Category Archives: Viaggi e cibo

Myrtos Beach a Cefalonia

Visitare Cefalonia: Myrtos Beach

Sembra esserci più sole di ieri anche se il vento non accenna a diminuire.
Dopo essere andati ieri verso sud (verso Poros) oggi puntiamo a nord, con l’obiettivo di raggiungere Fiskardo.
In realtà ci fermiamo prima.
Sulla strada lungo il mare ci sono i lavori in corso che ci permettono di osservare dall’alto la spiaggia di Myrtos, considerata una delle più belle del Mediterraneo.

Myrtos Beach
Decidiamo di scendere subito da lei!
Giù c’è bandiera rossa e tanto vento. I cavalloni del mare sono divertenti ma fa abbastanza freddo. Ci mettiamo come lucertole al sole…

Spiaggia di Myrtos
Niente ombrellone oggi. Qui a differenza di ieri la spiaggia è di sabbia e c’è una parte libera. Ogni volta che esce il sole proviamo a giocare con le onde. A pranzo panini e gelati nel baretto sulla spiaggia. Super attrezzato e affollato.
Giochiamo un po’ con le onde finché ci stufiamo del tanto vento e, pur tristi di lasciare questa meravigliosa spiaggia, torniamo al nostro studios.

Io vado a correre e in fondo a Sami trovo una bellissima Taverna, circondata da un bel laghetto.

Il laghetto di Karavamilos

Alla Karavomilos mangiamo a un metro dal mare sotto alberi giganti e circondati da gatti affamati. Il cibo non è all’altezza della bellezza del posto ed è anche la prima volta che arriviamo a spendere 30 euro in due.

Ad maiora

Tramonto a Poros, con vista sulla terra ferma

Visitare Cefalonia: dalla spiaggia di Antisamos a Poros

Secondo giorno per me e Marta a Cefalonia, Grecia.

Il tempo, pur ventoso, sembra volgere al meglio e quindi andiamo alla spiaggia di Antisamos, a pochi chilometri da Sami. È di acciottolato e ha un mare proprio trasparente e pulito. Con la maschera si possono vedere anche parecchi pesci.

Antisamos Beach, Cefalonia

L’ombrellone costa 9 euro per due e la spiaggia è forse troppo affollata. Mi consolo bevendo un Freddo Cappuccino.

Freddo cappuccino in spiaggia

Freddo cappuccino in spiaggia

Anche il pranzo nel bar del bagno Mojito non è dei più economici (9 euro a testa per un solo piatto) ma sia la mozzarella in carrozza che la feta impanata e fritta sono eccellenti.

Saganaki, Cefalonia, Grecia

Finito il pranzo e tornati al nostro ombrellone comincia però a piovere e fuggiamo negli Studios di Sami a ripararci.

Pomeriggio casalingo. Di sera ci spostiamo invece a Poros. Qualche chilometro a sud di Sami. È un centro abitato piccolo ma accogliente. Dalla spiaggia si vede la terraferma. Mangiamo, osserviamo il tramonto, insieme a un manipolo di gatti affamati, e poi torniamo a casa.

Tramonto a Poros, Grecia

Ad maiora

 

Lago di Melissani

Cefalonia, giorno 1: Argostoli, Sami e Lixouri

Inizio oggi il racconto della settimana trascorsa con Marta sull’isola greca di Cefalonia.

Buona lettura e (spero) buon viaggio.

Ad maiora

 

Partenza all’alba da Orio al Serio per volo diretto sull’aeroporto di Cefalonia. Volo regolare con la solida finzione di Ryanair che vi dice che siete arrivati in anticipo (il trucco, commerciale, è annunciare una durata del volo più lunga di quella reale). I gratta e vinci (anzi i gratta e perdi) che la compagnia aerea cerca di smerciare ai suoi poveri passeggeri non credo vadano granché bene. Oggi, in volo, c’è il due per uno per chi ne acquista uno solo biglietto (a 3 euro) e addirittura il raddoppio per chi spende 10 euro (ve ne staccano 14).

Il vantaggio di avere solo bagaglio a mano è che poco dopo l’atterraggio (nel piccolo aereoporto di Argostoli, il capoluogo di Cefalonia) siamo già in coda alla Hertz per noleggiare un auto. Sull’isola non ci sono tante auto da noleggiare e quindi il consiglio è quello di prenotarla prima della partenza. Ci danno una Nissan Micra e una mappa, con la quale partiamo in direzione di Sami, cittadina che sarà la nostra base per questa settimana di vacanze greche. Seguendo le indicazioni stradali e la mappa io e Marta arriviamo, in una quarantina di minuti, alla meta. La difficoltà maggiore è stata trovare gli studios, ossia l’appartamento che avevamo affittato. Chiedendo informazioni nessuno ci sapeva indicare dove fossero. Ce la siamo cavati navigando sull’app gratuita maps.me dalla quale, prima di partire, avevamo scaricato la mappa di Cefalonia.

