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Una App sulla cooperazione

Ricevo dagli amici di Avsi e volentieri pubblicizzo questa nuova App di Buone Notizie, ossia la versione digitale del giornale dell’ong con base a Milano. Scaricatela, è gratuita.

Ad maiora

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Nasce Buone Notizie Digital Edition, edizione per iPad del trimestrale di Fondazione AVSI. Storie e notizie per approfondire le tematiche legate all’impegno della ong al fianco delle popolazioni più deboli del mondo.

Educazione, nutrizione, agricoltura, salute, sviluppo sostenibile. Le tematiche della cooperazione sbarcano su iPad grazie alla app di Buone Notizie, storico trimestrale di Fondazione AVSI che da anni racconta l’impegno della ong italiana in favore della dignità della persona in tutto il mondo.

 “In queste pagine leggerete come il vostro aiuto può cambiare le vite delle persone”, si legge nell’editoriale del primo numero per iPad di Buone Notizie. Si tratta di storie che arrivano da tutto il mondo. Dal Burundi, per esempio, con il racconto di Elie che dalle periferie disagiate della Capitale  è riuscito a diventare uno dei migliori studenti del paese e che ora, promettente video maker, racconta l’Africa dall’occhio della sua telecamera.

Oppure dal Brasile, dove una scuola agricola in Amazzonia festeggia i quarant’anni di lavoro tra centinaia di studenti nell’anno dei mondiali di calcio brasiliani; dal Rwanda, che prova a ricostruire un’identità a vent’anni dal genocidio.

Notizie e testimonianze da tutto il mondo, foto, video e contenuti multimediali trovano spazio nella app scaricabile gratuitamente da App store. La linea editoriale è a cura della redazione di Buone Notizie, periodico diretto da Roberto Fontolan e che, nella sua versione cartacea, è inviato per abbonamento postale gratuito a 103mila persone tra privati, aziende, sostenitori a distanza, insegnanti, giornalisti, organismi internazionali.

Lo sviluppo dell’app è stato curato dall’agenzia di comunicazione e web design milanese Accent on Design.

 

#Avsi ad #Haiti Artigiani per la vita

avsi-haiti-45591Su Haiti, dove sono stato nel post-terremoto ho scritto più di un articolo e realizzato uno speciale per Tv7: http://www.avsi.org/2012/03/02/avsi-in-haiti-tv7-a-cura-di-andrea-riscassi-e-paolo-carpi/

Ora le cose, tra mille dififcoltà, anche sull’isola caraibica procedono.

Voi sentite sempre parlare di alcuni che lavorano lì. Io non dimentico Avsi che ora ha lanciato una nuova racolta fondi:

http://www.avsi.org/2012/03/02/avsi-in-haiti-tv7-a-cura-di-andrea-riscassi-e-paolo-carpi/

Nel video compare Fiammetta Cappellini, cui voglio un gran bene e cui ho dedicato più di un post:

http://andreariscassi.wordpress.com/2011/10/15/un-voto-per-fiammetta-cappellini-e-per-haiti/

Ad maiora

Msf apre un nuovo ospedale ad Haiti (video)

Dopo essere tornato da Haiti, ho notato che la maggior parte dell’informazione e delle raccolte fondi sono finalizzate verso alcune associazioni.

Personalmente (e il termine va inteso nel senso più ampio possibile) sull’isola caraibica ho potuto apprezzare il lavoro di Avsi e di Msf.

Questo il video della costruzione del nuovo ospedale a Tabarre, Port au Prince:

http://youtu.be/GFwflNyalHA

E questo il racconto di cosa ha fatto Medici senza frontiere ad Haiti:

http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/dossier.asp?IdDossier=8&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=nl189&codiceCausale=126

Ad maiora

Brice Gaspard agronomo ad haiti

In morte di un agronomo ad Haiti

Apprendo solo ora, con colpevole ritardo, della morte ad Haiti di Brice Gaspard, agronomo che avevo avuto l’onore di conoscere e intervistare durante la mia permanenza sull’isola, lo scorso novembre.

Brice, malgrado avesse gran parte della famiglia all’estero, aveva deciso di rimanere sull’isola caraibica per portare avanti quella che riteneva la chiave per il rilancio di Haiti: l’agricoltura, da unire con la pastorizia.

