostreranno la storia della Tanzania che parte da un cranio di australopiteco, visto che da queste parti (ma non ditelo ai razzisti) ha origine la razza umana.

Resti di australopiteco

Le altre sale raccontano la storia della Tanzania, dal l’occupazione coloniale (prima tedesca, poi inglese) fino all’indipendenza (del Tanganika) e all’unificazione con Zanzibar.

Le sale del museo nazionale di Dar es Salaam

Il museo è davvero piccolo e quindi la vista dura poco. Uscendo, nel giardino, non dimenticate di passare in un luogo che ricorda la recente (drammatica) storia della Tanzania: la bomba contro l’ambasciata americana del 7 agosto 1998.

Il monumento delle vittime agli attentati di Dar es Salaam

In un paese in pace come la Tanzania questi morti rappresentano un tributo di sangue, sicuramente inatteso. Le vittime degli assassini di Al Qaeda, furono dodici: tutti, ovviamente, africani.

Ad maiora

Le vittme dell'attentato all'ambasciata americana di Dar es Salaam

 

 

 

 

 

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Visitare Andorra

Il piccolo stato incuneato tra Spagna e Francia ha solo 85mila abitanti ma più di dieci milioni di visitatori l’anno.

Vengono per lo più dalla vicina Barcellona. Ragione per cui arrivando dalla capitale catalana troverete una serie di strade a pagamento (che non meriterebbero di essere pagate) e parecchi autovelox.

La sola ragione per cui in tanti raggiungono questo staterello nel cuore dei Pirenei, dove si parla catalano, è il fatto che è un paradiso fiscale e che tutti i negozi vendono i loro prodotti senza Iva.

Eppure il piccolo stato ha una storia davvero curiosa ed è – insieme a San Marino – l’unico paese ad avere due capi di Stato. In questo caso entrambi residenti all’estero: sono il vescovo di Urgell in Spagna e il presidente della Repubblica Francese.


Andorra, che non ha esercito, non fa parte dell’Unione europea, né quindi di Schengen, ma i controlli alla frontiera sono davvero blandi (e comunque basta la carta di identità per superarli). 

Il Principato adotta l’euro. Motivo per il quale in tanti vengono qui a fare acquisti


Acquisti anche difficili altrove come tanti strumenti di autodifesa.


Una volta fatta avanti e indietro la strada dei negozi della capitale di Andorra (che si chiama Andorra La Vella, ossia la Vecchia) e che si è camminato lungo il fiume La Valira, cosa resta da fare?


Essendo a mille metri di altezza e in mezzo ai Pirenei conviene salire di qualche decina di metri ancora e percorrere  il bel camminamento che domina la valle. Accompagnati dal suono dell’acqua.

Qui non troverete turisti, non percepirete l’inquinamento dovuto alla marea di macchine che raggiungono Andorra durante qualunque giorno di festa.

E, se sarete fortunati, troverete qualche abitante di Andorra che vi racconterà la storia della sua vita.

Ad maiora 

Arianteo a City Lifel

Arianteo quest’anno anche a City Life

La piazza si chiama Tre Torri (e anche la fermata della metro Lilla) ma intorno a voi di torri ne vedrete soltanto due: quella Allianz di Arata Isozaki e Andrea Maffei e quella, ancora in costruzione, delle Generali di Zaha Hadid.

La Torre Allianz

Se l’Arianteo, ossia le proiezioni estive all’aperto del cinema Anteo, voleva trovare una collocazione nella nuova Milano non poteva scegliere che questa area che un tempo ospitava la Fiera Campionaria. Schermi all’aperto che si vanno ad aggiungere a quello tradizionali di oltre a quelle tradizionali di Palazzo Reale, Umanitaria e Conservatorio.
L’inaugurazione ieri sera con un aperitivo e un concerto jazz. E la proiezione di Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese. Davvero una bella pellicola e attuale visto il clima omofobico che si respira.
Come sempre Arianteo proietterà i film che magari ci si è persi d’inverno, come The Danish Girl, ma anche l’anteprima di Mother’s Day, con Julia Roberts e Jennifer Aniston.
Da vedere in questa nuova arena all’aperto. Che ha due difetti. L’audio rimbomba. E quest’anno a Milano piove ogni circa 12 ore. È successo anche ieri sera…
Ad maiora

Vivo in Rus

Phishing mail odierna arriva da Svetlana…

Aspetta e spera…

Ad maiora

 

Hello Il mio nome e Svetlana! Penso che la mia e-mail e diventata una grande sorpresa. Non ho mai provato dating online. Ho ventinove anni, vivo in Rus, in una citta molto bella. Ti diro di piu su me stesso nelle sue messaggio. Spero anche che tu ed io siamo interessati a che mi rispondera. Sto aspettando la lettera.