Il proprietario degli Antisamos Studios (individuati grazie a Booking) non è proprio sorridente o granché accogliente. Strano. Perché le altre persone con cui avremo a che fare qui sull’isola sono davvero ospitali. Scopriremo il giorno dopo che non sta tanto bene.

La camera è spartana, ma appunto ci serve proprio da base. La Wi-Fi funziona bene. Le pareti però sono sottili e quindi sono contento di aver portato i tappi per le orecchie.

 

Lasciati i bagagli andiamo a cercare un ristorante sul lungomare di Sami. Le alternative non mancano. Optiamo per una sorta di bar greco, con personale che parla italiano. Marta mangia un kebab di pollo. Io della feta e una fantastica insalata di melanzane (melitzanosalata). Per scegliere i piatti vegetariani greci mi sono affidato al sito di un’esperta che conosco bene, come Fraintesa.
Dopo esserci rifocillati (a soli 7 euro cadauno) abbiamo fatto due passi per Sami per fare lo shopping minimo per l’appartamento (colazione, carta igienica, crema solare). La cittadina non ha niente di particolare. Tre vie: la prima dà sul mare (e sul porto) la seconda più interna è piena di negozi. Sembra un posto molto tranquillo. Soprattutto nella terza dov’è stiamo noi e ci sono studios e alberghi.

Essendoci brutto tempo (vento e nuvole) decidiamo di sfruttare la macchina per conoscere l’isola.

Prima tappa le grotte di Melissani che sono poi uno dei motivi che hanno spinto Marta a scegliere queste isola. Le grotte sono grandi e belle, ma la visita di 10 minuti in barca non vale i 7 euro cadauno che si spendono:

Seconda tappa: Argostoli, il principale centro di Cefalonia. È sabato pomeriggio e la maggior parte dei negozi è chiusa. Di conseguenza in giro (anche nella bella via pedonale, lisostroto?) non c’è nessuno. Riusciamo a fare qualche acquisto e poi ci avviamo sul ponte pedonale sull’acqua chiamato Devossetos, costruito da un architetto svizzero. Lo percorriamo solo per pochi metri quando Marta scorge nell’acqua una enorme tartaruga caretta caretta. Scopriremo che ve vivono una quarantina in questa baia. Davvero un bell’incontro!

Prima di lasciare Argostoli andiamo a rendere omaggio al monumento ai 9000 soldati italiani fucilati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943. Decisero con un referendum di resistere ai nazisti, diventati nemici. L’imbarazzante Badoglio si schierò con gli Alleati ma impiegò più di un mese a dichiarare guerra alla Germania. Le belve naziste uccisero i soldati italiani, una volta disarmati, considerandoli traditori e non prigionieri di guerra:

Lasciamo il capoluogo dell’isola e ci avviamo, sempre in auto, sul promontorio che sorge di fronte ad Argostoli. Ci si potrebbe andare in traghetto ma scegliamo l’auto visto che vogliamo scoprire l’isola. Obiettivo: raggiunge Lixouri. Anche questa città, come tante qui nell’isola di Cefalonia, è stata distrutta dal terremoto del 1953, ma è stata ricostruita in un modo davvero armonico. Camminare qui è piacevole e aspettiamo, insieme a tante persone del luogo, il tramonto seduti su una banchina del porto. Davvero bello.
Poi andiamo a cenare in uno dei tanti ristoranti che si trovano nella zona pedonale: Ainos.
Qui ci sbizzarriamo. Marta rimane in zona carne. Io mi lancio su bruschette greche (Traditional Kefalonian Riganado), tzatziki e formaggio da spalmare (Tirokafteri). Quest’ultimo fantastico.
Dopo questi aperitivi (aiutato in realtà da Marta) ho preso anche una pita vegetariana.
Mi sono alzato satollo (sempre spendendo circa 10 euro a testa). Ma per fortuna prima di tornare verso il nostro appartamento abbiamo potuto assistere, in piazza a Lixouri, a uno spettacolo di balli tradizionali.

National Museum of Tanzania

Cosa fare a Dar es Salaam: il Museo Nazionale

Se trascorrete qualche ora a Dar es Salaam (la principale città della Tanzania, il suo cuore economico, ma non la capitale) cercate di fare un salto a vedere il Museo Nazionale. Si trova a Shaban Robert Street ed è un’oasi di pace fuori dalla caotica (e trafficatissimo) vita di Dar.

Una volta varcata la soglia e pagato l’ingresso (meno di 3 euro) vi troverete davanti a un gigantesco ficus che occupa gran parte del giardino. Sotto le sue foglie si tengono degli spettacoli teatrali.

