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Giornalista d’opposizione morto in Bielorussia

Era tornato una settimana fa da una vacanza in Grecia con la famiglia. E ieri sera doveva andare al cinema con un amico. E’ stato invece trovato impiccato nella sua dacia fuori Minsk.
E’ finita così la breve vita di un giornalista d’opposizione in Bielorussia. Aleh Byabenin, classe 1974, era l’anima del principale sito internet che si oppone al regime di Lukashenko: http://www.charter97.org
E’ ovvio che la sua morte desti più di un sospetto. Anche perché le autorità hanno subito parlato di suicidio, ovviamente prima dei risultati dell’autopsia.
Uno dei suoi amici, Andrei Sannikov, leader di European Belarus, dopo essere stato nella dacia di Aleh, ha espresso molti dubbi sul fatto che il giornalista si sia tolto la vita.
Aleh, che aveva studiato giornalismo all’Universita’ statale Bielorussia e che era stato caporedattore del giornale indipendente Imya, lascia la moglie e due figli.
Comunque sia finita la sua “breve esistenza”, la morte di Aleh rappresenta una profonda ferita per il già rarefatto mondo dell’opposizione democratica di Minsk.
Ciao Aleh. Che la terra ti sia leggera.

 

Lukashenko, Putin e il cane di quest'ultimo

Abkhazia: dopo i missili, Lukashenko?

Mentre le fiamme dei devastanti incendi sono sempre più vicine all’impianto atomico di Saratov (sarebbe interessante saperne cosa ne pensi il candidato alla commissione per la “sicurezza nucleare” italiana, il parlamentare pd Veronesi), mentre il governo tace sul numero dei morti, al Cremlino continuano ad occuparsi di Abkhazia e Ossezia del sud. Malgrado l’emergenza (tardivamente dichiarata) a Mosca, qualche giorno fa il presidente Medvedev è volato a Sukhumi per celebrare la vittora nella guerra contro la Georgia. A ruota è stato annunciato che proprio in Abkhazia sono stati posti missili terra-aria S-300. Il tutto per difendere le due zone abitate da russi, russofoni e russofili (tuttora sotto la sovranità di Tbilisi però).

Ora dal Cremlino si fa trapelare la voce che anche la Bielorussia di Lukashenko sarebbe in procinto di  riconoscere l’indipendenza di Ossezia meridionale e Abkhazia. Diventerebbe così il quarto Stato dopo Venezuela, Nicaragua e Nauru (piccola e quotatissima isola del Pacifico) a riconoscere la secessione. Starebbe anche a significare un riavvicinamento tra Lukashenko e Putin, dopo mesi di freddezza. Sarà per il caldo di questa strana estate russa.