Category Archives: Pensieri

Promessa di matrimonio

Lui continuò a leggere: «Nella malattia e nella malattia. È questo che vi auguro. Non cercate e non aspettatevi miracoli. Non ci sono miracoli. Non più. E non ci sono rimedi per le ferite che feriscono di più. C’è solo la medicina di credere nel dolore dell’altro e di esserci».

Jonathan Safran Foer, Eccomi, Guanda, Milano, 2016

L’ultima volta

Nessun lattante sa che è l’ultima volta che gli viene tolto di bocca il capezzolo. Nessun bambino sa che è l’ultima volta che chiama sua madre “mami”. Nessun ragazzino sa che il libro si sta chiudendo sull’ultima fiaba della buona notte che gli sarà mai letta. Nessun fratello sa che la vasca si sta riempiendo per l’ultimo bagno che farà mai col fratello. Nessun ragazzo sa, la prima volta che arriva al culmine del piacere, che da quel momento tutto per lui sarà collegato al sesso. Nessuna donna, sulla soglia della pubertà sa, mentre dorme, che ci vorranno quattro decenni prima che si svegli di nuovo infertile. Nessuna madre sa che sta sentendo la parola “mami” per l’ultima volta. Nessun padre sa che il libro si è chiuso sull’ultima fiaba della buona notte che leggerà mai.

Jonathan Safran Foer, Eccomi, Guanda, Milano, 2016

Shabbat spaziale

In un qualunque momento, nel mondo ci sono quaranta orari diversi. Altro fatto interessante: la Cina una volta aveva cinque fusi orari, ma adesso ne ha solo uno e per alcuni cinesi il sole non sorge prima delle dieci. Un altro: molto prima che l’uomo viaggiasse nello spazio, i rabbini discutevano di come osservare lo Shabbat lassù: non perché prevedessero viaggi spaziali, ma perché mentre i buddhisti aspiravano a convivere con le domande, gli ebrei piuttosto ne morirebbero. Sulla Terra, il sole sorge e tramonta una volta al giorno. Un’astronave completa un’orbita intorno alla Terra ogni novanta minuti, il che richiederebbe uno Shabbat ogni nove ore. Una linea di pensiero sosteneva che gli ebrei semplicemente non dovrebbero andare in un posto che solleva dubbi sulla preghiera e l’osservanza. Un’altra che gli obblighi terrestri sono legati alla Terra: quello che succede nello spazio rimane nello spazio. Alcuni sostenevano che un astronauta ebreo dovesse comportarsi come se si trovasse sulla Terra. Altri che lo Shabbat andasse osservato in base all’ora su cui era regolata la strumentazione, nonostante la città di Houston fosse ebrea più o meno quanto lo spogliatoio della sua squadra di basket. Due astronauti ebrei sono morti nello spazio. Nessun astronauta ebreo ha osservato lo Shabbat.

Jonathan Safran Foer, Eccomi, Guanda, Milano, 2016

Pompieri, da Grisù alla curva del Foggia

Sui social (e in tv) è rimbalzato il coro della curva del Foggia pro-pompieri (corpo del quale ci si accorge, purtroppo, solo quando succedono catastrofi, come in questi giorni Abruzzo o durante i recenti terremoti).

Del video di domenica sera, quel che emoziona di più è quando l’inquadratura si apre e, in basso a sinistra, si vedono i vigili del fuoco che guardano ammirati, fotografano e fanno video per quell’inaspettato riconoscimento.

Il coro dei pompieri, da loro stessi cantato, è in rete da parecchio tempo, registrato su un bus in viaggio.

Tanti di noi sono cresciuti nel mito dei pompieri, anche per via di uno storico cartone animato, in onda parecchi lustri fa: quello su Grisù, il giovane drago ribelle che voleva lasciare la strada – incendiaria – paterna per diventare un pompiere.

Insomma, dal draghetto alla curva foggiana…

Questo il testo del coro, che inizia con un triplo schiarimento di voce (Auuh):

Il Corpo nazionale Vigili del fuoco
Salviam la vita agli altri il resto conta poco
Il pompiere paura non ne ha
Il pompiere paura non ne ha
Portiamo il soccorso a chi ci chiede aiuto
Un giorno senza rischio per noi è non vissuto
Il pompiere paura non ne ha
iI pompiere paura non ne ha
Anche se di notte suona la sirena
Quando noi usciamo nessuno piu’ ci frena
Il pompiere paura non ne ha
Il pompiere paura non ne ha
Quando le fiamme avanzano non abbiam timore
Abbiamo Santa Barbara dentro il nostro cuore
Il pompiere paura non ne ha
Il pompiere paura non ne ha

Ad maiora

I libri

I libri sono capaci di cambiare, con gli anni, proprio come cambiano le persone, ma con la differenza che le persone, quasi tutte, prima o poi finisce che ti abbandonano, quando arriva il giorno in cui non ricavano da te più nessun profitto o piacere o interesse o quanto meno un buon sentimento, mentre i libri, loro non ti abbandonano mai.

Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale.

Aspettano financo decenni. Senza lamentarsi. Finché un giorno, magari alle tre di notte, hai improvvisamente bisogno di loro, e anche se magari l’hai abbandonato, quasi cancellato dalla tua mente, per anni e anni, lui non ti delude, scende dal suo posto e ti sta accanto, nel momento del bisogno.

Senza sussiego, senza inventarsi delle scuse, senza domandare a se stesso se gli conviene e se gli vai ancora bene, viene a te non appena lo chiami. Non ti tradisce mai.

Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra, Feltrinelli, Milano, 2003.

Uomo principale

Mail con tentativo di phishing di oggi. Vera donna per mani forti di uomo principale (non unico) della sua vita…

 

Ad maiora

 

SALUTE…… Voglio parlare un po di me. Il mio nome Lyudmila. La mia eta di 35 anni. Sono di Ucraina. Sono una ragazza giovane e allegro, mi piace tutto cio che mi circonda, e cerco di vivere in uno stato d’animo positivo. Io amo i film, la musica e lo sport. Mi piace trascorrere del tempo con gli amici, questo e quando mi sento bene. Deva dire che ho tanti interessi nella mia vita. Io devono essere completamente felici di trovare un uomo che puo essere l’uomo principale della mia vita. Credo che siamo in grado di raggiungere la completa felicita solo con qualcuno che ami. Mi piacerebbe vedere il mio uomo era intelligente, gentile, educato e premuroso. Sono molta tranquilla e credo che con lo stesso uomo posso essere felice ogni giorno. Ho bisogno di un tipo affettuoso e attento uomo nella mia vita. Voglio essere una vera donna in sue mani forti. Inoltre ho bisogno di un uomo che mi sosterra. Se avete bisogno di passione donna e vuole avere la vita brillante con sentimenti caldi e le emozioni positive io vi aspetta! bacio. Ho intenzione di aspettare per voi lettera nel mio indirizzo e-mail…………..

Piazza Gobetti a Milano

Strade europee e americane

In questi giorni mi è tornato alla mente questo bel pezzo del libro di Steiner sul futuro (se futuro ci sarà) della vecchia Europa. Che non ha gli strumenti per capire gli UsaE mi è tornato alla mente dopo che i miei (lontani) parenti americani mi chiedevano come avessi accolto il voto a Trump. Al mio tono disgustato, hanno replicato dicendo che avrebbero chiesto anche la cittadinanza italiana. E d’altronde seguendo il filo di questa analisi di Steiner sono gli stessi parenti che più volte mi hanno chiesto informazioni sulla famiglia Riscassi nel piacentino (dove abbiamo antiche radici).

Buona lettura.

Ad maiora 

…………………………………………………………………………………….

Le strade, le piazze dove camminano gli uomini, le donne, i bambini europei hanno preso il nome da statisti, generali, poeti, artisti, compositori, scienziati e filosofi. Nella mia infanzia parigina ho imboccato, in un’infinità di occasioni, Rue Lafontaine, Place Victor Hugo, il Pont Henri IV, Rue Théophile Gauthier. Le strade che circondano la Sorbonne hanno preso il nome dai grandi maestri della scolastica medievale. Celebrano Descartes e Auguste Comte. Se Racine ha la sua Rue, ce l’hanno anche Corneille, Molière e Boileau. Lo stesso accade nei paesi di lingua tedesca: basti pensare alle miriade di Goetheplätze e Schillerstrassen, o alle piazze che prendono il nome di Beethoven o Mozart. Lo scolaro europeo, e tutti quelli che vivono nelle grandi città, abitano quelle che sono – alla lettera – delle camere di risonanza di grandi imprese storiche e intellettuali, artistiche e scientifiche. Molto spesso il cartello stradale non porta solo un nome, illustre o meno noto, ma anche le date principali e qualche altra indicazione. Città come Parigi, Milano, Firenze, Francoforte, Weimar, Vienna, Praga e San Pietroburgo sono cronache viventi. Leggere i nomi delle strade significa sfogliare il nostro passato prossimo. Questa pietas non si è estinta. Place Saint-Germain è diventata Place Sartre-Beauvoir. Di recente Francoforte ha battezzato una Adornoplatz. A Londra uno sperpero di placche blu segnala non solo le case in cui si pensa che abbiano vissuto scrittori, artisti o scienziati del Medioevo, del Rinascimento o dell’Età vittoriana, ma anche edifici associati a Bloomsbury e ai moderni. 

