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Zapping mondiale: dalle risse leghiste alle rivoluzioni papali

Udienza generale di Papa FrancescoSempre poca italia sui quotidiani online in giro per il mondo. Sul Corriere del Ticino risse ed espulsioni nella Lega, anzi Liga veneta.
Su Le Monde, sempre nelle pagine digitali, ci si chiede se l’olio d’oliva salverà la nostra economia.
Il Pais parla invece della rivoluzione avviata da Papa Francesco. Un tema affrontato anche da El Mundo. Mentre la Zeit la definisce riforma.
L’immagine del nuovo Papa è alle stelle in Argentina.
La repressione dell’opposizione russa fa ancora notizia sul Guardian. Su Le Figaro si parla invece delle rappresaglie diplomatiche putiniane contro gli Usa.

Ad maiora

Zapping mondiale: da Reguzzoni a Socrates

ReguzzoniI nostri vicini ticinesi aprono questa mattina con la notizia della richiesta di esplusione dal Carroccio per l’ex capogruppo leghista Reguzzoni.
Le Figaro apre (almeno mentre lo sto leggendo) con la notizia della Costa che pagherà un milione di euro per il naufragio della Concordia al Giglio.
La vittoria del Bayern contro la Juve in Champions campeggia sulla tedesca Faz.
Per il calcio, quello serio, consiglio la storia di Socrates, raccontata da Al Jazeera.
Ah, per la serie dei paesi più avanti di noi oggi segnalo (da El Pais) l’Uruguay, dove è stata introdotta la possibilità anche per le persone dello stesso sesso di sposarsi.
Concludo con questa notizia da Al Arabiya. L’Iran lancia mappe interattive contro Google Earth.
Ad maiora

Mario Mauro: "Ecco perché ho lasciato il Pdl"

Mario MAUROHo conosciuto Mario Mauro nel 2007. Quando stavamo organizzando il primo convegno per ricordare a Milano Anna Politkovskaja a un anno dal suoi assassinio, ci accorgemmo di avere, tra gli ospiti politici, solo radicali o esponenti della sinistra. Invitammo quindi Mauro che, oltre a essere di Forza Italia, era uno dei principali rappresentanti di quel partito nell’ambito del Parlamento europeo.

Fece un intervento bello e appassionato.

E devo dire che non mi ha stupito la sua scelta di lasciare (praticamente da solo) il Pdl per seguire Mario Monti. In questa lettera aperta che pubblico, Mauro spiega il perché della sua decisione.

Ad maiora

………….

Carissime e Carissimi, la rottura con il mio partito è frutto della storia di questa legislatura che ha visto consumare l’illusione che l’alleanza PDL-Lega fosse garante di riforme capaci di cambiare l’Italia.

Destra e Sinistra si sono alternate negli anni della transizione senza anteporre il dovere di riformare la vita pubblica italiana alla rendita politica che deriva da una cultura del conflitto. La lista Monti è fatta da chi si è stancato di questa guerra di parole e vuole una pace duratura.

Non mi stancherò mai di ricordare l’esempio della scuola, quattro volte in teoria è stata riformata la scuola in questi anni: Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini. Io tornerò a fare l’insegnante senza che in realtà nulla sia cambiato. Sono riforme dette, non fatte e a cui si aggiunge la beffa mediatica di migliaia di giovani in piazza a protestare contro qualcosa che non è mai stato attuato.

Ancor più grave è lo scenario macroeconomico del nostro Paese. Da anni in Europa si attua il cosiddetto rigore, cioè vigorosi tagli alla spesa pubblica per sostenere gli sforzi di famiglie e imprese. Negli anni della transizione italiana ciò si è tradotto in più tasse per più spesa pubblica con il risultato di veder esplodere il nostro debito e renderlo insostenibile al punto da minacciare l’intera eurozona. Anche la caduta del governo Berlusconi avrebbe potuto essere però un’occasione positiva se avessimo avuto la forza di riconoscere i nostri errori. Ma passata la crisi finanziaria, per recuperare fiducia agli occhi degli italiani, si è scelta l’incredibile scorciatoia di addossare ogni responsabilità ad un presunto quanto assurdo complotto europeo condito di banchieri e massoni ad uso di una opinione pubblica bramosa di scaricare su tedeschi e francesi l’incapacità di risolvere i nostri problemi.

