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D’Alessandro resta in cella in Russia. Ma in Italia a pochi sembra interessare

Cristian-DAlessandro
Mattinata tranquilla all’ambasciata russa di Roma. Chi si occupa di tradurre i pezzi dei giornali italiani non avrà molto faticato.
Ieri il tribunale di Murmansk ha respinto la richiesta di rilascio su cauzione degli attivisti di Greenpeace, accusati di pirateria dopo una manifestazione nonviolenta contro le trivellazioni nell’Artico.
Tra i trenta attivisti c’è anche l’italiano Christian D’Alessandro, ma la notizia si risolve in qualche breve sui quotidiani. Molti la ignorano.

Eppure sono tutti in cella, in carcerazione preventiva dal 19 settembre. Rischiano 15 anni di carcere. Per un’azione forte ma pacifica.
Durante l’arrembaggio la guardia costiera russa ha persino sparato contro gli ambientalisti.
La Farnesina sta lavorando (in sintonia con le altre diplomazie europee) per arrivare a una rapida soluzione del caso.
Ma l’opinione pubblica italiana sembra distratta. Per non parlare della politica (con l’eccezione di qualche parlamentare pd e cinque stelle).
Eppure a favore dei due marò arrestati in India si sollevò un grande polverone.
Perché ora, salvo Greenpeace e la madre di D’Alessandro, nessuno si muove?

Ad maiora

Malta e gli immigrati

Malta non è un'isola per migranti

L’inesistenza dell’Unione europea si misura, oltre che a Lampedusa e a Ventimiglia, anche a Malta.

Il ministro degli Esteri italiano Frattini ha annunciato un’azione diplomatica di protesta contro le autorità de La Valletta che, per l’ennesima volta, si sono rifiutate di soccorrere un barcone di migranti che rischiava di affondare. Questa volta, l’intervento delle navi italiane ha impedito il naufragio. Ma purtroppo nel passato non sempre è andata così.

Per capire qual è la vita degli immigrati a Malta, si guardi questo bel video realizzato dai giovani giornalisti di Padova, presentato all’Alpi:

http://www.youtube.com/watch?v=snVEzHh_baM

Chiunque sia stato a Malta – per lavoro o in vacanza – sa che lì il verde praticamente non esiste e che ci sono case una sopra l’altra. Dovrebbe essere qualche autorità superiore ad aiutare le autorità maltesi a gestire il flusso di migranti. Questo comunque non gustifica le condizioni in cui vengono tenuti i migranti, né tantomeno il mancato soccorso alle navi in difficoltà, in base a regole che risalgono alla notte dei tempi.

Oggi comunque il governo di Malta ha risposto a Frattini dicendo di “aver aderito a tutti i doveri internazionali”. Ma intervengono anche i gesuiti maltesi. Padre Joseph Cassar ha ricordato: “Sulle nostre coste sono sbarcate finora oltre 1.100 persone. E’ come se in Italia fossero arrivati oltre 130 mila immigrati”. Aggiungendo: “Malta ha soltanto sei milioni di abitanti e deve affrontare un’emergenza molto più consistente rispetto a quella dell’Italia, che rimane un paese avanzato con 60 milioni di abitanti, un Paese del G8 che dovrebbe essere in grado di gestire questi flussi ridotti di immigrati”.

Ridotti forse è un aggettivo sbagliato, visto che l’anno scorso sono arrivato 200 tunini e oggi 20 mila.

Sta di fatto che, mentre Bruxelles dorme (per non parlare dell’Onu) i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo fanno un gioco che quassù in Alta Italia si chiama ciapa no.

Ad maiora