Dario Solesin guarda una targa dedicata alla sorella Valeria

Stasera su Rai2 il mio speciale dedicato a Valeria Solesin

Su questo blog difficilmente parlo del mio lavoro. Scrivo di TV (non insegno quasi più ormai) ma raramente di quel che faccio io. Questa volta – come avrete ormai intuito – farò un’eccezione.
Chi mi segue sa che sono passato dal bordocampo della politica a quello dello sport, anzi del calcio, del calcio giovanile per lo più.
È così questa sera (come ieri d’altronde) sarò tra le due panchine per una partita. Amichevole ma molto prestigiosa. Sia perché di fronte si troveranno le rappresentative Under 21 di Italia e Francia. Ma soprattutto perché il match si giocherà al Penzo di Venezia e sarà dedicato alla memoria di Valeria Solesin, l’unica vittima italiana della strage del Bataclan. Anche per questo la partita viene disputata il 2 giugno e nella città natale della ricercatrice.
Raisport trasmetterà l’evento sportivo su Rai2 a partire dalle 21.
Nel mio piccolo ho dato il mio contributo perché Valeria (e le altre vittime del terrorismo) non fosse ricordata solo a inizio partita, con la dedica di un settore dello stadio, il minuto di silenzio e una targa consegnata alla famiglia.
Per questo ho preparato uno speciale su Valeria Solesin che verrà trasmesso nell’intervallo della partita. Si basa in larga parte su una intervista al fratello di Valeria, Dario (lo vedete nella foto mentre osserva la targa dedicata alla sorella ai Giardini di Palazzo Badoer di Venezia), accompagnata dalla musica di Andrea Porceddu, giovane cantautore con un recente passato nel talent The Voice.
Se avete modo e tempo, guardatelo. Andrà in onda alle 21.45 circa. Ma potete vedete tutta la partita. Sarà unica nel suo genere. Per lo stadio e per le squadre che la giocano.
Nelle ultime – tribolate – settimane, dopo averci provato quando intrapresi questo percorso più di tre anni fa, più di uno mi ha invitato a lasciare le cronache sportive e tornare a dedicarmi a quelle politiche o di nera.
Il breve speciale su Valeria Solesin che va in onda questa sera, a metà di una partita di calcio, cerca di unire in qualche modo i vari pezzi della mia vita professionale. Sempre e comunque nell’ottica di preservare la memoria. Per non dimenticare. Per non mollare. Mai.
Ad maiora

5.30 Run maglietta e libro

Domani la 5.30 una corsa per riprendersi la città

Da dove parto a scrivere questo post? Dal libro sulla 5.30 o sul fatto che domattina la mia sveglia suonerà alle 4.30 e alle 5.30 sarò lì a correre con la mia maglia azzurra di ordinanza?
Iniziamo da questo ultimo dato.

Sono quattro anni ormai che mi sono messo a correre in modo serio. Ho una grande allenatrice (Irene Petrolini) e ho trovato tanti amici con la mia stessa passione. In questi anni ho partecipato a decine di gare, ma quella che sento più mia è di sicuro la 5.30. Perché non è una gara (non si ha il pettorale) ma una esperienza, alla scoperta di una città che, una volta l’anno sento davvero mia. Domani si partirà dai Giardini Montanelli e dopo essere andati verso il centro si tornerà alla base, a mangiare frutta fresca (perché questa corsa è stata inventata da un pubblicitario e da una nutrizionista). Attraversando una città deserta e appropriandosene. E facendo una colazione sana.

Già ma perché a quell’ora?

Qui mi vengono in soccorso le parole del libro “5.30, ricette ed esperienze da un evento di successo” scritto da Francesca Grana, Sabrina Severi e Sergio Bezzanti (lui diventato, a suon di interviste, davvero un amico): “La scelta di quest’orario apparentemente insolito non è l’ultimo ritrovato per apparire stravaganti e rendere il nostro progetto appetitoso, semplicemente rispecchia il modo in cui siamo abituati a vivere: cena leggera e poi a letto presto, sveglia prima dell’alba e giornata inaugurata con una corsa o una passeggiata nella città che ci ospita o quel momento”.

E le città attraversate dalla Run 5.30 sono sempre di più. Si è partiti da Modena nel 2009 è ormai ci sono tappe anche nel Regno Unito e negli Usa.

Torno sul libro (davvero dettagliato, franco e interessante) per spiegare la filosofia di questa corsa mattutina: “Run 5.30 è la riproposizione di un’abitudine ormai consolidata, che ci permette di ricavarci un momento tutto per noi, prima di buttarci a capofitto nell’ennesima giornata che sappiamo già essere piena di impegni lavorativi e famigliari. Un momento in cui è possibile goderci la città silenziosa e senza traffico, guardandola da un’altra prospettiva. Un momento per guardarci dentro, prima di indossare le maschere imposte dalla quotidianità. Non siamo l’ennesima fun race di colore, eppure i partecipanti alle tappe della 5.30 ci hanno sempre accolto col sorriso in tutte le città in cui abbiamo corso insieme. È la gioia di condividere l’inizio di un nuovo giorno”.

Una gioia che domattina proverò per l’ennesima volta. Gridando come un bambino attraversando la Galleria Vittorio Emanuele invasa solo di gente in maglia azzurra e con il sorriso sulla faccia.

Per questo domani mi sveglierò presto. Perché la 5.30 è qualcosa più di una corsa. Vedo che qualcuno sta provando a copiarla. Ma la passione di chi l’ha inventata (che si percepisce a ogni riga del libro) difficilmente è in commercio.

Ad maiora

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Francesca Grana, Sabrina Severi, Sergio Bezzenti

5.30, ricette ed esperienze da un evento di successo

Edizioni Correre

Pagg. 240

Euro 18