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Natalia Morar

Hrw premia Natalia Morar

Human Rights Watch ha annunciato i vincitori del premio Hellman/Hammett riservato a scrittori e giornalisti per “il loro impegno per la libera espressione e di coraggio di fronte alle persecuzioni politiche”. Tra loro la giornalista Natalia Morari, moldava russofona, per anni residente a Mosca.

La Morari, giornalista investigativa, si occupa di corruzione e di riciclaggio di denaro. Ha pubblicato vari articoli sugli affari del clan putiniano e sui “fondi neri del Cremlino”. Pezzi che a Mosca non sono piaciuti. Nel 2007 alla Morari è stato vietato l’ingresso in Russia (stava tornando a casa dopo un viaggio in Israele) e un suo nuovo tentativo di rientrare in Russia, nel 2008, insieme al marito (giornalista russo, sposato forse solo per ottenere il visto) è stato respinto dalle autorità aeroportuali che l’hanno bloccata (insieme al collega) nella terra di nessuno prima di rimpatriarla in Moldova. La Morari è considerata infatti una minaccia alla sicurezza nazionale. Respinta anche la richiesta di cittadinanza russa, malgrado sia sposata con un cittadino della Federazione.

Neanche a Chisinau comunque la Morar (classe 1984)  sta tranquilla. Durante la rivolta contro i comunisti vincitori di contestate elezioni nel 2009, è stata arrestata (per due giorni). Anche in Moldova viene infatti considerata una minaccia alla sicurezza nazionale.

Questo il suo blog:

http://natmorar.livejournal.com/

Il premio di Human Rights Watch, ong con base a New York che si occupa di diritti umani, è andato anche a Musa Mutaev, scrittore ceceno che ora vive esule in Norvegia. Per i suoi articoli è stato arrestato e picchiato dai federali in Cecenia prima e in Inguscezia poi. Dal 2004 ha ottenuto l’asilo politico.

Premiato anche Almas Kusherbaev, giovane giornalista kazako che ha osato criticare il governo del suo paese in articoli su corruzione e scarsa democrazia. Un pezzo su un uomo d’affari impegnato in politica ha portato alla chiusura (per bancarotta) del giornale per cui scriveva.

Infine, sempre per l’area che seguo, va segnalato il premio ad Alikhan Kureishevich Timurziev, giornalista russo che si occupa di Cecenia, Inguscezia e Nord Ossezia per il quotidiano Ingushetija. Ha spesso accompagnato Anna Politkovskaja nei suoi viaggi nel Caucaso. Il suo lavoro non era gradito ed è statlo picchiato e avvelenato. Da due anni e mezzo vive in Polonia in attesa dell’asilo.

Per chi voglia vedere nomi e motivazioni dei /42) premi può cliccare qui: http://www.hrw.org/en/news/2010/08/04/banned-censored-harassed-and-jailed

Ad maiora

In Russia morire per scrivere

L’articolo che parla (anche) del mio intervento a Perugia a cura degli studenti della scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa.

Non sono del Tg1 e la Yusupova non è una giornalista della Novaja, ma per il resto tutto ok.

ad maiora

http://www.unisob.na.it/inchiostro/?idrt=3687

Emuli (idioti) di Orwell in Georgia

Un finto servizio televisivo ha portato migliaia di persone nelle strade di Tbilisi, Gori, Mtskheta e un po’ in tutta la Georgia. Centralini di polizia e vigili del fuoco andati in tilt. Un tipico esempio di come la televisione vi possa raccontare qualsiasi cosa (basta condirla col immagini giuste), ma anche di come in molti paesi ex sovietici la paura di un’invasione da parte dell’esercito russo non sia un’ipotesi così remota, così improbabile. Nel servizio veniva annunciato che il leader dell’Ossezia meridionale era stato assassinato, che le truppe russe avevano invaso la Georgia per vendetta, che aerei russi avevano bombardato obiettivi civili in Georgia, che l’opposizione aveva portato in piazza a sostegno della invasione russa, che il Presidente Saakashvili era stato portato in un luogo di sicurezza, ma era stato comunque ucciso. Il potere, veniva detto infine era stato preso dall’opposizione, guidata da Nino Burjanadze , con l’appoggio dei russi.

A molti sarebbe bastato mettere il naso fuori di casa per capire che niente di quanto veniva annunciato era realmente successo. Poco prima di questa sequela di notizie drammatiche (e tutte false) una conduttrice aveva comunque brevemente spiegato che era solo un possibile scenario di quel che avrebbe potuto accadere nel Caucaso. Ma il tutto era stato preparato in modo talmente verosimile da spingere la gente a scendere in strada, terrorizzata. Per tutta la notte si sono vissute ore di panico nel paese. Ora la rabbia si sta scatenando contro la televisione privata (evidentemente vicina al governo, visto che è guidata da uno degli ex collaboratori del presidente e che indica l’opposizione talmente filo russa da appoggiare un’invasione miliare nemica…). Nell’ambito del finto telegiornale non veniva detto  che le immagini di scontro che si vedevano erano relative alla guerra di due estati fa e che il presidente Saakashvili era in realtà vivo e vegeto. Ha anche preso le distanze dal servizio tv, definendolo pessimo esempio di giornalismo.

E’ così comunque che si prepara alle amministrative in Georgia, previste per maggio, decisamente peggio che dalle nostre parti. Molte persone sono state colpite da infarto e almeno una sarebbe morta dopo il servizio di Imedi tv che si è affrettata a porgere le proprie scuse ai telespettatori. Era un loro modo di far capire cosa potrebbe succedere alla Georgia se “non sarà unta contro i piani della Russia”. Per quanti si occupano di propaganda moderna un ottimo esempio da studiare su come funzioni la televisione, strumento potentissimo, spesso in mano ad idioti.

Ad maiora