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A Casa Alto Adige a preparare prodotti benessere 

Ero l’unico uomo presente ieri sera a Casa Alto Adige di Milano per una serata dedicata al benessere.

Elena Nicoli, esperta di erbe officinali, ci ha spiegato come fare in casa, in pochi minuti, un amido doccia:

E pure uno scrub per le mani:

Stamattina ho usato il primo e mi sono trovato molto bene. Chissà se ciò mi fermerà domani sera dal portarmi a casa, dall’albergo dove dormirò, qualche prodotto-bagno…

Peraltro la serata di ieri sera è stata molto fortunata. Ho imparato a fare altre cose con le mani (oltre a digitare, a fare riprese e montaggio). Ho cenato, in un ambiente davvero confortevole, assaggiando le incredibili prelibatezze preparate dallo chef Manuel Astuto.  E in più sono stato estratto e ho vinto un week end in Alto Adige!

Ad maiora

30 anni da Chernobyl. Se ne parla stasera a Cesano Boscone

Stasera alle 21 modero un dibattito a Cesano Boscone (Sala delle carrozze, villa Marazzi, via Dante 47 ) sul trentennale del disastro nucleare alla centrale di Chernobyl, in Ucraina. Era il 26 aprile 1986 (anche se la notizia venne diffusa, con colpevole ritardo, dalle autorità sovietiche qualche giorno dopo). È infatti, come mostra questo video, il giorno dopo l’incidente, la vita proseguiva come se nulla fosse:

All’incontro parteciperanno: Alessandro Zanisi presidente di “Aiutiamoli a Vivere” Lombardia e Barbara Meggetto presidente di Legambiente Lombardia 

Non è la prima volta che animo iniziative di questo tipo, sia con gli ambientalisti sia con quanti aiutano i bambini bielorussi.
Purtroppo la sensibilità di molti (ma non di tutti – e questa è la cosa importante) va calando col passare del tempo. 

Ma quanto successo a Fukushima, dimostra che i problemi legati al nucleare non sono finiti.
E a proposito di Chernobyl, questo video di Vladimir Shevchenko, che morirà in seguito a lunga malattia causata dalle radiazioni, spiega come venne affrontata quella emergenza:

Spero di vedervi stasera.

Ad maiora

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Treni italiani e svizzeri: rumore vs silenzio 

Raramente mi capita di viaggiare sui treni elvetici. Ed è un vero peccato. Perché la differenza abissale con quelli italiani salta subito all’occhio, anzi all’orecchio.
Mi era già successo prendendo un treno veloce in Corea del Sud, dove compaiono ovunque gli inviti a fare silenzio.

Sui treni svizzeri forse non c’è neanche bisogno di dirlo. Viene in automatico. E così il viaggio è decisamente più rilassante.

Niente a che vedere con i treni italiani. Sulle Frecce ogni tot viene sparato a tutto volume un annuncio pubblicitario (preceduto e seguito da un fastidioso jingle). Spesso inutile. Quasi sempre sgradito.

E non va meglio sugli inter-regionali. Ho preso un treno da Modena a Milano e ad ogni fermata  ci venivano segnalati i tre treni in partenza dalla stazione nella quale stavamo arrivando. Alcuni ti incitavano pure a tornare sui propri passi (è in partenza il treno per Cesena, mentre io stavo andando a Nord). Il tutto ovviamente – per rompere maggiormente i timpani – in italiano e in inglese (con differenze minime, peraltro). A questo, con decibel sempre più alti, si aggiungono tutti i cafoni che urlano nel microfono come non ci fosse un domani.

Ma leggere o dormire non sono più opzioni fattibili sui nostri treni?

Ad maiora

 

Fuggire dai campi di prigionia della Nord Corea

Il suo comportamento (di Shin Dong-hyuk,, Ndr) corrispondeva a un modello comune tra i sopravvissuti ai campi di concentramento di tutto il mondo, che spesso convivono con quella che la psichiatra di Harvard Judith Lewis Herman chiama “identità contaminata”: «Soffrono non solo della classica sindrome post-traumatica ma anche di profonde alterazioni nelle loro relazioni con Dio, gli altri e se stessi» scrive Herman nel suo libro Guarire al trauma, un’indagine delle conseguenze della violenza del terrorismo politico. La maggior parte dei sopravvissuti può soffrire «per la vergogna, per il disgusto di sé e per un senso di fallimento».