Così lo ricordano gli amici dell’Avsi con cui l’agronomo collaborava:

 Il nostro collega da 10 anni, l’agronomo Brice Gaspard, è improvvisamente mancato il 6 maggio scorso a Les Cayes, Haiti.
Insieme a Fiammetta, Federico, e a tutti i colleghi dello staff di AVSI in Haiti, di oggi e del passato, siamo profondamente addolorati e sgomenti.

Brice è stato un compagno di viaggio fondamentale per la presenza di AVSI in Haiti, fin dai nostri primi passi, nel ‘99. Dopo aver lavorato per organizzazioni internazionali diverse, aveva trovato con Marco Tambini e Samuele della Corna, i pionieri di AVSI in quella terra meravigliosa, il sud di Haiti, qualcosa di interessante. Diceva che per il suo popolo e il suo Paese il metodo di AVSI era il più adeguato: valorizzare la persona, evitare l’assistenzialismo così frequente negli aiuti internazionali, valorizzare le risorse del territorio, la tradizione locale, nel credo cristiano. Quando vedeva distribuire gli alimenti nel periodo del terremoto, lui che sapeva quanto quella terra possa produrre, si rattristava e diceva che il suo popolo non lo meritava.

Aveva tanto insistito sulla creazione dei “club di famiglie”, per favorire l’aggregazione e il protagonismo delle persone, specie se molto povere.
Conosceva ogni vegetale della ricchissima natura del territorio. Sapeva la storia di tutte le malattie occorse a animali e vegetali dell’isola. Ci sono riforestazioni in luoghi altrimenti desolati firmate da Brice negli anni ’70-‘80.

Diceva che questa era la strada: la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. Tanto che, pur avendo figli negli USA e potendo trasferirsi là a vivere nel meritato riposo della sua età, aveva deciso di rimanere a Les Cayes, a lavorare, a costruire, con AVSI.

Conosceva tutto e tutti ed era conosciuto da tutti coloro che nel Paese si occupano di agricoltura. Chiunque consultassimo sullo sviluppo rurale nelle istituzioni haitiane ci apriva le porte quando sentiva il suo nome, segno di stima e apprezzamento.

Siamo particolarmente lieti di averlo avuto con noi in Italia a ottobre 2010, in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione con una delegazione del ministero dell’agricoltura di Haiti e su invito dell’Ambasciatore Benoit. L’impegno intenso di AVSI sulla sicurezza alimentare, l’agricoltura, l’ambiente in Haiti, era ed è un tutt’uno con Brice.

Speriamo di proseguire degnamente il lavoro impostato da Brice. “Non ti chiediamo perché ce l’hai tolto, ma ti ringraziamo di avercelo dato”. Con Sant’Agostino salutiamo questo professionista, amico, uomo. (9 maggio 2011)

Ciao Bris, che la terra di sia leve.

Vita ad Haiti: i germogli

Avevo promesso un pezzo sul futuro agricolo di Haiti. Poi, travolto dall’emergenza colera, mi sono occupato di altro. Ma quando anche questa emergenza finira’ – prima che arrivi la prossima – da qualche parte bisognerà ripartire.
L’ong Avsi crede che proprio lo sviluppo agricolo possa dare le basi di una salvezza. Per questo, nel sud dell’isola, lavora sulla riforestazione. Federico Borrelli, giovane e appassionato agronomo, guida la missione che fa lavorare parecchie persone e che cerca di impedire l’erosione dell’isola.

Qui, per fare carbonella, praticamente tutti gli alberi sono stati tagliati. E ogni volta che piove, le montagne si sciolgono e le strade si riempiono di sassi e detriti.
Quindi gli alberi.
Ma anche educazione per un’agricoltura che permetta una dieta più equilibrata. I bambini in queste zone sono spesso denutriti o mal nutriti. Avsi ha un protocollo che non si limita a fornire cibo (qui la base e’ riso e fagioli) ma segue le famiglie con bambini denutriti e prova a proporre un diverso stile di vita agricola: con animali da cortile (polli e conigli) e una differenziazione delle colture.
Solo il tempo dirà se questi germogli daranno i loro frutti.
Ad maiora.

