Category Archives: Pensieri

Leggere

Estensione di memoria

Di tutti gli strumenti dell’uomo il più stupefacente è, senza dubbio, il libro. Gli altri sono estensione del suo corpo. Il microscopio… l’aratro e la spada… Ma il libro è un’altra cosa: il libro è un’estensione della memoria e dell’immaginazione. Che altro è, difatti, il nostro passato se non un insieme di sogni? Che differenza può esserci tra ricordare i sogniE ricordare il passato? Questa è la funzione cui assolve un libro.
Jorge Luis Borges, El libro, 1979

Murales milanese

Libri

Bisognerebbe leggere, credo, solo i libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio, un libro deve essere la scure per il mare gelato in noi. Questo credo.

Franz Kafka, Lettere, Mondadori, 1988

 

Domani 50 anni.

E tanti libri che mi hanno morso, punto. E stimolato.

ad maiora

Gabbiano che vola

Non aio gana di parlari

Arrivò a Marinella che erano squasi le sei di sira. Era un bellissimo tramonto. Montalbano sintì che la tensione nirbùsa gli s’allintava appena che s’assittò supra alla virandina.

Ristò ‘mmobili a respirari, senza aviri manco la forza di ‘nfilari ‘na mano in sacchetti e tirari fora il pacchetto di sicarette. Era accusì ‘mmobili che ‘na palumma si vinni a posari supra alla ringhiera della virandina. Passiò tanticchia avanti e narrè, po’ si fermò a tagliarlo.

“Non aio gana di parlari” fici Montalbano mentre che sintiva che gli occhi accomenzavano a farigli pampineddra.

La palumma si nni volò via.

Montalbano chiuì l’occhi.

……………..

Andrea Camilleri, L’altro capo del telefono, Sellerio, 2016

Granchio

Il grancio e l’Europa

“Chi nni pensi tu dell’Europa?” spiò al grancio che dallo scoglio allato lo stava a taliare.
Il grancio non gli arrispunnì.
“Prifirisci non compromittiriti? Allora mi compromitto io. Io penso che doppo il granni sogno di ‘st’Europa unita, avemo fatto tutto il possibili e l’impossibili per distruggirinni le fondamenta stisse. Avemo mannato a catafottirisi la storia, la politica, l’economia ‘n comuni. L’unica cosa che forse restava ‘ntatta era l’idea di paci. Pirchì doppo avirinni ammazzati per secoli l’uni contro l’autri non nni potivamo cchiù. Ma ora ce lo semu scordati, epperciò stamo attrovanno la bella scusa di ‘sti migranti per rimittiri vecchi e novi confini coi fili spinati. Dicino che tra ‘sti migranti s’ammucciano i terroristi ‘nveci di dire che ‘sti povirazzi scappano proprio dai terroristi”.
Il grancio che non voliva esprimiri la sò pinioni prifirì sciddricari nell’acqua e scompariri.

Andrea Camilleri, L’altro capo del filo, Sellerio, Palermo, 2016

Promessa di matrimonio

Lui continuò a leggere: «Nella malattia e nella malattia. È questo che vi auguro. Non cercate e non aspettatevi miracoli. Non ci sono miracoli. Non più. E non ci sono rimedi per le ferite che feriscono di più. C’è solo la medicina di credere nel dolore dell’altro e di esserci».

Jonathan Safran Foer, Eccomi, Guanda, Milano, 2016

L’ultima volta

Nessun lattante sa che è l’ultima volta che gli viene tolto di bocca il capezzolo. Nessun bambino sa che è l’ultima volta che chiama sua madre “mami”. Nessun ragazzino sa che il libro si sta chiudendo sull’ultima fiaba della buona notte che gli sarà mai letta. Nessun fratello sa che la vasca si sta riempiendo per l’ultimo bagno che farà mai col fratello. Nessun ragazzo sa, la prima volta che arriva al culmine del piacere, che da quel momento tutto per lui sarà collegato al sesso. Nessuna donna, sulla soglia della pubertà sa, mentre dorme, che ci vorranno quattro decenni prima che si svegli di nuovo infertile. Nessuna madre sa che sta sentendo la parola “mami” per l’ultima volta. Nessun padre sa che il libro si è chiuso sull’ultima fiaba della buona notte che leggerà mai.

