Category Archives: Comunicazioni

Riflessioni random sulla comunicazione. Radio televisiva e no.

Come Sanremo è sopravvissuto all’era dei talent

E’ una delle trasmissioni più antiche della Rai eppure continua a riscuotere un grande successo. Sto parlando di Sanremo, manifestazione canora al centro dell’attenzione del lavoro di Marta Criscione che in questi giorni ha discusso la sua tesi all’Università degli studi di Milano. Il lavoro racconta ovviamente il passato di questa kermesse che ha sempre affascinato il pubblico italiano. Un tempo fondamentalmente per le canzoni, poi anche per i cantanti. Ora, in questa fase di cross-medialità, per il suo essere uno dei media event attesi da varie fasce di pubblico. Grazie ai social network infatti è cresciuto intorno a Sanremo un largo sostegno giovanile. Consolidato dal fatto che molti dei candidati provengono dai talent show e possono andare avanti grazie alla marea di interazioni create.

Insomma una nuova vita per uno spettacolo che catalizza l’attenzione del paese per una settimana. Tanto che qualche anno fa si era ipotizzato addirittura di spostarlo per mantenere l’attenzione sulla campagna elettorale. Fatto che, per fortuna, fu scongiurato. Perché Sanremo è Sanremo.

Ad maiora

Il futuro del reality dopo il Grande Fratello

Una delle tesi in discussione in questi giorni alla Statale di Milano analizza come il reality abbia modificato il modo di fare televisione. Benedetta Marchesin, nel suo lavoro, analizza il tutto con una cartina di tornasole quale il Grande Fratello. E’ attraverso il successo iniziale e il successivo declio i questo format che la tesista racconta come questa trasmissione abbia cambiato la storia della televisione, concludendo secondo i critici la fase della neotelevisione ed entrando in quella della transtelevisione.

Il Grande Fratello è stato infatti qualcosa di più di un nuovo programma tv, trasformandosi in un evento mediatico capace di introdurre nel piccolo schermo la crossmedialità, che ora impera ovunque.

Dalla crisi di quel genere sono nati dei sottogeneri come i talent che ora vanno per la maggiore, nei quali è sempre centrale il ruolo del pubblico anche se cambia la scelta dei personaggi. La vetrinizzazione del corpo umano, iniziata col reality ha ormai invaso anche altri settori, quali il calcio (da ultimo: Podolski che gioca a bocce) e la politica (avete l’imbarazzo della scelta.

Ad maiora

Il ruolo della Rai e del servizio pubblico

Ha ancora un senso nel 2015, nel nostro paese, un servizio pubblico finanziato dal canone? E’ quanto si è chiesta Daria Marangon, una delle studentesse da me seguite che oggi ha presentato la sua tesi all’Università degli studi di Milano. Per la candidata la risposta è affermativa. Non solo per il nobile passato che analizza nel lavoro (dall’ormai mitizzato Maestro Manzi alla diffusione, per la prima volta, di una lingua unitaria) ma anche per il presente. La Marangon infatti segue nella tesi le difficoltà con cui Viale Mazzini si è rapportata nei primi anni della concorrenza, soprattutto con Mediaset, ma analizza anche come la Rai sia riuscita a fornire ai telespettatori un prodotto che – anche nell’era del digitale – riesce a soddisfare una larga fetta di opinione pubblica. Il tutto soppesando il ruolo che ha avuto e ha la politica sui destini di questa azienda, davvero unica.

Ad maiora

Telecomando e tv

Pay Tv e ufficio stampa: le ragioni di un successo

Le novità apportate da Sky nel panorama televisivo italiano e il ruolo dell’ufficio stampa della Tv satellitare nell’ottenere l’evidente successo dei canali di Murdoch. Di questo si occupa la tesi di Anna Lisa Bongermino in discussione oggi alla Statale di Milano. Il lavoro parte raccontando l’evoluzione dell’elettrodomestico più amato dagli italiani. Arrivando fino allo sbarco dei canali del tycoon australiano nel nostro paese, con il successo ottenuto grazie al calcio (che si è adattato all’emittente, perdendo pubblico fisico) e consolidato dai restanti prodotti (Masterchef ma anche Sky Arte). La tesi analizza il ruolo dell’ufficio stampa di Sky Italia, con il quale la stessa candidata ha collaborato. E si conclude analizzando i metodi di persuasione verso i media e verso il pubblico.

Ad maiora

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Un altro mondo

31 ottobre 1991, Napoli. A Napoli per la trasmissione di Oriana Fallaci sul Vietnam. Orribile, sciocca, nevrotica prima donna che crea enormi problemi per avere la prima poltrona, che parla dei suoi inutili ricordi. Va a giro con il diario preso dal cadavere di un vietcong in Sud Vietnam, di cui cita alcune pagine di poesia. Racconta di aver trovato sul cadavere di una ragazza una piccola borsa con una boccettina réclame di un profumo, un pettinino e un piccolissimo specchio. È un’orribile voyeur, inaffidabile, presuntuosa, piena della propria vanagloria, ora con manie di persecuzione. Querela tutti. Accusa tutti di sparlare di lei citando a testimonianza gente che è morta e che lei non può richiamare in causa.
Ho l’impressione di essere vissuto in un altro mondo, di aver coperto altre guerre, altri paesi, di fare una professione diversa.