Vita ad Haiti: restare senza valigia

Mesi addietro avevo scritto del film di Clooney, della valigia del viaggiatore. Dei pesi che ci portiamo inutilmente e che ci rallentano il cammino.

Forse per farmi provare di prima persona come vivere in assenza di pesi, quasi come in assenza di gravità, il fato ha deciso di mettermi alla prova qui ad Haiti.

Il posto è già dei meno semplici. Mi ricorda – lo dicevo ieri sera a Fiammetta Cappellini, responsabile di Avsi qui sull’isola caraibica – un po’ il sud dell’Eritrea durante la guerra con l’Etiopia. Ma là appunto c’era la guerra. Qui la crisi sembra quasi endemica. E il colera potrebbe ulteriormente aggravare una situazione che definire complicata non rende ancora l’idea.

La mia vecchia valigia verde, morbida, con le sue maniglie d’ordinanza e una cinghia per portarla a tracolla era stata con me anche in Africa, a quei tempi (mi pare 1999 o 2000).

In questi giorni ha visto l’aeroporto della capitale francese, quello di un pezzo di terra francese nei caraibi (Guadalupe) per essere lanciata su un carrello trasportatore nell’aeroporto di Port au Prince (dedicato a Toussaint Louverture, eroe dell’indipendenza haitiana: qui quasi tutte le cose importanti sono dedicate a lui).

Da lì è stata lanciata su un cassone telonato di un pick-up. Ma non è arrivata con me alla meta.

Sarà scivolata via in aeroporto o magari lungo il tragitto l’avrà afferrata qualche mano. Ora sarà a casa di qualcuno. O magari i vestiti sono finiti in qualche mercatino.

Sicuramente dove sono servono più che a me che ho una casa in muratura, non guadagno un dollaro al giorno, non ho avuto il terremoto e posso lavarmi i denti nel lavandino senza temere di prendermi il colera.

In qualche modo ci si veste (gli amici qui ti aiutano) e alla fine ci si rende conto che si può viaggiare anche senza portarsi troppa roba. Soprattutto in posti come questi dove il caldo è soffocante, sia di giorno che di notte.

Il computer si è salvato e ora è qui con me. Non basta per vestirsi, ma grazie alla tecnologia ti permette di rimanere in contatto con parenti e amici.

E non è poco.

Ad maiora.

Bagni di folla per non far dimenticare Haiti

“Ci sono tantissime persone che hanno fatto ben più di me”. Quando dice queste parole, Fiammetta Cappellini, responsabile dell’ong Avsi ad Haiti, e’ sincera. Nelle prime ore dopo il devastante terremoto che ha provocato 230 mila morti e quasi un milione di senza casa, l’avevo intervistata via Skype: aveva quella sana ritrosia bergamasca verso noi giornalisti. Poi arrivo’ a Port au Prince il Tg1 e mando’ in onda le immagini di Fiammetta che, in lacrime, rimandava – via aereo – in Italia il suo piccolo bambino. Aveva scelto di continuare ad aiutare i più bisognosi. Una scelta che la mise al centro della scena, che fece percepire a milioni di persone il ruolo complesso dei cooperanti. La tv, per una volta utile, facendo vedere la tragedia haitiana con gli occhi di questa giovane donna italiana, permise a tutti di immedesimarsi con la tragedia. Non e’ successo ad esempio con il Pakistan, che pure e’ lontano quanto Haiti (ma il regime di Islamabad “paga” anche il suo essere islamico e non anti-talebano).
Oggi davanti a una platea sterminata qui al Meeting di Rimini, Fiammetta ha spiegato quanti hanno criticato la sua scelta di separarsi dal figlio per aiutare i figli degli altri. Ricordando che per lei, che si professa cristiana, tutti i bambini sono suoi figli e facendo presente che il suo Alessandro aveva una possibilità di scelta, una via di fuga. I bambini haitiani, purtroppo, no.
Ora Fiammetta ha riportato ad Haiti il figlio perché crede che l’isola si risolleverà, perché e’ convinta che la tragedia possa essere un’opportunità per uno Stato orgoglioso, già poverissimo prima del terremoto. Ma gli aiuti dovranno continuare ad arrivare, non potranno cessare solo perché si sono spente le telecamere dei tg e gli articoli sui giornali.
Per questo la Cappellini, vincendo la timidezza, fa questi bagni di folla e si sottopone a una serie di interviste tutte uguali. Ma sono certo che non vede l’ora di tornare a lavorare ad Haiti.

