Category Archives: Pensieri

Piero Gobetti

L’ultimo testo di Piero Gobetti

L’ultima visione di Torino: attraverso la botte di vetro traballante che va nella neve: dominante l’enorme mantello del vetturino (che è l’ultima sua poesia). Saluto nordico al mio cure nordico.

Ma sono io nordico? E queste parole hanno un senso? Valgono per le polemiche queste antitesi dottrinali, e anche di gusti, di costumi, di ideali. Mi sentirò  più vicino a un francese intelligente che a un italiano zotico – ma quando mi proporrò delle esperienze intellettuali, quando li guarderò per la mia cultura. Io sento che i miei avi hanno avuto questo destino di sofferenza, di umiltà: sono stati incatenati a questa terra che maledirono e che pure fu la loro ultima tenerezza e debolezza. Non si può essere spaesati.

T. (probabilmente il filosofo Adriano Tilgher) dice che è meglio un paese civile. Ossia pensa che potrà fare meglio i suoi articoli. Egli ha rinunciato a ogni altra risonanza. Io sento che la mi azione altrove non avrà il sapore che ebbe qui: che le sfumature non saranno intese: che non ritroverò gli stessi amici che mi capivano.

Il cinismo era una difesa contro il sentimentalismo che ripugna il mio ideale virile. Ma io sarei desolato se la mia vita si riducesse a una rigorosa esecuzione di un piano e se non avvertissi in me, difficile a dominare, nei momenti più difficili, il tumulto della vita e l’ansia degli affetti.

Il senso del fato – non come punto di partenza, ma come indifferenza alle vicende – quando si è sicuri di sé. Non mi importano i risultati perché li accetto come misura della mia azione, di me (un’altra misurazione della volontà sarebbe complicata e impossibile). Bisogna essere se stessi dappertutto. Naturalmente non si deve essere isterici e si può essere tranquilli solo se non si cercano delle conferme. La concezione della vita come serie di esami è stupida: tutto si riduce invece all’aver credito, al non aver bisogno di esami perché si è qualcosa (si intende sempre socialmente).

Scritto pubblicato postumo il 16 marzo 1926 su Baretti. Piero Gobetti moriva a Parigi 90 anni fa oggi, esule, per le conseguenze dei pestaggi fascisti. In quella città europea è ancora sepolto. Il suo motto Che ho a che fare io con gli schiavi rimane una delle fondamenta della mia vita.

Ad maiora

La A1 tra Bologna e Firenze, il vecchio tracciato è senza traffico

Un’autostrada senza camion? Evitate la Variante di Valico

Qualche giorno fa, tornando da Firenze, ho deciso di lasciare la nuova strada per intraprendere la vecchia. Al bivio ho quindi evitato la Variante di Valico e mi sono arrampicato sullo storico tracciato della A1. Una opzione che si è rivelata tutt’altro che sbagliata.

Ci sono tanti sali scendi e tante curve, come in ogni strada di montagna che si rispetti. Ma non c’è più assolutamente traffico.

Ieri sentivo a Isoradio che il 100 per cento del trasporto su gomma transita ora sulla Variante di Valico e quindi, allo stato, il vecchio tracciato della A1 è una strada per sole automobili. Fantastico! Sopratutto in un paese arretrato come il nostro dove le merci sono tutte spostate da un fiume di camion e tir.

Sapevo che la vecchia A1 è diventata, negli ultimi due mesi (da quando cioè ha aperto la Variante di Valico tra Bologna e Firenze) una sorta di strada “sconsigliata” (sopratutto da Google Maps, vero filo conduttore delle vite stradali – e pedonali – di tanti di noi). E avevo letto le preoccupazioni sindacali per il futuro del personale di uno dei più noti autogrill del nostro paese, quello di Roncobilaccio.

E dunque ho provato a fermarmi allo storico autogrill. A pranzo eravamo in tre… L’unico panino vegetariano era quello con pomodoro e mozzarella, a testimonianza del fatto il tempo qui si è davvero fermato. Ho chiesto a chi mi ha fatto benzina di quanto fosse diminuito il traffico e mi ha detto del 70 per cento. Aggiungendo poi: “Ma l’altra strada è così bella che come si fa a non percorrerla…?”.

autogrill roncobilaccio deserto
Una strada bella (e moderna, sopratutto nelle gallerie) ma per ora senza un autogrill e con troppi camion. Mi sa che la prossima volta eviterò di nuovo la Variante e passerò per questa vecchia autostrada appenninica.

