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Tutto è in frantumi e danza (sul QE)

Il libro inizia con la descrizione dell’American Millennium Gala organizzato dai Clinton a Washington per festeggiare l’inizio del nuovo millennio, che avrebbe avrebbe dovuto essere quello della pace e della prosperità e che invece si è rivelato ben altro. I segnali della incipiente crisi vengono percepiti, secondo gli autori del volume, in quella festa, da un concerto particolarmente deludente di Bono degli U2: “Sembra contrariato, trattenuto, quasi emozionato-lui che emozionato non può certo essere, dopo aver cantato insieme ai più grandi artisti del suo tempo e in tutti i più grandi Stati del mondo e nelle circostanze più difficili- come lo stadio di Sarajevo subito dopo la fine della guerra”. Qui GuidoMariaBrera ed EdoardoNesi commettono un errore. Perché quel concerto nello stadio di Sarajevo fu sì toccante, ma dal punto di vista musicale davvero deludente perché Bono (forse per l’emozione) non aveva quasi voce. L’interessante Tutto è in frantumi e danza avrebbe dovuto invece partire da quella che è, a mio giudizio, la pagina più bella del libro:

“La Cina dovrebbe dichiarare il giorno di festa nazionale l’11 dicembre. È il giorno in cui, nel 2001, venne ammessa nella WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio. Un’entrata trionfale. Non dovettero sottostare a nessuna condizione, i cinesi. Non vennero nemmeno invitati a iniziare ad avvicinare la loro legislazione sul lavoro al sistema di norme regole, diritti e protezioni sociali conquistati in Occidente dai lavoratori dopo decenni e decenni di lotte sindacali. Non gli fu nemmeno consigliato di iniziare a ridurre le emissioni inquinanti della loro industria leggera e pesante, a limitare lo scarico in atmosfera di CO2, a rispettare la tutela internazionale di brevetti e marchi. Non gli venne nemmeno richiesto di non usare coloranti tossici per tingere i prodotti destinati i bambini, come giocattoli e pigiamini. Soprattutto, ai cinesi non fu nemmeno suggerito di iniziare a concedere una parvenza di diritti civili ai loro cittadini: un briciolo-un misero briciolo – di democrazia. Di tutti gli errori commessi da coloro che alla fine del millennio guidavano le sorti dell’Occidente, quello fu senza dubbio il maggiore. Cosa pensavano, di poter addomesticare la Cina? Davvero si illusero che le forze di mercato che con l’avvento della globalizzazione s’intendevano di instillare nel sistema cinese fossero così potenti da riuscire a scardinare anche quella dittatura, dopo aver rovesciato il Cremlino? Contavano sulla sollevazione improvvisa e incontenibile di centinaia di milioni di entusiasti dei paninacci di McDonald’s e della Coca-cola? S’eran forse dimenticate di ciò che era successo solo dopo pochi anni prima in piazza Tienanmen? Perché solo in un sistema democratico, vorrei ricordare, è garantita al cittadino quella libertà di pensiero e di azione che lo fa diventare un soggetto capace di realizzare nella società gli effetti delle teorie economiche. Non si può predicare il liberismo e, in suo nome, mettere in mano ai sudditi di una dittatura il destino del sistema produttivo mondiale: i sudditi non sono cittadini, non sono elettori, e soprattutto non sono liberi, e dunque non possono comportarsi secondo i dettami delle teorie economiche liberiste. Ubbidiranno alle leggi che il partito comunista cinese imporrà loro e non certo al mercato, quelle centinaia di milioni di cinesi che forse un giorno diventeranno classe media. La loro non sarà-non potrà essere-quella virtuosa libera scelta che andrà a premiare la miglior offerta disponibile per qualità e prezzo: compreranno ciò che il partito comunista cinese consentirà loro di comprare. In futuro per gli studiosi sarà difficile da credere, mi rendo conto, ma è così, alla grulla, te che l’Occidente libero ricco e progredito-la terra dove nel parlamento e si dibatte, giustamente, delle condizioni di trasporto delle bestie destinati al macello-apre i suoi mercati a una dittatura senza chiedere in cambio l’adozione di nessuno di quei diritti umani fondamentali che costituiscono la sua storia la sua anima e la sua fonte legislativa e però rappresentano anche una gran parte dei costi e delle sue imprese. La dittatura ringrazia e irrompe nella rete del commercio mondiale garantendosi la più totale autonomia e libertà, attingendo dalle teorie del libero mercato sono le parti che le convengono. Con un costo del lavoro incomparabilmente più basso rispetto a quello europeo americano, in quattro e quattr’otto si prende gran parte del lavoro manifatturiero del mondo”.

A scrivere queste ficcanti righe EdoardoNesi, oggi scrittore e parlamentare del gruppo misto (ex Scelta Civica) ma fino a ieri titolare di una azienda tessile (di Prato) travolta dalla globalizzazione. È stato toccato sul vivo Nesi e lo si sente dalle sue parole. Ma anche quelle dell’altro autore del libro Guido Maria Brera, finanziere, tra gli uomini più ricchi d’Italia (e pure protagonista delle cronache del gossip che qui interessano punto). È lui a spiegare come è stata l’abolizione, da parte di Clinton, nel 1999, del GlassSteagallAct la causa della frana bancaria che ha travolto l’economia mondiale. La legge americana era nata nel 1933 dopo la Grande Depressione e distingueva le funzioni delle banche commerciali tradizionali da quelle di investimento: “La ragione di questa separazione stava nella volontà del legislatore americano di impedire che succedesse di nuovo quel che era appena successo, e cioè che il fallimento di una banca si ripercuotesse anche sul piccolo risparmiatore e di conseguenza sull’economia reale”. Così è poi accaduto, con la bolla immobiliare e il fallimento – nel 2008 – della LehmanBrothers che stiamo ancora pagando: “Mai come in quel momento si arriva vicino alla fine del sistema così come lo conosciamo oggi. Perché una banca non può fallire. La pietra prima del capitalismo è la protezione della proprietà privata, e la banca ne è l’architrave. Il fulcro e il simbolo del patto tra il risparmiatore e lo Stato. La promessa che il denaro depositato in banca sia al sicuro per sempre, anche se la banca fallisce”.

Brera spiega più avanti anche il meccanismo del QE, QuantitativeEasing, ossia il meccanismo con cui la Banca Europea sta facendo circolare più moneta per sostenere – forzatamente – l’economia continentale. È un tema molto complicato sul quale da tempo è in corso un braccio di ferro tra Mario Draghi e le autorità tedesche, che osteggiano il QE (la Corte Costituzionale di Karlsruhe ha da poco fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea). Un meccanismo osteggiato anche da Guido Maria Brera: “Funziona così il QE europeo. Salva gli Stati, aiuta le banche e ignora l’economia reale”.

E conclude così: “Oggi c’è un elefante nella stanza. Nuovo, immenso, mai visto prima. E invisibile, perché della sua esistenza sanno in pochi. Questo elefante è il QE”. Un metaforico elefante po’ meno visibile da quando è uscito questo interessante Tutto è in frantumi e danza.

Ad maiora

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Guido Maria Brera, Edoardo Nesi

Tutto è in frantumi e balla

La nave di Teseo

Milano, 2017

Pagg. 179

Euro 16