Ficus

Una volta saliti al primo piano, le varie sale vi mostreranno la storia della Tanzania che parte da un cranio di australopiteco, visto che da queste parti (ma non ditelo ai razzisti) ha origine la razza umana.

Resti di australopiteco

Le altre sale raccontano la storia della Tanzania, dal l’occupazione coloniale (prima tedesca, poi inglese) fino all’indipendenza (del Tanganika) e all’unificazione con Zanzibar.

Le sale del museo nazionale di Dar es Salaam

Il museo è davvero piccolo e quindi la vista dura poco. Uscendo, nel giardino, non dimenticate di passare in un luogo che ricorda la recente (drammatica) storia della Tanzania: la bomba contro l’ambasciata americana del 7 agosto 1998.

Il monumento delle vittime agli attentati di Dar es Salaam

In un paese in pace come la Tanzania questi morti rappresentano un tributo di sangue, sicuramente inatteso. Le vittime degli assassini di Al Qaeda, furono dodici: tutti, ovviamente, africani.

Ad maiora

Le vittme dell'attentato all'ambasciata americana di Dar es Salaam

 

 

 

 

 

Visitare Andorra

Il piccolo stato incuneato tra Spagna e Francia ha solo 85mila abitanti ma più di dieci milioni di visitatori l’anno.

Vengono per lo più dalla vicina Barcellona. Ragione per cui arrivando dalla capitale catalana troverete una serie di strade a pagamento (che non meriterebbero di essere pagate) e parecchi autovelox.

La sola ragione per cui in tanti raggiungono questo staterello nel cuore dei Pirenei, dove si parla catalano, è il fatto che è un paradiso fiscale e che tutti i negozi vendono i loro prodotti senza Iva.

Eppure il piccolo stato ha una storia davvero curiosa ed è – insieme a San Marino – l’unico paese ad avere due capi di Stato. In questo caso entrambi residenti all’estero: sono il vescovo di Urgell in Spagna e il presidente della Repubblica Francese.


Andorra, che non ha esercito, non fa parte dell’Unione europea, né quindi di Schengen, ma i controlli alla frontiera sono davvero blandi (e comunque basta la carta di identità per superarli). 

Il Principato adotta l’euro. Motivo per il quale in tanti vengono qui a fare acquisti


Acquisti anche difficili altrove come tanti strumenti di autodifesa.


Una volta fatta avanti e indietro la strada dei negozi della capitale di Andorra (che si chiama Andorra La Vella, ossia la Vecchia) e che si è camminato lungo il fiume La Valira, cosa resta da fare?


Essendo a mille metri di altezza e in mezzo ai Pirenei conviene salire di qualche decina di metri ancora e percorrere  il bel camminamento che domina la valle. Accompagnati dal suono dell’acqua.

Qui non troverete turisti, non percepirete l’inquinamento dovuto alla marea di macchine che raggiungono Andorra durante qualunque giorno di festa.

E, se sarete fortunati, troverete qualche abitante di Andorra che vi racconterà la storia della sua vita.

Ad maiora 

A Casa Alto Adige a preparare prodotti benessere 

Ero l’unico uomo presente ieri sera a Casa Alto Adige di Milano per una serata dedicata al benessere.

Elena Nicoli, esperta di erbe officinali, ci ha spiegato come fare in casa, in pochi minuti, un amido doccia:

E pure uno scrub per le mani:

Stamattina ho usato il primo e mi sono trovato molto bene. Chissà se ciò mi fermerà domani sera dal portarmi a casa, dall’albergo dove dormirò, qualche prodotto-bagno…

Peraltro la serata di ieri sera è stata molto fortunata. Ho imparato a fare altre cose con le mani (oltre a digitare, a fare riprese e montaggio). Ho cenato, in un ambiente davvero confortevole, assaggiando le incredibili prelibatezze preparate dallo chef Manuel Astuto.  E in più sono stato estratto e ho vinto un week end in Alto Adige!

Ad maiora

Il Mercatino hippie di Formentera

Il mercatino hippie di Formentera

Prima di andarci pensavo fosse un posto tutto finto, buono solo per ospitare calciatori e ragazze immagine. E invece Formentera mi ha fatto cambiare idea. E mi ha dimostrato, una volta di più, come viviamo di pregiudizi che spesso possono essere smentiti vedendo e toccando le cose di persona. L’isola spagnola non ha “fregato” solo me ma anche una viaggiatrice seriale come Fraintesa.

È dunque l’isola e verde e selvaggia e ha persino un ottimo (ma davvero ottimo) ristorante vegetariano a Es Pujols.
Ma il titolo di questo post è dedicato al mercato hippie che si svolge a La Mola, la parte più alta dell’isola.
Si tiene da aprile a ottobre dalle 16, ogni mercoledì e domenica.