meeting di rimini

Meeting impermeabile alla crisi

Al Meeting non si percepisce la crisi politica in cui si dibatte il centro-destra. Da tempo Cl ha stretto alleanza (tattica) con Berlusconi ma ora non sembra domandarsi che ne sarà della Pdl, se si andrà a votare. Del Movimento, qui tra le grandi vetrate della Fiera di Rimini, si percepisce che si sente una (come direbbe Veltroni) “forza tranquilla”, impermeabile alle mareggiate finiane.
Qui non c’è crisi. La Fiera e’ piena come un uovo (per lo più ragazzi) e gli alberghi riminesi ringraziano ogni anno per l’intuizione avuta da un manipolo di ciellini nel 1980: portare, con questa manifestazione, migliaia di persone, in una settimana nella quale i turisti rientravano per il contro-esodo.
Il meeting è fatto di dibattiti che iniziano alle 11 di mattina e terminano nel tardo pomeriggio. La sera, concerti e spettacoli teatrali. Con tutti i posti occupati.
Gli incontri non prevedono contraddittorio. Quello sull’energia, che ho seguito oggi, aveva 5 relatori su 5 pro-nucleare.
Tra i numerosissimi stand si trovano anche donne ugandesi che creano collane (coloratissime) di carta riciclata e che, vendendole, finanziano la costruzione della scuola per i loro figli. Il tutto grazie all’aiuto di Avsi, una delle ong (che aderisce alla Cdo), cui personalmente sono più affezionato. Grazie al sostengo a distanza continuano a operare anche in Libano e a Haiti, luoghi purtroppo ormai dimenticati da noi giornalisti.

Il ritorno di Fiammetta Cappellini da Haiti

Il (temporaneo) ritorno di Fiammetta

La faccia sorridente, l’imbarazzo di fronte alle domande dei giornalisti e ai numerosi flash. L’abbraccio col figlio e con i genitori. È stato questo il primo ritorno a casa di Fiammetta Cappellini dopo il terremoto di Haiti. La responsabile dell’ong Avsi a Port au Prince a gennaio, quando il sisma ha raso al suolo la metà haitiana dell’isola, aveva dovuto rimpatriare il figlio, affidato alle cure dei nonni materni (bergamaschi).

L’immagine di lei che piange all’aeroporto mentre si separa dal piccolo Alessandro ha fatto il giro di tutte le televisioni italiane. Il classico bivio che deve affrontare chi fa del volontariato il proprio lavoro: doversi occupare degli altri, prima che della propria famiglia. Per Fiammetta, come ha ripetuto ieri, la scelta è stata inevitabile, ma ora ha annunciato la volontà di riportare Alessandro “a casa”, dove per casa si intende Haiti.

Dopo un can-can mediatico durato due settimane, l’informazione italiana ha dimenticato Haiti. Non così hanno fatto le organizzazioni non governative che, fortunatamente, continuano a lavorare per il prossimo anche lontano da politici e telecamere.

Avsi, giusto per fornire un esempio ha ad Haiti 9 espatriati (cooperanti, professionisti, aggiungiamo noi), e 125 persone di staff locale. Fiammetta Cappellini, rientrata per queste feste pasquali ha detto: «Sono impressionata dall’ordine che si vede qui. Contrasta moltissimo con la distruzione e il caos che ci sono ancora a A Port au Prince dopo il terremoto del 12 gennaio. Ringrazio tutti coloro che ci hanno sostenuto e ci stanno sostenendo per questa emergenza. Purtroppo non è ancora finita. Non ancora tutte le persone hanno un riparo dignitoso, e la vita della gente, specie la più povera, deve ancora riprendere».

Pensateci mentre siete in giro per queste vacanze pasquali.

Ad maiora