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Giuliano Pisapia e il suo portavoce Maurizio Baruffi

Pisapia sindaco, una vittoria che viene da lontano

Che il tacito patto tra Milano e il centro destra si fosse spezzato personalmente ho cominciato a percepirlo il 6 novembre 2007, alla morte di Enzo Biagi. La camera ardente fu un flusso ininterrotto di persone.
A Biagi poi rifiutarono l’Ambrogino, dapprima perché morto – non per sua scelta! – troppo a ridosso della festa patronale. L’anno dopo perché ormai era troppo tardi.
Quando, insieme ad altri colleghi, regalammo noi alle figlie di Biagi un Ambrogino posticcio ristabilimmo un po’ quel legame tra Milano e uno dei suoi figli adottivi.
Un altro segnale di sfaldamento lo colsi in un avvenimento sempre al Circolo della Stampa. Il 6 maggio 2009, insieme a Vera Politkovskaja parlammo dell’albero fatto piantare al Giardino dei Giusti di Milano (grazie alla sottoscrizione dei cittadini e al lavoro di Gabriele Nissim). A quell’incontro partecipò Manfredi Palmeri, al tempo presidente del Consiglio comunale in quota Pdl. In sala gli chiesero conto del perché la maggioranza di centro destra stesse bocciando la Commissione antimafia (“la mafia a Milano non esiste” dicevano le autorità) e lui disse che l’avrebbe votata anche se fosse rimasto da solo. Due anni dopo Palmeri siederà in consiglio lontano dai colleghi (ora di minoranza) del Pdl.
Piccoli segnali di scollamento che denotavano grandi crepe. La principale delle quali è stata, a mio avviso, da imputare all’incapacità da parte della Giunta Moratti di ascoltare i problemi della città.
Intorno a Pisapia fin dalla vittoria al primo turno c’è stato un clima di attesa messianica. Che ora non potrà che crescere. Ma il neo sindaco non avrà la bacchetta magica e non potrà risolvere tutti i problemi di una città un po’ allo sbando.
Se continuerà ad ascoltare i cittadini, come ha fatto in campagna elettorale, il suo mandato da sindaco sarà comunque un successo.

Ad maiora

Ps. In queste ore di festeggiamenti, un pensiero non può che andare a mio padre, a Marco Berrini, Marco Formigoni e Beppe Cremagnani. Ovunque voi siate spero stiate brindando assieme. Mi mancate.

Un albero per Anna

Tornando indietro forse non rifarei lo stesso percorso che oggi ha portato alla piantumazione di un albero per Anna Politkovskaja nel Giardino dei Giusti di Milano. Tornando indietro, forse manderei assieme agli amici di Annaviva una lettera al sindaco di Milano (Letizia Moratti, oggi presente alla commemorazione) e al presidente del Consiglio comunale milanese (Manfedi Palmeri, presente oggi, come sempre). Avanzerei loro una semplice richiesta e probabilmente otterrei lo stesso albero. Così è successo a Brescia grazia al sindaco Paroli all’assessore Labolani e soprattutto grazie a Laura Castelletti vero artefice della piantumazione che avverrà domani al Parco delle Torri Gemelle.

Abbiamo invece scelto la strada della petizione, della raccolta firme, migliaia di firme che sono arrivate copiose in quella che ormai si è trasformata nella mia seconda mail unalberoperanna@gmail.com.

A quasi due anni di distanza dell’assassinio, Anna Politkovskaja, seppellita a Mosca, è onorata anche a Milano. Un albero per Anna non è più solo un appello o una mail è diventato una realtà, un cippo.

Anna è viva non è più solo il titolo di un libro o il nome di un associazione. È un urlo che sale dal Monte Stella di Milano e che arriva fino al Cremlino. Giustizia non è stata fatta per Anna. Uccisa da killer sconosciuti, pagati da altrettanti sconosciuti. Nessuno cercherà più di sapere la verità si chi ha premuto il grilletto, su chi ha pagato per farlo e soprattutto su quegli schifosi che avranno certo esultato per la sua morte, che avranno alzato i calici.

Eppure la sua foto, il suo sguardo, i suoi articoli sono lì più vivi che mai. Stamattina al Giardino dei Giusti c’era la figlia di Anna, Vera. Parlerà stasera al Circolo della Stampa. Oggi sembrava disorientata dall’attenzione che tutti le riservavano malgrado nel Giardino fossero in corso altre cerimonie di piantumazione. Le ho spiegato che qui in Italia la memoria legata a sua madre è vivissima. E le ho spiegato che intorno a quell’albero la società civile milanese ha fatto una piccola ma vittoriosa battaglia. Per una volta, cittadini e politici hanno trovato un punto di contatto. Qualcuno a Mosca e San Pietroburgo forse non apprezzerà. Ma questo non ci può fare che piacere.

Una collega vedendo la foto di Anna sul totem di Annaviva mi ha detto che si sente in difficoltà a pensare a come molti giornalisti fanno la professione e come l’ha fatta la Politkovskaja. Le ho spiegato che tra chi fa marchette e si vende per far carriera e chi finisce ucciso per quel che racconta c’è un intera scala di possibilità. Quell’albero sta comunque lì a significare che tutti possiamo fare qualcosa per migliorare la società. Se Anna non fosse stata sola, non l’avrebbero uccisa.