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Zanzare

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Sto preparando le presentazioni delle tesi magistrali degli studenti che si laureeranno settimana prossima. Due di loro sono incentrate sulla Russia.
Ogni volta che mi avvicino all’Orso mi rendo conto di farlo secondo una prospettiva che passa sempre per la griglia di idee di Anna Politkovskaja. E sento il peso della sua assenza. Di non avere più punti di riferimento per quello che accade ora.
Che avrebbe scritto, ad esempio, Anna delle manifestazioni nazionaliste e anti-immigrati di questi giorni a Mosca? Come avrebbe valutato il sostegno (per me imbarazzante) dato loro da Alexey Navalny, blogger e leader dell’opposizione a Putin?
Domande che rimangono senza risposta.

Ad maiora

Ps. Ho scoperto solo ieri che su un sito di “informazione” russa vengo accusato (tramite i miei libri e insieme ai Radicali e Annaviva) di “distorcere la realtà della situazione negli eventi del Caucaso del Nord”, ossia in Cecenia.
Anna non c’è più. E io valgo un’unghia del suo piede. Ma evidentemente anche le piccole zanzare dell’informazione possono dare noia.

Zapping mondiale: da #Napolitano a #Pompei. Italia, ci sta diludendo

Five Star Movement protesters in RomeDopo giorni di  vacche magre, l’Italia torna a far parlare di sé in giro per i siti web del mondo.

Non ho visto grande entusiasmo internazionale, in realtà, per la rielezione del capo dello stato.

Il Corriere del Ticino, dopo aver aperto per giorni sulla crisi, mette nella parte bassa del sito la rielezione di Napolitano.
Critico anche il titolo del Pais che parla dei partiti tradizionali che rieleggono un 87enne.
El Mundo parla invece della novità storica della prima rielezione repubblicana.
Non si cambia molto registro nemeno sul Guardian che usa come foto (quella qui sopra) le proteste a 5stelle. Anche Die Zeit sottolinea l’età del “nuovo” presidente e lo accompagna con una foto nella quale si mostra una donna che ha un cartello contro l’inciucio.
Reieletto Napolitano, il semplice titolo di Le Figaro. Le Monde descrive la rielezione come l’unico modo per salvare la politica dal naufragio. E’ più o meno lo stesso taglio della tedesca Faz.

L’Indipendent, sottilmente, ricorda invece che rimarrà presidente fino a quando avrà 94 anni. Non è un paese per giovani il nostro, si sa.
Concludo la parte italiana con il New York Times che parla di quanto sia vecchia e burocratica l’Italia. Ma non si riferisce alla politica. Bensì allo stato di abbandono in cui si trovano gli scavi di Pompei.
Finisco con l’attentato di Boston e con i giornalisti di Radio Free Europe che sono andari nel paese del Caucaso da cui provenivano i due attentatori. Qui il reportage, anche video.
Ad maiora

Operazione anti-terrorismo nel Caucaso: 9 morti

Sono nove i guerriglieri (o sospetti tali) uccisi nell’operazione anti-terrorismo lanciata ieri dalle forze russe in Daghestan e Kabardino-Balkaria. Tra i nove uccisi, due donne.

A Makhathchkala, capitale del Daghestan (la città dove, a suon di milioni, è finito a giocare Eto’o), le forze speciali hanno dato l’assalto a una casa che, secondo l’Fsb locale, avrebbe ospitato una base di terroristi. Due morti e due feriti il bilancio del blitz.

In un villaggio della Kabardino-Balkaria (altra repubblica del Caucaso russo con parecchi gruppi di islamisti in azione) un altro assalto è costato la vita a sei combattenti, una delle quali una ragazza. Un’altra presunta terrorista è stata arrestata dalle forze speciali.

Il blitz dopo che un gruppo di terroristi aveva colpito, qualche giorno fa, un elicottero militare, costretto a un atterraggio di emergenza. Il 6 marzo, giorno dopo le presidenziali, una terrorista suicida aveva ucciso sei poliziotti in un commissariato daghestano.

Ad maiora.