Ad maiora

 

Il Dalai Lama a Milano

A ottobre torna il Dalai Lama a Milano

Ricevo e volentieri diffondo questa notizia che mi arriva dall’Istituto Studi di Buddhismo Tibetano Ghe Pel Ling. A Ottobre tornerà infatti il Dalai Lama a Milano. Spero di essere libero in quel periodo e di poter avere di nuovo l’opportunità di incontrarlo. Nelle due precedenti visite, ho avuto il piacere (e l’onore) di intervistarlo.

La prima volta fu nel 2007, al Palasharp (struttura ormai in abbandono) la seconda nel 2012 al Forum di Assago.

Per la prima intervista, per prepararmi al meglio (da noi a scuola fanno catechismo, non insegnano religione), lessi praticamente tutto quello che potevo, scritto da lui o su di lui. L’incontro e l’intervista, pur collettiva, furono davvero emozionanti. Da allora smisi di bere alcol. Non perché avessi aderito al buddismo ma per cercare di essere sempre presente a me stesso.

Nella seconda visita, rammento che gli feci una domanda politica (il Comune di Milano gli aveva negato la cittadinanza onoraria) e che rispose sempre con parole di apertura. Anche verso il regime cinese. Al tempo di quel secondo incontro avevo smesso di mangiare carne e pesce. Sempre seguendo il suggerimento di “conoscere se stessi”.

La cosa che stupisce di più del Dalai Lama è la sua sonora, contagiosa, risata. Che spero di tornare a sentire il prossimo ottobre.

Ad maiora

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Care amiche e cari amici,

siamo molto lieti di informarvi che, grazie all’impegno delle nostre Guide Spirituali il Ven. Thamthog Rinpoche e il Ven. Tenzin Khenrab Rinpoche, Sua Santità il XIV Dalai Lama ha accettato il nostro invito di dare i Suoi preziosi insegnamenti a Milano il 21 e 22 ottobre 2016.

Il 21 ottobre, mattina e pomeriggio, Sua Santità il Dalai Lama darà insegnamenti, mentre la mattina del 22 ottobre, conferirà un’iniziazione e nel primo pomeriggio terrà una conferenza pubblica.
Vi preghiamo di aiutarci nel diffondere la notizia dell’evento sin da subito affinché più gente possibile possa organizzarsi per partecipare.

Ulteriori informazioni sull’evento verranno comunicate e pubblicate al più presto sul sito dell’evento www.dalailama-milano2016.org <http://www.dalailama-milano2016.org> .

Un cordiale saluto a tutti,
Ghe Pel Ling

Se le statue si annoiano

Il boxgate ha messo l’Italia in ridicolo. Non c’è nulla di peggio e in questo caso la berlina è meritata. Non tanto per il goffo atto di cortesia, in sé valore importante e ormai sottovalutato. Vedere il crollo dell’Occidente in un nudo nascosto è un’esagerazione. Capita di sbagliare. No, la berlina è meritata perché sembra che la decisione di coprire le statue non l’abbia presa nessuno. A Roma lo scaricabarile non ha mai fine.
La Venere capitolina su è impacchettata da sola una notte perché si annoiava e un paio di altre divinità l’hanno imitata.

Tratto da “L’Italia, le statue coperte e le verità elastiche” di Roger Cohen su Repubblica di oggi (traduzione dal New York Times di Emilia Benghi)

Passano i giorni, non la vergogna. 

Ad maiora

Salutti amico

Salut mia cara sconosciuto. Come stai? Mi chiamo Iryna! Sono una donna bionda con gli occhi blu. Sono dolce, istruita. Hai ricevuto le mie foto? Ho mandato a te alcune nuove image. Esse ti sono piaciute? Saro contenta se mi invierai le tue nuove foto. Sono una femmina sola e nubile. Non ho bambini. Ho 31 anni. Vorrei trovare l’altra meta per creare una focolare… Se mi, ti inviero piu mie foto. Aspettero tua risposta con impazienza. Per anima;)

Obiezione di coscienza al supermercato

Mesi fa, incontrando una scolaresca, sottolineavo l’importanza, politica, delle scelte personali, quelle della vita di tutti i giorni. Non tutti i ragazzi (anzi, le ragazze) concordavano. Eppure come si sottolinea in questo vecchio scritto del compianto Alex Langer, si fa politica anche tra i banconi di un supermercato, anche ai tavolini di un bar. Basta essere coscienti di quel che si fa. E di quel che si ingerisce.

Ad maiora

Grande peso possono avere, certamente, le scelte personali, soprattutto se spiegate e propagandate adeguatamente: fa differenza rifiutare un prodotto in silenzio, o spiegarne il motivo in un colloquio con il direttore del supermercato, seguito magari da una lettera al giornale cittadino o da un cartello portato davanti all’ingresso del punto di vendita.

