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Oggi ai Giardini Politkovskaja: per Boris, Anna, Sasha, Natasha…

Mosca è una città blindata, sempre sotto controllo. Il fatto che Nemtsov sia stato ucciso a pochi metri dal Cremlino può significare solo due cose: o che il regime si sta sfarinando e non è in grado di provvedere alla sicurezza nemmeno del cuore di una città che è il cuore del paese. O che ad assassinare l’oppositore di Putin sia stato qualche agente dei servizi segreti. Più o meno deviati.

Di omicidi politici in questi anni ce ne sono stati tanti, troppi in Russia. Un numero impressionante di giornalisti (non solo la Politkovskaja). Ma anche di ex spie come Litvinenko, liquidato a Londra col Polonio. O attivisti dei diritti umani come Natalia Estemirova che pure di Anna era amica.

Ecco, oggi parteciperò al presidio di Annaviva e dei Radicali per ricordare Boris Nemtsov pensando all’Estemirova. Rapita e assassinata sicuramente da chi era in grado di passare numerosi posti di blocco in Cecenia con una rapita senza doversi fermare. Servizi segreti insomma. Tutt’altro che deviati.

Per l’assassinio di Natasha Estemirova, al primo anniversario del suo omicidio (avvenuto nel 2009) intervenne anche l’allora presidente Medvedev (il braccio destro di Putin): abbiamo individuato i responsabili, disse in una conferenza stampa che ebbe larga eco in tutto il mondo. Stiamo ancora aspettando che li arrestino.

Come aspetteremo a lungo per sapere non chi ha sparato a Nemtsov (sorta di Matteotti del regime putiniano) ma chi ha ordinato l’omicidio. Chi l’ha avallato. E chi ne proteggerà i responsabili. Verrà un giorno in cui gli archivi verranno aperti. E avremo tante conferme.

Ci vediamo alle 18. Ai Giardini Politkovskaja di Milano.

Ad maiora

 

Ps. La foto che accompagna questo post l’ho scattata a Mosca, nel 2012, alla Marcia dei milioni, corteo contro Putin che finì con cariche della polizia e centinaia di arresti. Non pensavo francamente che sarebbe stata l’ultima volta che avrei visto Nemtsov, che quella marcia contribuì a organizzare. Ricordo però il clima di tensione che accompagnò il corteo. E il clima di terrore quando finì, con la gente (me compreso) che sfondava i cordoni di celerini (ma gli Omon sono due volte più grandi e tre volte più cattivi) per fuggire dall’imbuto creatosi in Bolotnaja. Da allora non sono più tornato a Mosca. Ma la prossima volta so dove farò tappa: al cimitero che ospita Anna e Boris, a portare loro due fiori. Perché non li dimenticherò. Non li dimenticheremo.

Giustizia per la Estemirova

Nella notte a Groznij, capitale della Cecenia, con una plateale operazione, decine di agenti dell’Fsb, il servizio federale di sicurezza russa, erede del Kgb, hanno arrestato gli assassini di Natasha Estemirova.
«Siamo molto orgogliosi di aver assicurato alla giustizia degli individui che oltre a compiere un efferato crimine, avevano anche in parte rovinato l’immagine internazionale della Federazione Russa. Questa operazione di polizia è la risposta più seria che possiamo dare a tutte le malelingue che si sono scatenate in questo ultimo anno». E’ un Dmitrij Medvedev raggiante quello che poco fa, in diretta televisiva, ha annunciato la svolta nelle indagini. Al suo fianco, il capo del governo Vladimir Putin, meno sorridente, ma forse solo perché non era al centro della scena o perché, malgrado il recente restyling della sua immagine, l’imprinting del Kgb gli impedisce di sorridere in pubblico.
Sollecitato dai numerosi giornalisti presenti in sala, il premier ha rassicurato che anche gli assassini di Anna Politkovskaja saranno presto rinchiusi in galera. «Dobbiamo tutti aver fiducia nella giustizia del nostro paese. I tempi sono forse più lenti di quel che ci si aspetti. Ma, alla fine, chi sbaglia paga», ha detto Putin.
Le persone arrestate per l’omicidio della Estemirova sono agenti dell’Fsb e ceceni appartenenti ai locali servizi di sicurezza. Anche le autorità cecene, hanno spiegato in conferenza stampa, hanno comunque attivamente collaborato al buon esito delle indagini. Ancora ignoto il motivo dell’assassinio, ma la Estemirova, con le sue inchieste sulle sparizioni (per conto della Ong Memorial) aveva schiacciato più di un piede, soprattutto tra i ceceni filo-russi che guidano la piccola repubblica che fa parte della Federazione russa.
Proprio domani sarebbe trascorso un anno dal suo brutale omicidio.

Mi sarebbe piaciuto scrivere un pezzo così. Come ad Adriano Sofri piacque (nell’introduzione a “Proibito parlare”) immaginare i funerali di Anna Politkovskaja, come esequie di Stato, con le autorità in prima fila a commemorare la più coraggiosa giornalista russa, assassinata da sconosciuti.
E invece arresti, conferenze stampa, parole sulla giustizia sono solo un esercizio di stile.
E’ passato un anno dall’omicidio di Natasha Estemirova e nulla è stato fatto. Nessun arresto, nessuna spiegazione per il rapimento e l’omicidio di una giornalista che aveva deciso di impegnarsi per garantire il rispetto dei diritti umani in quell’angolo di inferno (ora apparentemente tranquillo) che risponde al nome di Cecenia. Natasha, rapita a Groznij, è stata abbandonata a Nazran, capitale dell’Inguscezia. Chi l’ha rapita (a bordo di una macchina bianca senza targa) ha passato vari posti di blocco prima di scaricare il corpo senza vita di Natasha. Aveva 50 anni. Due di più della sua amica Anna Politkovskaja, assasinata a Mosca, nel 2006, a 48 anni. Nella redazione della Novaja Gazeta, la scrivania di Anna Politkovskaja non è stata più toccata dal giorno dell’omidicio. Un anno fa è stata solo aggiunta la foto della Estemirova. Sorridente. Come sorride Anna nell’immagine che ti saluta quando entri nella sede di quell’eroico giornale.
Due amiche uccise dallo stesso tipo di pistola, una Makarov 9 mm, un tempo utilizzata dalle forze armate sovietiche.
Una pistola che caratterizza gli omicidi politici di personaggi scomodi. Con 9 colpi di Makarov fu ucciso anche Paul Klebnikov, direttore della versione russa di Forbes. E’ stato ammazzato sempre a luglio, nel lontano 2004. E ovviamente nessuno ha pagato neanche per questo omicidio.
Come per quello della Estemirova. Nel 2007, l’ong britannica Raw in War le aveva assegnato il Premio Anna Politkovskaja, al Frontline Club di Londra, lo stesso dove Litvinenko prima di essere ucciso dal Polonio aveva accusato Putin per l’assassinio della stessa Politkovskaja. Natasha Estermirova aveva accolto l’onorificenza con un appello: ricordatevi della Cecenia, facciamo anche noi parte dell’Europa. Parole purtroppo cadute nel vuoto.
Un’Europa che invece della Nutella, farebbe meglio a occuparsi di queste cose.
Perché il diritto di ingerenza non può valere solo nei confronti di paesi che non ci esportano gas e petrolio.
Ciao Natasha. E’ passato un anno, ma qui nessuno ti ha dimenticata.

Andrea Riscassi