Via Politkovskaja a Milano sui siti caucasici

Prosegue l’onda informativa sulla decisione del Consiglio comunale di Milano di dedicare una strada della città ad Anna Politkovskaja.
Questo un sito d’informazione del Caucaso:
http://chechnya.eng.kavkaz-uzel.ru/articles/20245/

La decisione di Palazzo Marino dopo una raccolta firme promosse dall’associazione Annaviva.
A breve, un incontro per capire dove e quando la decisione si concretizzerà.
Ad maiora

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Joint Mobile Group

Premiata Ong russa che difende i civili in Cecenia

A Dublino, Mary Robinson, presidente della Mary Robinson Foundation — Climate Justice, ha conferito l’annuale premio “Front Line” per i difensori dei diritti umani a rischio (“Human Rights Defenders at Risk”) all’ong russa Joint Mobile Group attiva nel Caucaso dove, malgrado i rischi per la loro vita, non ha interrotto le indagini sulla tortura e sugli scomparsi. Non li hanno fermati gli omicidi di Natalija Estemirova (giornalista, attivista di Memorial, rapita in Cecenia e trovata assassinata in Inguscezia il 16 luglio 2009) e della coppia Zarema Zadulaieva e Alik Dzhabrailov (attivisti dell’ong Salviamo la generazione, assassinati a Groznij l’11 agosto 2009). Questi delitti (come quello di Anna Politkovskaja) rimangono – colpevolmente – senza colpevoli.

Per capire le attività del Joint Mobile Group è sufficiente guardare questo video:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ksNF6IuIPGM

Nelle motivazioni del premio è scritto: “Il lavoro del Joint Mobile Group è un esempio che fornisce ispirazione a chiunque voglia, nonostante le pressioni e i rischi, continuare a difendere la giustizia, la verità e lo Stato di diritto. È la negazione di accesso alla giustizia, che consente tiranni a prevalere. Questo è il motivo per il lavoro dei difensori dei diritti umani come il Joint Mobile Group così importante”.

Questo il sito di Frontline che ha istituito il premio:

http://www.frontlinedefenders.org/

Questo invece, quello dei premiati:

http://www.rightsinrussia.info/home

Non mancate.

Ad maiora.

Ad maiora.

Ottavia Piccolo mette in scena Anna Politkovskaja

Ottavia Piccolo riporta in vita Anna Politkovskaja a teatro

Torna a Milano da lunedì 21 marzo a domenica 3 aprile al rinnovato teatro Elfo Puccini Donna non rieducabile, il monologo di Ottavia Piccolo su Anna Politkovskaja. Torna perché andò in scena (ed ebbe un immediato, clamoroso successo) all’ex Paolo Pini nel 2007 grazie alle donne di Usciamo dal silenzio. 5 anni dopo l’impunito omicidio, la storia della giornalista della Novaja Gazeta è ancora purtroppo attuale perché, malgrado la repressione militare, non sono stati fermati i terroristi ceceni. Anzi, la cecenizzazione si è ormai diffusa in tutto il Caucaso se è vero che sono parecchie ormai le repubbliche instabili. Ma i giornali, come ha giustamente sottolineato l’autore del testo teatrale Stefano Massini, si occupano di Gullit e della squadra di calcio di Kadyrov, non delle sue milizie. Lo stesso Massini spiega che ha voluto concentrarsi sul caso della Politkovskaja perché i riflettori accesi su di lei all’atto dell’omicidio, poi si sono subito spenti. Colpa di quel “ripostiglio ceceno” denunciato dalla stessa giornalista.

Lo spettacolo teatrale è di una forza estrema. Sul palco (con la bravissima arpista Floraleda Sacchi) la Piccolo rappresenta appieno quella donna non rieducabile che e’ stata la cronista della Novaja uccisa per il suo lavoro. La regia di Silvano Piccardi è essenziale, anomala in un periodo di esibizionisti, anche a teatro. Ma come spiegava ieri, alla presentazione la forza delle parole e degli attori devono (o almeno dovrebbero) riempire la scena, senza bisogno di “far vedere case che crollano”. Questo è il teatro, che ormai molti confondono con la televisione.

Chi non ha ancora visto Donna non rieducabile ci vada. Chi l’ha visto all’ex Paolo Pini ci torni. La forza dello spettacolo è ancora maggiore grazie all’interpretazione della Piccolo che ha reso davvero viva Anna Politkovskaja.