A dispetto delle apparenze, a Formentera dagli anni ’60 si è stabilita una numerosa comunità hippie che qui ha messo radici.


Il risultato è questo divertente e colorato mercatino di artigianato.


Potete ascoltare musica, assistere a spettacoli e soprattutto comprare manufatti: monili, bigiotteria, maglioni e magliette e persino curiosi gioielli. 

Insomma, se questa estate (magari non ad agosto, quando sull’isola c’è il tutto esaurito) andate a Formentera, un salto al mercatino hippie non potete non farlo.

Ad maiora

Le capre felici di Agi

In Val di Gresta, assolata valle dello splendido Trentino, ecco l’allevamento di capre di Agi, giovane donna etiope che ha scelto di vivere nel nostro paese. Ha studiato a Trento e parla il nostro idioma con leggero accento locale. Ha un sorriso che si irradia su chiunque incontri sul suo cammino. Le capre lo sanno e si avvicinano al suo richiamo. Né fischi, né urla. Ma un semplice richiamo che convince gli animali ad avvicinarsi a lei. Anche quando non è orario di mungitura.

Agi alleva da sola 70 capre, le munge e produce formaggio, che vende direttamente.


Se siete tra il Lago di Garda e Rovereto, andate a trovarla.

Questo è il suo sito:

http://www.lacaprafelice.com

Sono capre, come potete vedere dal video, davvero felici.

Ad maiora

Seul vuole diventare una città no smoking

Chiunque visiti la capitale della Corea del Sud non potrà non notare i numerosi divieti di fumo che compaiono ovunque.Anzi, i divieti sono diffusi un po’ in tutta la Repubblica. 

Questo è ad esempio un gigantesco divieto fotografato sulla spiaggia di Busan, nel sud della Penisola. L’obiettivo del governo coreano è limitare il più possibile il fumo passivo. Non solo negli spazi chiusi, ma anche in quelli all’aperto. Seul ha infatti l’obiettivo di diminuire il consumo di bionde: è infatti al tredicesimo posto nella classifica mondiale sul consumo di sigarette.   Se si vuole ridurre il fumo passivo, non si può limitarsi ai locali pubblici. Di qui la decisione di rendere libere dal fumo anche alcune aree pubbliche all’aperto. Per evitare semplicemente che camminando dietro qualcuno che sta fumando, si respiri il suo fumo.E così a Gangnam, ricco quartiere esaltato da PSY, si vedono numerosi divieti intorno alle panchine.

 Nella zona universitaria, ci sono ovviamente molti locali che fanno il takeaway.  Anche per questo si è deciso che ragazzi che rimangono qui a mangiare possano rimanere in  una zona smoking-free.  È vietato anche fumare alle stazioni dei bus, nei parchi e nei pressi delle scuole. Il ventun per cento della capitale è vietata a chi fuma.

Chi non rispetta le regole paga una multa di 100.000 won, circa 75 euro.

Ad maiora 

 

Visitare la Corea: la DMZ al 38º parallelo

Se andate in Corea del Sud non perdetevi una gita alla DMZ, ossia la Zona Demilitarizzata che, dalla fine della guerra (1953), divide le due Coree. 

Da Seul si parte in pullman per osservare il fronte sud di questo muro lungo 241 chilometri che corre lungo il 38º parallelo. La guida, bravissima, che ci accompagna ha avuto famigliari prigionieri del Giappone (paese che non ha mai chiesto scusa per lo schiavismo, per lo più femminile, quindi sessuale. durante l’occupazione militare) e quindi è molto critica verso la dittatura nordcoreana e sulla democrazia giapponese.

 

La prima tappa di questa “gita nella storia” è al Parco Imjingak dove vengono commemorate le vittime di guerra.  A piedi si arriva al Ponte della libertà, forse uno dei momenti più toccanti della visita.   Qui si percepisce proprio il dolore della separazione. Qui la cortina di bambù non è solo un nome ma una realtà.

In questa DMZ peraltro i coreani non possono venire in visita e il percorso del pullman è super blindato e viene fermato a numerosi posti di blocco per superare il fiume Imjin e arrivare nella terra di nessuno.  Si arriva quindi alla linea del fronte dove vi fanno visitare il terzo tunnel di infiltrazione, uno dei tanti scavati dal regime nord-coreano per invadere la Repubblica di Corea.  Il tunnel è molto basso e quindi vi forniscono di caschetti, sistemati – con precisione coreana – all’ingresso.

 La zona intorno al tunnel è completamente minata.  Il culmine della visita è dall’osservatorio Dora dal quale si può guardare, in lontananza, la cittadina nord-coreana di Kijongdong e l’altissima bandiera che il dittatore di Pyongyang ha fatto issare. Alla fine si spera che una risata li seppellirà. La stessa che fa un sorridente Budda, circondato, suo malgrado, dal filo spinato.  

Ad maiora