Da quando avevo vent’anni ho toccato con mano come la convivenza pacifica all’interno del progetto europeo sia per la storia del nostro tempo la sola piattaforma in grado di aiutarci a risolvere le tante difficoltà in cui ci dibattiamo. Il coraggio dei padri fondatori, che ha ottenuto per noi attraverso la pace lo sviluppo, è la certezza da cui ripartire. Che tristezza, dopo aver contribuito a far cadere il comunismo, riunificato l’Europa dell’est, aver sostenuto lo sviluppo di Polonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia, Malta, Cipro,… sentire dire che la causa delle mancate e storiche riforme che il nostro Paese attende da decenni è frutto di un complotto europeo in cui Monti interpreta il ruolo di “utile idiota” al soldo della “perfida” Merkel.

Monti non è l’uomo della Provvidenza, ma la scelta del PDL di far cadere quel governo per riproporre oltre che la candidatura di Berlusconi, la logica che mira a tenere in ostaggio ancora per una legislatura l’Italia in concorso con Bersani, non è condivisibile.

Non ho promesse da fare, anzi. Il rigore in Italia non è ancora stato applicato fino in fondo. La voragine finanziaria è frutto dell’irresponsabilità di classi dirigenti che hanno sopperito la mancanza di decisionismo e di coraggio con più tasse e più spesa.

Sono serviti quindi ulteriori sacrifici promossi dal governo tecnico per spegnere l’incendio della speculazione a nostro danno e ottenuta la possibilità di veder dimezzati i  nostri interessi sul debito (da 80 a 40 miliardi l’anno in 14 mesi) vanno affrontate le emergenze del lavoro e della crescita. Per farlo occorrono riforme strutturali che destra e sinistra rifiutano di fare insieme.

Mettersi in discussione, ammettere i propri errori e favorire la nascita di una proposta politica che aiuti PD e PDL a continuare il percorso di tregua sostenendo riforme magari impopolari ma necessarie per dare lavoro e pensioni anche ai giovani, mi sembra il contrario del trasformismo.

Per anni abbiamo rivendicato l’intelligenza di saper andare oltre gli schieramenti alla ricerca del bene comune. Non ho cambiato nessuna delle mie idee, sono e resto politicamente un popolare, ma non accetto di ridurmi a essere un populista per inseguire un consenso a metà tra i ragionamenti di Grillo e l’antieuropeismo di maniera della Lega.

Ma quando ho visto far cadere un governo senza motivi, con l´unico scopo che non fossero le scorciatoie di una presa di distanza dalle scelte di responsabilità indispensabili per salvare il valore dei soldi di milioni d’italiani ho giudicato necessario fare un passo avanti piuttosto che continuare a sognare un passo indietro di Berlusconi o dei comunisti.

E se qualcuno vuole nascondersi dietro un approccio al tema dei valori non negoziabili, forse dovrebbe misurarsi oltre che con le piattaforme elettorali e spesso strumentali di questo o quel partito anche con il profilo politico di una persona, che non si definisce in trenta giorni di campagna elettorale, ma che si può valutare solo attraverso il lavoro di una vita.

Vita, famiglia, educazione, lavoro, ricerca non sono temi da aggiungere all’economia. Sono il fondamento delle domande da cui partire se si vuol fare politica. Devono essere le basi di un sistema economico, educativo, di giustizia-

Come deve essere infatti un sistema educativo, pensionistico, di produzione industriale, sanitario, che voglia rispettare fino in fondo ciò che l’uomo é?

Per questo si fa politica e non c’é spazio in questa visione per riduzioni ideologiche. Soprattutto nel partito di Monti che nasce dalla volontà di far incontrare culture politiche differenti, nel nome della dignità della persona umana.

A presto,
Mario Mauro

Le ostriche cotte vive soffrono. Ma anche i fan di Olindo e Rosa

aragosta-in-pentolaTitoli e occhielli trovati sui quotidiani di oggi.

Ma dai?

Dal Giornale nelle Cronache: «Anche le aragoste nel loro piccolo sentono il dolore». L’occhiello è: «Orrore in pentola, gli chef cambiano ricette». Speriamo. L’occhiello: «Lo studio di due biologi rivela; quelli che si ritenevano movimenti riflessi e automatici sono reazioni consapevoli. Ecco il motivo dei sibili lanciati dagli animali gettati in acqua bollente». Pensavo fossero grida di vittoria.

Crisi sul lettino

Sempre dal Giornale ma pagine di Milano: «In tempo di crisi anche l’agricoltore va dall’analista. Un’esperta aiuterà gli imprenditori a trovare slancio e nuovi metodi. Domenica il primo incontro». All’Umanitaria.