Così Blaine Harden nel terribile Fuga dal campo 14 (Codice edizioni) inquadra il carattere di  Shin Dong-hyuk, giovane nordcoreano fuggito da un campo di prigionia per figli di “dissidenti”. Un caso, quello dei campi nordcoreani, a lungo ignorati dal mondo occidentale e che solo alcuni testimoni diretti hanno riaperto. Persino l’Onu ora si sta occupando di queste strutture, gigantesche e visibili persino su Google Maps.

Il campo 14, da cui è fuggito Shin, lo ha ospitato fin dalla nascita. La sua unica colpa, essere figlio di un padre e una madre non completamente asserviti al regime. Lei insieme al fratello cercherà la fuga, ma verranno entrambi uccisi sotto gli occhi di Shin. Sarebbe stato proprio il ragazzo a denunciare il pericolo di fuga dei suoi parenti. Ma l’unica regola che funziona in questi campi è che il carceriere ha sempre ragione.

Il libro è a tratti duro e, spesso, critico anche verso il suo protagonista che, ovviamente, non si fida nemmeno dell’intervistatore, essendo stato allevato in questo modo.

Shin ha anche cambiato più volte la versione di ciò che successe nel Campo 14. Alcune versioni sono riportate nel volume, altre sono invece successive.

Potete valutare direttamente il suo racconto, guardando questo video:

Il libro comunque ve lo consiglio, perché svela realtà che si pensavano seppellite con la fine dei gulag.

Ad maiora

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Blaine Harden

Fuga dal campo 14

Codice edizioni

Pagg. 290

euro: 16,90

copertina di ex storie di uomini dopo il calcio

Ex, la seconda vita di allenatori e giocatori dopo il calcio

Ho comprato e letto “Ex, storie di uomini dopo il calcio” per prepararmi a una intervista a Osvaldo Bagnoli. Che è uno dei 10 protagonisti di questo libro davvero molto bello di Matteo Cruccu (edito da Baldini e Castoldi).

Allenatori e giocatori, quasi tutti ex

Le storie sono raccontate in modo commuovente e possono piacere anche a chi non mastica pane e calcio tutti i giorni. Oltre all’ex allenatore di Verona e Genoa (e Inter, ma quel ricordo l’Osvaldo preferisce rimuoverlo) c’è la storia di un altro “mister” come Alberto Malesani, ora impegnato a coltivare vigne. Poi una serie infinita di giocatori che hanno qualcosa da raccontare, che sono esempi delle difficoltà di dire basta a stare sull’altare della religione calcistica: Marco Ballotta (che ancora gioca!), Pasquale Bruno, Giovanni Comandini, Fernando De Napoli, Francesco Flachi, Diego Fuser, Moreno Torricelli e Riccardo Zampagna.

Le pagine su cui ho fatto delle orecchie e chi mi hanno più commosso sono state quelle su Torricelli e Flachi.

TORRICELLI, FARE TACKLE AI DESTINI DELLA VITA

Per Torricelli si parla del suo rapporto con la moglie Barbara: «L’amore della tua vita è rimasto lo stesso anche alla Juventus. Te la sei sposata, Barbara, poco prima di questa memorabile finale (Champions vinta, ai rigori, dalla Juve a Roma contro l’Ayax, Ndr) e avete avuto avuto anche una figlia. La favola era giusto viverla in due. Ché lei c’era quando eri piegato sulla catena di montaggio, nella nebbia di Carate, ad aspettarti nel parcheggio quando ti avevano rubato la macchina. E hai giurato che non l’avresti tradita mai». Ma il destino si accanisce contro Barbara lasciando Moreno, appesi gli scarpini al chiodo, a trascorrere la sua seconda vita da solo, coi figli: «Moreno è venuto a cercare pace e refrigerio qui in Valle d’Aosta, a mettere un punto dopo che una vita tutta in discesa, spianata, è stata travolta da una frana, una valanga rovinosa e implacabile. (…) Sono quattro anni che lei non c’è più. Se ne è andata via e lo ha lasciato solo con i loro tre figli. Un male l’ha attaccata senza pietà e nessun tackle è bastato a sconfiggerlo».