Jonathan Safran Foer, Eccomi, Guanda, Milano, 2016

Shabbat spaziale

In un qualunque momento, nel mondo ci sono quaranta orari diversi. Altro fatto interessante: la Cina una volta aveva cinque fusi orari, ma adesso ne ha solo uno e per alcuni cinesi il sole non sorge prima delle dieci. Un altro: molto prima che l’uomo viaggiasse nello spazio, i rabbini discutevano di come osservare lo Shabbat lassù: non perché prevedessero viaggi spaziali, ma perché mentre i buddhisti aspiravano a convivere con le domande, gli ebrei piuttosto ne morirebbero. Sulla Terra, il sole sorge e tramonta una volta al giorno. Un’astronave completa un’orbita intorno alla Terra ogni novanta minuti, il che richiederebbe uno Shabbat ogni nove ore. Una linea di pensiero sosteneva che gli ebrei semplicemente non dovrebbero andare in un posto che solleva dubbi sulla preghiera e l’osservanza. Un’altra che gli obblighi terrestri sono legati alla Terra: quello che succede nello spazio rimane nello spazio. Alcuni sostenevano che un astronauta ebreo dovesse comportarsi come se si trovasse sulla Terra. Altri che lo Shabbat andasse osservato in base all’ora su cui era regolata la strumentazione, nonostante la città di Houston fosse ebrea più o meno quanto lo spogliatoio della sua squadra di basket. Due astronauti ebrei sono morti nello spazio. Nessun astronauta ebreo ha osservato lo Shabbat.

Jonathan Safran Foer, Eccomi, Guanda, Milano, 2016

Pompieri, da Grisù alla curva del Foggia

Sui social (e in tv) è rimbalzato il coro della curva del Foggia pro-pompieri (corpo del quale ci si accorge, purtroppo, solo quando succedono catastrofi, come in questi giorni Abruzzo o durante i recenti terremoti).

Del video di domenica sera, quel che emoziona di più è quando l’inquadratura si apre e, in basso a sinistra, si vedono i vigili del fuoco che guardano ammirati, fotografano e fanno video per quell’inaspettato riconoscimento.

Il coro dei pompieri, da loro stessi cantato, è in rete da parecchio tempo, registrato su un bus in viaggio.

Tanti di noi sono cresciuti nel mito dei pompieri, anche per via di uno storico cartone animato, in onda parecchi lustri fa: quello su Grisù, il giovane drago ribelle che voleva lasciare la strada – incendiaria – paterna per diventare un pompiere.

Insomma, dal draghetto alla curva foggiana…

Questo il testo del coro, che inizia con un triplo schiarimento di voce (Auuh):

Il Corpo nazionale Vigili del fuoco
Salviam la vita agli altri il resto conta poco
Il pompiere paura non ne ha
Il pompiere paura non ne ha
Portiamo il soccorso a chi ci chiede aiuto
Un giorno senza rischio per noi è non vissuto
Il pompiere paura non ne ha
iI pompiere paura non ne ha
Anche se di notte suona la sirena
Quando noi usciamo nessuno piu’ ci frena
Il pompiere paura non ne ha
Il pompiere paura non ne ha
Quando le fiamme avanzano non abbiam timore
Abbiamo Santa Barbara dentro il nostro cuore
Il pompiere paura non ne ha
Il pompiere paura non ne ha

Ad maiora

I libri

I libri sono capaci di cambiare, con gli anni, proprio come cambiano le persone, ma con la differenza che le persone, quasi tutte, prima o poi finisce che ti abbandonano, quando arriva il giorno in cui non ricavano da te più nessun profitto o piacere o interesse o quanto meno un buon sentimento, mentre i libri, loro non ti abbandonano mai.

Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale.

Aspettano financo decenni. Senza lamentarsi. Finché un giorno, magari alle tre di notte, hai improvvisamente bisogno di loro, e anche se magari l’hai abbandonato, quasi cancellato dalla tua mente, per anni e anni, lui non ti delude, scende dal suo posto e ti sta accanto, nel momento del bisogno.

Senza sussiego, senza inventarsi delle scuse, senza domandare a se stesso se gli conviene e se gli vai ancora bene, viene a te non appena lo chiami. Non ti tradisce mai.

Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra, Feltrinelli, Milano, 2003.

Uomo principale

Mail con tentativo di phishing di oggi. Vera donna per mani forti di uomo principale (non unico) della sua vita…

 

Ad maiora

 

SALUTE…… Voglio parlare un po di me. Il mio nome Lyudmila. La mia eta di 35 anni. Sono di Ucraina. Sono una ragazza giovane e allegro, mi piace tutto cio che mi circonda, e cerco di vivere in uno stato d’animo positivo. Io amo i film, la musica e lo sport. Mi piace trascorrere del tempo con gli amici, questo e quando mi sento bene. Deva dire che ho tanti interessi nella mia vita. Io devono essere completamente felici di trovare un uomo che puo essere l’uomo principale della mia vita. Credo che siamo in grado di raggiungere la completa felicita solo con qualcuno che ami. Mi piacerebbe vedere il mio uomo era intelligente, gentile, educato e premuroso. Sono molta tranquilla e credo che con lo stesso uomo posso essere felice ogni giorno. Ho bisogno di un tipo affettuoso e attento uomo nella mia vita. Voglio essere una vera donna in sue mani forti. Inoltre ho bisogno di un uomo che mi sosterra. Se avete bisogno di passione donna e vuole avere la vita brillante con sentimenti caldi e le emozioni positive io vi aspetta! bacio. Ho intenzione di aspettare per voi lettera nel mio indirizzo e-mail…………..