Potrebbe essere il futuro

Depressione a parte, Repubblica con Carlo Petrini, rilancia la speranza di ridare ai campi le braccia rubate:«Contadini, ecco i ragazzi che trasformeranno la terra in oro. La disoccupazione giovanile si attesta intorno al 37%: l’agricoltura potrebbe offrire la possibilità. I posti di lavoro sono in crescita del 6% nel settore».

Un altro settore in crescita

E’ quello degli indagati. E centrano i temi caseari. Da La Provincia di Varese: «Quote latte, la Lega non c’entra». A dirlo il pm che precisa: «Nessun politico indagato».

Leghisti scomparsi dai radar

(Solo) il Giornale di Brescia riferisce di una conferenza stampa di un’ex assessore regionale leghista, nota come amica di Renzo Bossi:«: “Il dossieraggio era verso di me”. L’ex assessore: io nel mirino di un’associazione a delinquere, resto con Bossi”». Si riferisce a Umberto.

Delle mucche ce ne fottiamo

Sempre su Repubblica nella pagina Mondo: «Carne di cavallo nell’hamburger, scandalo nazionale in Gran Bretagna. Shock per la frode al supermarket. Interviene persino Cameron».  Dieci milioni i panini ritirati dal mercato. Per la gioia dei vegetariani.

E pure delle sentenze

Dal Corriere di Como: «Strage di Erba: nasce comitato pro Olindo e Rosa. Gli innocentisti non si rassegnano». Nemmeno noi.

Ad maiora

Il capro espiatorio leghista torna a presiedere il Senato

Rosi Mauro è tornata a presiedere il Senato. Tra applausi e richieste di dimissioni.
Non mi sta simpatica, ma è chiaro – come ha detto Paola Concia del Pd – che la leader del sindacato padano (e del Cerchio magico bossiano) sia un capro espiatorio del Carroccio maroniano:

I media d’altronde nelle ultime settimane si sono scatenati. Mostrando a più riprese i tre minuti di follia (credo gli unici tre) della sua presidenza, quelli durante il voto dei (meravigliosi quelli, invece) provvedimenti della Gelmini:

Immagini che, ripetute a nastro, hanno dato la tangibile sensazione che la Lega ha fatto bene a cacciarla, in quanto (donna) isterica e inaffidabile.
Lei ha annunciato che non lascerà la sua carica di vice presidente del Senato.
D’altronde Fini è sempre seduto sullo scranno più alto di Monte Citorio.
Il “che fai mi cacci?” finiano a Berlusconi (rispetto ai coltelli leghisti, nascosti in via Bellerio) resta uno dei momenti più belli della Seconda Repubblica:

Ad maiora

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E’ rosso il Sole delle Alpi

Era da qualche giorno che cercavo un libro, nella mia confusa libreria. Un libricino che avevo comprato ai tempi in cui la moneta corrente era la lira, quando ancora la Rai mi faceva seguire la Lega (una volta chi si occupava di politica non copriva solo il suo presunto settore, ma poteva spaziare: oggi preferiscono non rischiare). Un libro di Gilberto Oneto (leghista piemontese della prima ora, attualmente caduto – polemicamente – in disgrazia) intitolato “Bandiere di libertà”, nel quale, ricordavo, si parlava del Sole delle Alpi.
Dopo che il sindaco di Adro ha voluto marcare con cosi’ tanta assurda foga la scuola (pubblica) del suo paese, ne ho lette di ogni su quel simbolo.
Trovato finalmente nottetempo il volume, ecco come – nella prefazione – Gianfranco Miglio (cui la scuola di Adro e’ dedicata) lo descrive: “Un fiore stilizzato di sei petali inscritto in un cerchio. Segno antichissimo, ricorre nell’iconografia popolare (e nella Bauernmalerei) di una vasta area culturale che comprende le Alpi, la Padania ed altre regioni dell’Europa centrale: e’ l’immagine del sole, che splende sulle vette della cerchia alpina e riscalda le terre della Valle del Po, come gli altopiani dell’Elvezia e della Germania del Sud. Un simbolo di gran lunga preferibile, per immediata bellezza, a quella “rosa camuna” che la Regione Lombardia ha adottato come proprio stemma, e che assomiglia alla manopola di un apparecchio idrosanitario”.
Oneto invece, nel testo, (corredato da grafiche che mostrano, per esempio, la diffusione della Croce di San Giorgio o del Biscione negli stemmi comunali del nord Italia) aggiunge: “L’immagine e’ antichissima e ha avuto grande successo sia per la sua carica metaforica legata ai culti solari che per la bellezza e la relativa facilita’ di esecuzione del suo disegno”.
Anche per questo la Lega ne ha fatto il suo “marchio” (a differenza di molti altri partiti che hanno perso – pur in una fase di grande successo dei loghi – ogni riferimento simbolico).
Prima che tutto diventasse “politica” e desiderio di segnare il territorio, qualcuno studiava e parlava di storie di popoli, che non trovate nei libri scolastici. Ricordo una fantastica rivista che si chiamava “Etnie” e che era curata dal mitico Miro Merelli.
Ma quella e’ finita – se va bene – in cantina, o persa nei vari traslochi. Inutile anche cercarla. Tanto, in questo agghiacciante clima da stadio (nel quale tutti sono in curva mentre in campo si logorano in inutili meline o in insulti all’arbitro), non c’è tempo di approfondire. L’importante e’ spararla grossa.
Ad maiora.