FLACHI, RIPARTIRE DA DIETRO UN BANCONE

Anche il capitolo finale su Flachi è molto bello. Ricorda le difficoltà di un giocatore di essere un predestinato e il peso di un talento che finisce con una squalifica per uso di cocaina.

Flachi ora ha aperto un bar a Firenze, dove espone qualche poster di quando  ha vestito le maglie di Fiorentina e Samp (e, per una partita soltanto, della Nazionale):  «Fa bene ogni tanto riguardare chi si è stati. E Francesco, nel bar che ha aperto per segnare un prima e un dopo nel suo rocambolesco romanzo, lo fa quatto o cinque volte al giorno».

Flachi non è comunque solo. A segnalare quella passione, unica e per certi versi inspiegabile, che (s)muove il calcio: «I tifosi del popolo che ha amato (e lo ha amato) di più, il popolo sampdoriano, vengono apposta da Genova. Si è sparsa la voce, a Ponente e nei carruggi, che il campione degli anni bui e della rinascita, l’uomo che, prima di cadere a terra, ha sostituito Vialli e Mancini nel cuore della gente, ha aperto una paninoteca in questo angolo di Firenze che conoscono solo i fiorentini. Prendono l’auto, fanno la litoranea, poi la Fi-Pi-Li, e giungono a frotte. Per farsi una foto, un selfie come s’usa oggi, con l’idolo un tempo irraggiungibile e oggi a tiro di bancone. Ogni volta che un doriano (ma capita anche coi viola, pure se è più difficile, perché questa città, nei secoli, è sempre stata più generosa coi figli degli altri che coi propri) oltrepassa quella soglia per Francesco è un balsamo. La devozione sincera tiene vivo il ricordo pulito, bello, del campione che ha riportato il calcio a Marassi, dopo anni di tremenda carestia. E allontana l’abuso di tutto il contorno, delle serate senza fine, dei rifugi artificiosi per combattere l’ansia, la paura di non essere all’altezza: la devozione sincera dà un senso a questa vita rinnovata, a questo bagno di umiltà che Francesco si è riservato».

OGGI LA PRESENTAZIONE A PARMA

Il libro, già alla seconda edizione, viene presentato oggi, giovedì 14 aprile, alle 18.30 al Tardini di Parma, con alcuni giocatori le cui seconde vite sono raccontate nel volume e alcuni protagonisti della rinascita della squadra ducale (ora Società sportiva dilettantistica Parma Calcio 1913). Una storia da romanzo anche questa.

 

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Matteo Cruccu

Ex, storie di uomini dopo il calcio

Baldini e Castoldi

Milano, 2016

Pagg. 143

Euro 15

 

 

Caro uomo. Sto aspettando. risposta

Nuova esempio di phishing mail. Questa volta di Aleksandra, mio nuovo amico…!

Ad maiora

 

Saluti! Saro molto felice di conoscerti! Il mio nome e Aleksandra!

Infine, la primavera e arrivata! La primavera e un momento di amore e di bellezza!

Oggi sono in gran forma, e ha deciso di conoscerti!

Io non inseguo ricchezza e il denaro. Voglio solo il dialogo e la sincera amicizia. Voglio trovare l’amore!

Sto aspettando le vostre lettere. Raccontaci di te stesso!

Sono molto interessato a conoscere la vostra vita! Il tuo nuovo amico Aleksandra!

 

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Il problema di Milano? Il traffico, anzi: i parcheggi

In questi giorni il tema parcheggi, spin-off di quello – gravoso e assassino – del traffico è al centro dell’attenzione di Milano. Dapprima un ex ministra che si lamenta con un video delle multe. Poi un’assessora che imbratta una macchina parcheggiata in divieto (notizia che incredibilmente è, tutt’oggi, in prima pagina sul milanocentrico Corriere della sera).