È una differenza enorme e va sottolineata. Negli Stati Uniti i memoranda di questo genere sono rari. Vie e strade si chiamano all’infinito “Pino”, “Acero”, “Quercia” o “Salice”. I viali hanno diritto al tramonto: “Sunset Boulevard”. L’arteria principale di Boston è Beacon Street, la via del faro. E persino queste sono concessioni all’umano. Le Streets e le Avenues in America sono semplicemente numerate; nei casi migliori come a Washington hanno anche un orientamento visto che il numero è seguito da un North o un West. Le automobili non hanno tempo di meditare su una Rue Nerval o su un Largo Copernico.

La sovranità del ricordo, questa auto-definizione dell’Europa come lieu de la mémoire, come luogo della memoria, ha però un suo lato oscuro. Le targhe affisse su tante case europee non parlano solo dell’eminenza artistica, letteraria, filosofica o politica. Commemorano anche secoli di massacri e sofferenze, di odio e di sacrifici umani. In una città francese la lapide che celebra Lamartine, il più idilliaco dei poeti, fronteggia un’iscrizione, dall’altro lato della strada, che ricorda le torture e il sacrificio di alcuni membri della resistenza nel 1944. L’Europa è il luogo in cui io giardino di Goethe quasi confina con Buchenwald, in cui la casa di Corneille sulla piazza del mercato dove Giovanna d’Arco venne orribilmente messa a morte. Troviamo ovunque memoriali dell’omicidio individuale o collettivo. Da questo censimento marmoreo, sembra che il numero dei morti superi quello dei vivi. (…)

Certo, il problema è ancora più profondo. In Europa anche i bambini si piegano sotto il peso del passato, così come si piegano sotto il fardello di zaini scolastici troppo pesanti. Quante volte, passeggiando in Rue Descartes o attraversando il Ponte Vecchio, o passando davanti alla casa di Rembrandt ad Amsterdam, sono stato travolto da una sensazione addirittura fisica, dalla domanda: “Ma a che serve? Che cosa può aggiungere chiunque di noi alle immensità del passato europeo?”. Quando Paul Celan si è gettato nella Senna per suicidarsi, ha scelto il punto esatto cantato dalla grande ballata di Apollinaire, e questo punto si trova sotto la finestra della stanza in cui Marina Cvetaeva ha passato l’ultima notte prima di tornare alla desolazione di alla morte in Unione Sovietica. Un europeo colto si trova intrappolato nella ragnatela di un in memoria luminoso e insieme soffocante.

L’America del Nord rifiuta proprio questa rete. La sua ideologia è quella dell’alba e del futuro. Quando Henry Ford ha dichiarato: “La storia è una sciocchezza”, lanciava la parola d’ordine dell’amnesia creativa, inneggiando a quel potere di dimenticare che è necessario all’inseguimento pragmatico dell’utopia. Gli edifici più moderni hanno un fattore di obsolescenza che si aggira intorno ai quarant’anni. La guerra del Vietnam ha quasi gettato sugli Stati Uniti un’ombra da Vecchio Mondo e l’11 settembre ha instillato un tremore, un memento mori, nella psiche americana. Ma si tratta di circostanze eccezionali e quasi certamente transitorie. Le memorie più incisive della sensibilità e della lingua americane sono quella della promessa: è il contratto degli sconfinamenti orizzontali che hanno innescato la marcia verso il West e, nel prossimo futuro, ispireranno il viaggio dell’intero pianeta verso un nuovo Eden. (…)

Gli uomini e le donne del Nuovo Mondo sono più fedeli al detto di Gesù: “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”.

George Steiner, Una certa idea di Europa, Garzanti, 2006.