Ps. Il colore del Sole delle Alpi e’ “rosso carminio”, inserito in cerchio, anch’esso rosso. Non verde.

Gilberto Oneto
Bandiere di libertà
Effedieffe
Milano, 1992
Lire: 25.000

Se Lodi diventa una roccaforte rossa

La roccaforte rossa respinge l’assalto del Carroccio” è il demenziale titolo che oggi orna le pagine lombarde del Corriere della sera. Una settimana fa avevano messo la foto di Maurizio Baruffi (Pd), parlando di Luigi Baruffi (Udc e tanti lustri di più dell’ambientalista democratico). Ma quello può essere un errore materiale. Definire invece Lodi una “roccaforte rossa” significa non avere la benché minima idea di cosa sia Lodi e di chi sia il rieletto sindaco Lorenzo Guerini. Per dare un piccolo esempio, il titolista del Corsera avrebbe dovuto semplicemente spulciare l’archivio elettronico del suo giornale, risalendo al 20 settembre 1992. L’articolo è di Diego Scotti e l’articolo si intitola “Lodi, la Dc ha scelto”. Dove la Dc sta per la Democrazia cristiana che da queste parti, prima di scomparire, decideva vita, morte e anche i miracoli. L’articolo di qualche millennio fa in un passaggio recita così: «La scelta di Magrini (Marco, che diventerà sindaco per un anno, prima di morire prematuramente nel 1993, NdR) brucia anche l’ ipotesi che voleva in corsa Lorenzo Guerini, 25 anni, uno dei giovani che si sono affacciati di recente a palazzo Broletto, e che avrebbe potuto rappresentare un volto nuovo nel panorama dc». Dunque l’ottimo Guerini (che da lì a breve poi sarà due volte eletto presidente della neonata Provincia di Lodi)  viene dal mondo cattolico e rappresenta nel centro sinistra l’anima popolare (nel senso sturziano del termine). La semplificazione della politica, spinge anche i giornali (e stiamo parlando del Corriere) a sintesi che danno un’idea di massima al lettore distratto ma che risultano ridicole per chi ha un minimo di conoscenza delle cose.

Mi immagino nei bar lodigiani i vecchi comunisti ridere al titolo del più autorevole giornale italiano. Guerini peraltro, nella sua roccaforte, è fotografato insieme a un altro “rosso”, Fabrizio Santantonio (nemmeno citato nella dida del Corriere) che con quasi 8mila preferenze entra in consiglio regionale. Il neoeletto pd nella “roccaforte rossa” è un ex Udr. Quando i miei studenti di giornalismo si chiedono perché i giornali vendono sempre meno copie, la risposta va individuata anche in questa superficialità che dovrebbe invece essere tipica del giornalismo televisivo. Se uno ha già visto il Tg ieri sera dovrebbe avere elementi di approfondimento maggiori, per scucire un euro e venti dalle tasche, penso io. Concludo sull’ultima parte del titolo questo “assalto del Carroccio” respinto. In provincia di Lodi lo scorso anno la Lega conquistò la presidenza a scapito del centro sinistra. Quest’anno alle comunali il candidato sconfitto era Pdl, non Lega. Quindi anche questa parte del titolo è errata. L’uomo forte del Carroccio lodigiano, Andrea Gibelli, andrà a fare il vice presidente di Formigoni, ma questa è un’altra storia. Su Lodi, al di là di roccaforti e assalti, la lezione che arriva è una sola. Vincono non i simboli, ma i candidati credibili. Punto. Il titolo giusto avrebbe dovuto essere: Lodi, la città bianca continua a preferire il centro-sinistra.

Ad maiora