L’obiezione di coscienza nei confronti dei prodotti macchiati da troppo sangue, da troppa distruzione ambientale, da troppo sudore malpagato, da troppa infelicità di bambini derubati della loro infanzia è una scelta altrettanto valida e forte quando quella nei confronti del servizio o delle spese militari. Ma per pesare ha bisogno di moltiplicarsi e di farsi conoscere, di generare dibattito – e di offrire alternative accettabili anche per cittadini che non se la sentano di trarne conseguenze semplicemente ascetiche, di rinuncia totale.

Alex Langer, Non per il potere, Chiarelettere, Milano, 2012

La “ragazza” americana uccisa e l’uomo di 25 anni

Torno ancora sul caso di cui mi sono occupato due giorni fa, ossia la gestione mediatica dell’assassinio, a Firenze, di Ashley Olsen. L’americana uccisa aveva 35 anni. Ora hanno fermato il presunto assassino, uno “spacciatore straniero” di 25 anni. Il virgolettato è tratto dal titolo del Corriere, cui farebbe bene ricordare che anche l’assassinata è straniera. Ma forse essendo “americana” e non “senegalese” gode, anche da morta, di uno status speciale.

Insisto invece ancora sul concerto di giovinezza (tema peraltro caro al fascismo) sul quale ho scritto nel precedente post.

Perché oggi l’articolo sul principale quotidiano del paese cade nello stesso difetto di due giorni fa, anzi ci mette il carico. 

Perché la donna assassinata (35 anni) viene definita per tre volte “ragazza”. Mentre il presunto assassino (25 anni) oltre a essere definito “presunto killer” (come se fosse un assassino appartenente a qualche clan mafioso) viene chiamato “uomo”. Insomma, un modo di affrontare questo caso di cronaca nera davvero superficiale e discutibile.

Ad maiora 

Ps. Dario Fo, intervenendo ieri a Milano, ha espresso dubbi sulla candidata sindaco del Movimento 5 stelle per il capoluogo: “la ragazza che è stata scelta non mi convince”. Patrizia Bedori ha 52 anni…

Gratuità

Abbiamo bisogno di occasioni e opportunità gratuite nella nostra vita, nella vita delle città e delle campagne. Può bastare anche poco: spazi per sedersi senza dover consumare, accesso alla natura, al mare, al verde, senza dover pagare un biglietto, una fontana pubblica con l’acqua buona alla portata di tutti, biciclette del Comune che so possono prendere in prestito e restituire, un mercatino di scambio dell’usato… In una società dove tutto è diventato merce, e dove chi ha soldi può comperare e stare meglio, occorre la riabilitazione del “gratuito”, di ciò che si può usare ma non comperare: perché non mettere a disposizione occasioni gratuite – modeste, magari – per dormire, mangiare, rifornirsi di vestiti usati…?

Alex Langer, Non per il potere, Chiarelettere, Milano, 2012

Ad maiora

Se l’americana uccisa a Firenze rimane giovane

Le notizie relative all’assassinio di Ashley Olsen a Firenze in queste ore danno idea di come l’influenza degli Stati Uniti abbia sempre più contagiato la nostra informazione, il nostro stesso modo di ragionare. L’americana strangolata aveva 35 anni, un tempo il “mezzo del cammin di nostra vita” oggi invece terra di limbo tra un’adolescenza infinita e una maggiore età che non si sa quando si conquista. Quando si diventa “donne” se non a 35 anni?

Perché dunque insistere sul concetto di “giovane americana”, oggi l’ho letto sul Corriere e sentito al Tg2 (ma se googlate appena scrivete “giovane americana” vi suggerisce “uccisa a Firenze”, fatto che non succede se scrivete “donna americana”)?

Succede da un lato perché molti di quelli che scrivono hanno più di 35 anni e quindi quella età sembra ancora giovanile.

Ma soprattutto, più o meno inconsciamente, per rispettare quella regola cronachistica del giornalismo americano riassunta nell’acronimo MWWS, Missing white woman syndrome,  ossia Sindrome da donna bianca scomparsa. Significa che per ottenere, a lungo, l’attenzione dei media bisogna essere una donna bianca. Se si è o si viene catalogati come giovani è ancora meglio. In questo caso la vittima è una straniera, anzi una extracomunitaria, ma essendo americana (e avendo scelto di vivere in Italia) viene equiparata alle “nostre donne”. Inserisco queste ultime parole tra virgolette perché ne ho letto sempre sul Corriere odierno, nel box che parlava del compagno della donna, colui che ne ha scoperto il cadavere viene scritto: “Fiorentini racconta a fatica e ha quasi un tremito quando descrive di aver salito le scale del soppalco con il cuore in gola e di aver trovato la sua donna nuda distesa sul divano”. Corsivo e grassetto sono miei. Siamo nel 2016…

Ad maiora