Ad maiora

Ottavia Piccolo in

Anna Politkovskaja, Donna non rieducabile

Di Stefano Massini

Regia di Silvano Piccardi

Direzione tecnica: Katia Antonelli

Elfo Puccini, sala Fassbinder

21 marzo – 3 aprile

Prezzo: da 15 a 30 euro.

www.elfo.org

L'assalto alla Dubrovka: meglio non cogliere quel cardo rosso

Una libreria con un nome davvero evocativo Gogol&Company (via Savona 101, Milano) ha fatto da scenario ideale per lo spettacolo “Cardo rosso” di Maddalena Mazzocut-Mis. Organizzata da Annaviva e dall’associazione culturale lattOria, la serata ha visto un pubblico numeroso e immobile seguire la rappresentazione teatrale dell’assalto al teatro Dubrovka. Proprio sulla confusione di ruoli tra i protagonisti e il pubblico, chiamato involontariamente a essere parte in gioco, si basa questa tragedia che ha come protagonisti soldati russi e ceceni ma e anche e soprattutto donne cecene e russe che, nei differenti ruoli di vittime e carnefice, stabiliscono qualche sincopata forma di dialogo.
Una rappresentazione che serve per squarciare il silenzio che accompagna quella tragedia. Un silenzio rotto, tuttora e drammaticamente, a Mosca come nel Caucaso, dal susseguirsi di attentati, cui molti sembrano essersi abituati come fossero parte della vita.
I sei attori che hanno impersonato i protagonisti di questo dramma erano vestiti di nero, mentre la ragazza che cantava “Cardo rosso” aveva il colore di questa pianta, vivace se cresce nel suo habitat. Ma che si spegne una volta colto.
Ad maiora.

Ilya Politkovsky

Ilja ricorda sua mamma: Anna Politkovskaja

Grazie al Premio Ilaria Alpi e all’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, ieri ho passato una giornata con Ilja Politkovskij, il figlio di Anna. (Anche per questo non ho avuto il tempo di andare a festeggiare il genetliaco di Putin…).

Avevo già incontrato Ilja lo scorso anno a Mosca, nel giorno di quello che sarebbe stato il compleanno della madre (30 agosto) e qualche mese fa alla manifestazione nazionale di Libera a Milano. E’  infatti diventato rappresentante russo di Flare Freedom, l’organizzazione internazionale creata da Libera – convinta che la mafia non si possa più combattere solo tra i confini patrii (dato che l’abbiamo esportata in ogni dove, come si può scoprire leggendo l’ultimo libro di Francesco Forgione).

Ieri Ilja  (insieme a Gerardo Bombonato e Mimmo Candito) ha partecipato a due incontri dedicati alla madre – e alla libertà di stampa – tra Riccione (davanti agli studenti delle superiori) e Rimini (al Teatro degli Atti, prima del bel spettacolo di Ottavia Piccolo, “Donna non rieducabile”).

Il figlio di Anna ha nel corso di questi quattro anni dall’assassinio della madre, maturato una posizione sempre più netta sul suo Paese. Come sua sorella Vera, continua ad avere fiducia nella giustizia anche se il tempo passa e nessuno ha ancora pagato per quel terribile delitto.

Ma è diventato più critico. Quando i ragazzi (informati – temo – più di molti parlamentari italiani) gli chiedono se ci sia differenza tra la presidenza Putin e quella Medvedev, risponde che è più formale che sostanziale.

Gli domandano se è vero quel che diceva Putin che in Russia, fino al giorno dell’assassinio, la madre non la conoscesse nessuno. Risponde di sì, che in un grande Paese come quello dice che la notorietà si ottiene solo apparendo in tv e che su sua madre i riflettori non erano mai stati accesi. Le tv, racconta, erano state costrette a farla vedere e a parlare di lei solo in occasione del sequestro degli spettatori dello spettacolo Nord Ost. Lì la maggior parte dei russi, venne a sapere che c’era una giornalista talmente coraggiosa e famosa nel Caucaso da essere chiamata a mediare (inutilmente, purtroppo, perché entrambi le parti volevano spargere sangue).

Ilja dice che è un peccato che la madre sia più conosciuta e celebrata in Italia, Francia, Regno Unito che in patria. Spiegando che uno spettacolo come quello diretto da Stefano Massini dedicato ad Anna, in Russia non è mai stato fatto.

Il controcalendario non-putiniano realizzato dagli studenti di giornalismo di Mosca pubblicato in occasione del compleanno di Putin, offre qualche speranza che il silenzio anche da quelle parti si sia ormai incrinato.

Una delle provatorie domande dei giornalisti in erba è: chi ha ucciso Anna Politkovskaja?

Ad maiora.