Del traffico milanese parla anche Alessandro Robecchi nel recente e bello “Di rabbia e di vento“: «Quando è arrivato a destinazione ha fatto un paio di giri dell’isolato perché non c’erano parcheggi, ovvio, poi si è iscritto alla maggioranza silenziosa: seconda fila e doppie frecce. Abbiamo nutrito il pianeta, siamo un modello per il paese, su, lasciateci posteggiare come cazzo ci pare».

Purtroppo questo è un atteggiamento tanto, troppo diffuso che non è diminuito nemmeno con l’amministrazione Pisapia. Mi capita spesso di girare in auto per l’Italia. E il traffico incattivito che trovo a Milano non ha riscontri in nessun altra città italiana. Come dimostrano i dati del rapporto Traffic Scorecard di Inrix che catalogano il capoluogo lombardo come quello in cui i cittadini perdono più tempo al volante.

Che le cose non funzionino, lo dimostra quanto accade quotidianamente, da un anno a questa parte, in viale Tunisia. Questa è una importante arteria che attraversa Corso Buenos Aires e che funge da punto di connessione tra vari settori nevralgici della città, come Città studi e piazza Gae Aulenti. È una strada a quattro corsie con quelle centrali dedicate ai mezzi pubblici.

Dal 2015 il Comune di Milano ha realizzato proprio su viale Tunisia una bella pista ciclabile. Togliendo, sulla carta, parecchi parcheggi. Scrivo “sulla carta” perché, nella realtà, quei milanesi di cui parla Robecchi non hanno mai smesso di parcheggiare, abusivamente, in viale Tunisia. Qualcuno mette le quattro frecce ma i più se ne fregano, parcheggiano in divieto e basta. Così viale Tunisia è diventata una strada super-trafficata dove le auto sono costrette a viaggiare sulla corsia dei tram, rallentando tutti i mezzi pubblici.

Mi è persino capitato di vedere macchine in doppia fila (doppia fila in sosta vietata!) vicino ai negozi di Buenos Aires. Da allora ho deciso di cambiare percorso ed evito di incolonnarmi su questa strada.

Il problema di Milano è davvero il traffico, che uccide. Anche nel 2015 la città, pur migliorando, ha “vinto” la classifica italiana dello sforamento del PM10, con 86 giorni sopra la soglia consentita dei 50 microgrammi per metro cubo per le polveri sottili.

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Non avevo mai avuto Conoscere tramite Internet

Altra mail phishing. Tradotta ovviamente da un programma distratto… Non ho domande da chiedere. Ma tra poco vado anche io a visitare la piscina.

Ad maiora

 

Ciao il mio nuovo amico! sono Oksana. Sono socievole, ragazza interessante, ma io sono molto sola, purtroppo. Nella vita reale, non riuscivo a trovare un compagno, e cerchero di farlo su Internet. Vi diro di piu su di me in queste lettere. Non avevo mai avuto Conoscere attraverso Internet. Recentemente ho imparato che si puo trovare un sacco di amici su Internet. Cosi ho deciso di cercare di trovare il suo destino come ha fatto per molte donne in tutto il mondo. Come ho detto Ksushenka, io vivo in Russia. Sono ragazza molto timida, e se io vi ho amato, che ti chieda domande, ho sempre risposto. Mi piace fare sport, costretti ad andare in palestra piu volte alla settimana. A volte mi trovo a visitare la piscina. Atteggiamento negativo per sigarette. Ma a volte non mi posso permettere di rilassarsi in compagnia di amici. Vivo da solo per molto tempo. E spero che avremo presto conoscere e di diventare piu. Ho anche allego la mia immagine, spero piaccia. Inoltre, assicurarsi di inviarmi la vostra gotographia. Scrivi a me con il tuo nome, in modo da poter correttamente riferimento a te. Un giorno saro in grado di effettuare una chiamata. Mi auguro che saremo buoni amici! Vi prego, se mi si risponde, quindi ho bisogno di avere intenzioni serie. Vi prego, se mi si risponde, quindi ho bisogno di avere intenzioni serie. Assicuratevi di scrivere il vostro nome, e inviare le Foto. Prometto che saro una donna molto interessante e spesso rispondere a te, cio che e richiesto da voi. Essere sicuri di scrivermi. Vorrei anche rispondere immediatamente quando vedo la vostra lettera. Il mio nome e Oksana!