Tiziano Terzani, Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria, Longanesi, Milano, 2014

Carrarmato distrutto in Siria

La guerra mediatica: il ruolo delle televisioni e dei social media nel conflitto in Siria

Carola Aresi in questa tesi in discussione in questi giorni alla Statale di Milano affronta la novità dei conflitti moderni: non più la sola televisione, ormai entrata a pieno titolo nei protagonisti bellici, ma anche i social network. La connessione tra questi due media crea dei meccanismi di informazione spesso. Ma anche di disinformazione.

La laureanda ha analizzato in particolare casi nei quali sono state date notizie che sembravano far ricadere tutte le colpe sul governo di Damasco. E quando sono giunti nuovi elementi che invece spostavano la bilancia delle responsabilità verso i ribelli, si è taciuto o quasi. L’attenzione della Aresi si è concentrata soprattutto sulla strage di Houla del 25 maggio 2013 e sull’attacco chimico a Ghouta (del 21 agosto 2013).

L’analisi televisiva verte soprattutto su Cnn e Al Jazeera, due emittenti concorrenti ma le cui linee editoriali, spiega la Aresi, sono ormai, in questo scenari, convergenti.

Ad maiora

La Minerva, il simbolo della Statale di Milano

Mercoledì ultimo ricevimento

Il 2 luglio è l’ultimo giorno di ricevimento prima della pausa estiva. L’orario è sempre dalle 9 alle 10 in aula A13 a Storia (secondo piano).
Il ricevimento riprenderà a settembre.
Martedì primo luglio ultima sessione di esami estivi. In aula 104.
Gli appelli successivi sono il 17 settembre e il primo ottobre.
Ad maiora

Quelli che il calcio

Da Quelli che…il calcio a Quelli che il calcio. Analisi di un talk show sportivo

C’era una volta…e c’è ancora. Anche se tutto è cambiato, intorno a lui.

È un po’ questo il filo conduttore della tesi di laurea specialistica di Elisabetta Vinciguerra in discussione in questi giorni alla Statale di Milano. Il focus di questo lavoro è infatti su uno storico programma Rai: Quelli che il calcio.

La tesi, dopo aver analizzato lo sport in tv e il ruolo dei talk, parte dalle origini di questo talk show sportivo che ha avuto come primo conduttore Fabio Fazio, con spalle del calibro di Teo Teocoli e Anna Marchesini, ma anche Suor Paola (la zia simpatica di Suor Cristina) e Peter Van Wood. Erano anni in cui i soldi di Sky e Mediaset non erano abbastanza per comprarsi ogni spazio del mondo del calcio in tv e nei quali anche un programma come Quelli che poteva collegarsi dagli stadi, anche solo per vedere l’esultanza dei tifosi (e, perché no, del Leone di Lernia).

Dopo il 2000 il programma deve necessariamente cambiare veste e adattarsi pian piano alla rigidità delle regole imposte dalla concorrenza. Simona Ventura, che prende il posto di Fazio, inserisce nel talk show sportivo personaggi di altri talk da lei condotti (L’Isola, Music Farm e X Factor). Dal 2005 lo spazio riservato al calcio diminuisce radicalmente. Mediaset, dopo aver acquistato i diritti sui campionati, impedire qualunque collegamento dagli stadi e cerca addirittura di impedire al programma di Raidue di dare i risultati delle partite. Ma invano.

Si arriva infine a Victoria Cabello e Nicola Savino. Gli ospiti (a volte) parlano di calcio, ma ormai sono fondamentalmente personaggi televisivi a tutto tondo. E sono proprio quelli che, secondo il sondaggio che la studentessa ha realizzato tra il pubblico, attirano gli ascoltatori.

Insomma, una tesi che analizzando un programma riesce a raccontare come si è evoluta (o involuta) la tv del nostro paese.

Ad maiora

Bruno Ambrosi a casa sua

Ci ha lasciato Bruno Ambrosi

Fu uno dei primi colleghi, insieme a Mimosa Burzio, Gilberto Squizzato e Massimo Donelli che conobbi, quando entrai in Rai come collaboratore. Era il 1991 e la prima repubblica non era ancora crollata. In mensa si mangiava divisi per tavoli. Finché ci fu quella divisione in tre gruppi, pranzai sempre con i comunisti. Tra loro c’era Bruno Ambrosi. Che ci ha lasciato stanotte.
Nato a Pontremoli nel 1930, Bruno aveva contribuito alla nascita dei tre Tg della Rai. Quando lo conobbi io era caporedattore del Tg3.
Le riunioni di redazione con lui erano delle lezioni di giornalismo.
E infatti Bruno, finita la sua carriera in Rai (senza un giorno di collaborazione, a differenza di altri convertiti politicamente sulle tante vie di Damasco) iniziò a insegnare al Master di giornalismo, dove l’ho ritrovato.
Insieme a un po’ di ex studenti, siamo andati a trovarlo a Natale. Era insieme a Michela, sorridente come sempre.
L’ho incontrato di nuovo una quindicina di giorni fa, mentre portava a passeggio il cane. Mi prendeva in giro per la scelta di passare allo sport. Ma un po’, ne sono certo, l’aveva capita.
I funerali, laici, di Bruno saranno giovedì alle 11 nel cortile della Rai di Milano, in corso Sempione 27.
Grazie di tutto, amico mio.
Ad maiora

Egitto, giornalisti di Al Jazeera condannati a sette anni di carcere

Inutili le richieste per la liberazione dei tre colleghi. Erano stati arrestati dopo aver seguito gli eventi successivi al colpo di stato militare.

Altri giornalisti sono stati arrestati in contumacia

La repressione in salsa egiziana continua.

Ad maiora