Kadyrov in mimetica e medaglie

Ancora combattimenti in Caucaso

Cinque civili sono morti questa mattina durante un attacco dei guerriglieri contro il villaggio del presidente ceceno Ramzan Kadyrov, Centoroj. Le forze di sicurezza del governo di Groznij (realmente ingenti) stanno dando la caccia ai terroristi nei boschi intorno al paese natale del giovane uomo che Putin e Medvedev hanno messo e lasciato alla guida della repubblica caucasica. Scriveva di quel villaggio Anna Politkovskaja: «A Centoroj la legge non vale. Così ha deciso Putin: le leggi degli altri non valgono per Ramzan, a cui tutto è permesso e che ha metodi suoi per combattere i terroristi. Di fatto Ramzan non combatte un bel niente: ruba e ricatta e lo fa passare per “lotta al terrorismo”. E di fatto la capitale della Cecenia si è trasferita nella tenuta di Ramzan a Centoroj. Lì si presentano – a omaggiare lui e la sua faccia da idiota degenerato – tutti i funzionari del paese».

Per ricordare l’omicidio della Politkovskaja (che domani avrebbe compiuto 52 anni) e di Natalia Estemirova (altra giornalista uccisa, un anno fa, da sconosciuti) qualche giorno fa i militanti di Amnesty International stavano distribuendo volantini prima del concerto degli U2 a Mosca. Cinque di loro sono stati arrestati dalla polizia russa (e rilasciati dopo qualche ora di cella) perché privi delle necessarie autorizzazioni. Amnesty ha replicato che erano stati presi accordi con lo staff del gruppo musicale.

Nel Caucaso intanto la situazione rimane esplosiva. Venerdì in Kabardino-Balkarija (considerata una delle repubbliche più tranquille della zona) nove guerriglieri sono stati uccisi dalle forze di sicurezza. In Daghestan, in uno scontro a fuoco, hanno perso la vita due poliziotti e cinque presunti terroristi. Avrebbero fatto parte del gruppo di Magomedali Vagabov, considerato il mandante dell’attentato alla metropolitana di Mosca che ad aprile ha provocato 40 morti e decine di feriti. Vagabov è stato ucciso in Daghestan qualche giorno fa.

Sono 30 i sospetti terroristi uccisi dall’inizio di agosto nel Caucaso russo.

Visita Medvedev a Erevan

La Russia si rinforza in Caucaso (sempre caldo)

I russi rinforzano la loro base militare di Gumri in Armenia. Un presidio militare presente dal 1995, dotato di missili S-300 e con 3500 soldati. L’accordo russo-armeno prevedeva uno smantellamento nel 2015. Da ieri (grazie a un protocollo siglato a Erevan) è stato prorogato fino al 2044.

Una mossa simile a quella operata da Mosca con l’Ucraina (di Yanukovich) per la flotta in Crimea. Lì la permanenza era garantita fino al 2017, ora è stata allungata fino al 2042. Un accordo che l’opposizione filo-occidentale alla Rada non aveva apprezzato.

In Armenia nessuno ha protestato. L’iniziativa moscovita si integra con il posizionamento dei missili in Abkhazia e segna un ulteriore tassello messo dai russi nello scacchiere caucasico. Ormai sempre più sotto il controllo moscovita.

La zona è comunque in ebollizione.

Venerdì notte le forze di sicurezza russe hanno ucciso (“liquidato”, scrivono i siti russi), in Daghestan, un leader ribelle sospettato di aver organizzato il doppio attentato del 29 marzo contro la metropolitana di Mosca, in cui morirono 40 persone. Magomedali Vagabov è stato ucciso assieme ad altri quattro combattenti ,nel corso di uno scontro a fuoco con gli agenti russi.

Ieri a Groznij, capitale della Cecenia, un militante islamico Khamzat Shemilev si sarebbe fatto esplodere dopo essere stato circondato dalle forze speciali. Tra gli agenti, un morto e 15 feriti. Shemilev era sulla lista dei ricercati più pericolosi.

Qualche giorno fa una bomba era esplosa di fronte a un bar di Piatigorsk, nel Caucaso del Nord. 22 i feriti di cui sette gravi. Sul luogo dell’attentato è arrivato anche il presidente Medvedev, promettendo che saranno catturati i terroristi.

Speriamo che si ricordi di far arrestare anche l’assassino della Estemirova, attivista dei diritti umani, ammazzata sempre nel Caucaso: nell’anniversario dell’omicidio, a luglio, aveva assicurato che era stato individuato.