Il Mercatino hippie di Formentera

Il mercatino hippie di Formentera

Prima di andarci pensavo fosse un posto tutto finto, buono solo per ospitare calciatori e ragazze immagine. E invece Formentera mi ha fatto cambiare idea. E mi ha dimostrato, una volta di più, come viviamo di pregiudizi che spesso possono essere smentiti vedendo e toccando le cose di persona. L’isola spagnola non ha “fregato” solo me ma anche una viaggiatrice seriale come Fraintesa.

È dunque l’isola e verde e selvaggia e ha persino un ottimo (ma davvero ottimo) ristorante vegetariano a Es Pujols.
Ma il titolo di questo post è dedicato al mercato hippie che si svolge a La Mola, la parte più alta dell’isola.
Si tiene da aprile a ottobre dalle 16, ogni mercoledì e domenica.


A dispetto delle apparenze, a Formentera dagli anni ’60 si è stabilita una numerosa comunità hippie che qui ha messo radici.


Il risultato è questo divertente e colorato mercatino di artigianato.


Potete ascoltare musica, assistere a spettacoli e soprattutto comprare manufatti: monili, bigiotteria, maglioni e magliette e persino curiosi gioielli. 

Insomma, se questa estate (magari non ad agosto, quando sull’isola c’è il tutto esaurito) andate a Formentera, un salto al mercatino hippie non potete non farlo.

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Essere senza destino di Imre Kertész

Addio a Emre Kertész, autore di Essere senza destino

Ho letto Essere senza destino proprio in questi giorni, nei lunghi trasferimenti al seguito dell’Under 21. E ho subito capito perché a Imre Kertész sia stato dato, nel 2002, il Premio Nobel per la letteratura. Purtroppo lo,scrittore ungherese è morto ieri, dopo aver a lungo combattuto contro il Parkinson. Aveva 86 anni.
Essere senza destino è davvero un capolavoro. Davvero un modo inedito di raccontare la Shoah. Kertész narra la sua esperienza nei campi di sterminio di Auschwitz e Buchenwald mantenendo lo sguardo dell’adolescente che ha varcato quei cancelli sull’inferno. Non ci aggiunge le sovrastrutture del tempo e dell’esperienza. Rimane per tutto  il libro più stupito che rabbioso.
Per questo Essere senza destino è decisamente uno dei più stupefacenti racconti dei sopravvissuti alla Shoah che abbia mai letto. E per questo credo sia stato accolto a fatica dal regime comunista ungherese. Kertész infatti non trovo editori ungheresi per il suo racconto e la fama (Nobel compreso) è arrivata solo con la caduta del Muro.
Il libro di Kertész non ha infatti nulla di epico. Persino il racconto del suo ritorno a Budapest (dove è deceduto ieri) è minimalista. Così descrive l’incontro coi suoi ex vicini di casa (ex perché la sua casa era stata ormai occupata da qualche ariano, ora magari diventato comunista). Lui sopravvissuto ai campi, loro sopravvissuti per aver girato la testa dall’altra parte quando gli ebrei venivano deportati: «”E in generale,” ho aggiunto, “io non mi sono accorto degli orrori”, e allora li ho visti tutti piuttosto sbalorditi. Cosa significava che “non mi ero accorto”? Ma a questo punto ho domandato cosa avessero fatto loro in questi “tempi difficili”. “Be’…abbiamo vissuto”, ha risposto il primo con aria pensierosa. “Abbiamo cercato di sopravvivere” ha aggiunto l’altro».
Se non avete ancora letto il libro di Kertész, fatelo in questi giorni. Essere senza destino (Feltrinelli) è davvero un testo imperdibile.
Ad maiora