Cartolina Cisternino

Piccoli, ma resistenti

Come in un lampo, vidi un fotogramma: in un posto da nulla chiamato Cisternino, in Puglia, a mille chilometri dal Piave e dal Carso, avevo visto in piazza, su un basamento di pietra, un soldato in bronzo correre, urlando, verso il nemico con il fucile in mano. Un monumento modesto: il ragazzo in divisa sarà stato un metro e sessanta al massimo. Ma le sue proporzioni rappresentavano l’altezza media degli italiani denutriti di allora. Piccoli eravamo a quel tempo, ma resistenti, molto più di oggi, e con un senso del dovere incomparabilmente più elevato. Un popolo bastonato dagli eventi che, a fine guerra, aveva avuto ancora la forza di ricominciare, e piegare la schiena sulla terra delle nostre campagne. Sotto il monumento c’erano i nomi e il numero dei Caduti della Prima guerra mondiale era il doppio di quelli della Seconda. Non ci voleva molto a capire quale fosse stata la vera ecatombe.

Paolo Rumiz, Come cavalli che dormono in piedi, Feltrinelli, 2014

Dario Solesin guarda una targa dedicata alla sorella Valeria

Stasera su Rai2 il mio speciale dedicato a Valeria Solesin

Su questo blog difficilmente parlo del mio lavoro. Scrivo di TV (non insegno quasi più ormai) ma raramente di quel che faccio io. Questa volta – come avrete ormai intuito – farò un’eccezione.
Chi mi segue sa che sono passato dal bordocampo della politica a quello dello sport, anzi del calcio, del calcio giovanile per lo più.
È così questa sera (come ieri d’altronde) sarò tra le due panchine per una partita. Amichevole ma molto prestigiosa. Sia perché di fronte si troveranno le rappresentative Under 21 di Italia e Francia. Ma soprattutto perché il match si giocherà al Penzo di Venezia e sarà dedicato alla memoria di Valeria Solesin, l’unica vittima italiana della strage del Bataclan. Anche per questo la partita viene disputata il 2 giugno e nella città natale della ricercatrice.
Raisport trasmetterà l’evento sportivo su Rai2 a partire dalle 21.
Nel mio piccolo ho dato il mio contributo perché Valeria (e le altre vittime del terrorismo) non fosse ricordata solo a inizio partita, con la dedica di un settore dello stadio, il minuto di silenzio e una targa consegnata alla famiglia.
Per questo ho preparato uno speciale su Valeria Solesin che verrà trasmesso nell’intervallo della partita. Si basa in larga parte su una intervista al fratello di Valeria, Dario (lo vedete nella foto mentre osserva la targa dedicata alla sorella ai Giardini di Palazzo Badoer di Venezia), accompagnata dalla musica di Andrea Porceddu, giovane cantautore con un recente passato nel talent The Voice.
Se avete modo e tempo, guardatelo. Andrà in onda alle 21.45 circa. Ma potete vedete tutta la partita. Sarà unica nel suo genere. Per lo stadio e per le squadre che la giocano.
Nelle ultime – tribolate – settimane, dopo averci provato quando intrapresi questo percorso più di tre anni fa, più di uno mi ha invitato a lasciare le cronache sportive e tornare a dedicarmi a quelle politiche o di nera.
Il breve speciale su Valeria Solesin che va in onda questa sera, a metà di una partita di calcio, cerca di unire in qualche modo i vari pezzi della mia vita professionale. Sempre e comunque nell’ottica di preservare la memoria. Per non dimenticare. Per non mollare. Mai.
Ad maiora

30 anni da Chernobyl. Se ne parla stasera a Cesano Boscone

Stasera alle 21 modero un dibattito a Cesano Boscone (Sala delle carrozze, villa Marazzi, via Dante 47 ) sul trentennale del disastro nucleare alla centrale di Chernobyl, in Ucraina. Era il 26 aprile 1986 (anche se la notizia venne diffusa, con colpevole ritardo, dalle autorità sovietiche qualche giorno dopo). È infatti, come mostra questo video, il giorno dopo l’incidente, la vita proseguiva come se nulla fosse:

All’incontro parteciperanno: Alessandro Zanisi presidente di “Aiutiamoli a Vivere” Lombardia e Barbara Meggetto presidente di Legambiente Lombardia 

Non è la prima volta che animo iniziative di questo tipo, sia con gli ambientalisti sia con quanti aiutano i bambini bielorussi.
Purtroppo la sensibilità di molti (ma non di tutti – e questa è la cosa importante) va calando col passare del tempo. 

Ma quanto successo a Fukushima, dimostra che i problemi legati al nucleare non sono finiti.
E a proposito di Chernobyl, questo video di Vladimir Shevchenko, che morirà in seguito a lunga malattia causata dalle radiazioni, spiega come venne affrontata quella emergenza:

Spero di vedervi stasera.

Ad maiora