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La Minetti e il magistrato, invisibile ai più

Sui blog e sui quotidiani spopola la notizia del magistrato che sarebbe andato (più volte) a cena con Nicole Minetti.
Lei è indagata, ma è una consigliera regionale (eletta nel listino Formigoni) e non una latitante. Quindi non sussistono elementi nemmeno per sanzioni disciplinari nei confronti di Ferdinando Esposito (figlio d’arte essendo il nipote di Vitaliano Esposito, ex procuratore generale della Suprema Corte).
Fin qui quindi siamo al gossip.
La curiosità da parte del sottoscritto (che si occupa “professionalmente” di immagine) è invece sulla gestione mediatica del caso da parte del magistrato di Milano.
Nell’era 2.0 la prima cosa che si fa in questi casi è andare su google per capire chi sia il protagonista della vicenda. La seconda è, sempre su google, cercare una sua immagine.
Provateci. Vi comparirà solo la Minetti.
Di lui non vi è traccia, se non qualche scatto rubato.
Nell’era della videocrazia riuscire ad essere assenti a livello di immagine non è da tutti.
Ad maiora

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Nicole Minetti

La figa non è stata trombata

Considerazioni random sulle amministrative. Ripetendo il mio vecchio mantra che la gente non sbaglia mai quando va a votare. Io ho seguito oggi le elezioni di Lodi: in regione hanno votato tutti Formigoni (Pdl) in comune tutti Guerini (Pd), eletto al primo turno. Avevo monitorato anche le comunali di Sondrio due anni fa: in una valle dove la Lega impera l’ex sindaco Molteni (Pd) aveva vinto senza problemi.

Chi governa il paese pensa che basti mettere una faccia qualsiasi e un simbolo per vincere: non è così. Cinque anni fa, il tanto vituperato Riccardo Sarfatti, con una bella campagna elettorale, aveva finito per arrivare a soli dieci punti dall’inavvicinabile governatore lombardo. Oggi il Celeste batte Penati di 22 punti.
La gggente non sbaglia anche quando impallina Castelli a Lecco e Brunetta a Venezia, peraltro.

Su quella che Jonghi Lavarini aveva definito “bella figa”, l’igienista dentale Nicole Minetti, rilevo solo che è stata eletta nel listino bloccato di Formigoni. Un listino che è scattato solo a metà per la clamorosa vittoria di Pdl e Lega in Regione. La ragazza (indicata sembra – di persona personalmente – dal Cav.) era al quinto posto in lista, quindi certa della vittoria.

Una che oggettivamente non era una “bella figa” ma che quando sono stato in Abruzzo per il terremoto, mi era sembrata un’ottima amministratrice, è stata invece sonoramente “trombata” (proseguo nell’uso di un linguaggio sessista, tipico della politica). Stefania Pezzopane non sarà più presidente della Provincia dell’Aquila. Ha vinto solo nel capoluogo e magari questo sarà un viatico per il centro sinistra nella città devastata dal terremoto. Spero intanto che le carriole (vero segno di rinascita democratica e dal basso) non si fermino e continuino a lavorare tutte le domeniche (digos o non digos).

Se Nicole Minetti per essere eletta in Regione Lombardia è stata paracadutatadirettamente sugli scranni, chi il suo posto se l’è guadagnato è Renzo Bossi. Il figlio del leader della Lega conquista nel collegio di Brescia 12.893 preferenze, che non sono bruscolini. Se si crede alla volontà popolare non solo quando è favorevole ai propri amici, questa è sicuramente una buona notizia. Il padre ha fatto campagna per lui andando nella città della Leonessa. Ma francamente vedo più nepotismo nelle redazioni dei giornali che in politica. La Lega è peraltro uno dei partiti che investe più sui giovani e questo alla lunga le permetterà di continuare a vincere. Al Pirellone arriva, ad esempio, anche Massimiliano Romeo, assessore monzese, classe 1971.

E infine, se i voti sono importanti, come non segnalare che quasi 4.000 preferenze con le quali i lombardi (seguaci di Di Pietro) hanno mandati sui seggi del consiglio Giulio Cavalli, attore e regista scortato h24 per i suoi spettacoli contro la mafia al Nord? Oggi era l’unico a non lanciarsi nei banchetti post-elettorali. Speriamo mantenga per sempre questo distacco dai riti di una politica che, viste le tante facce nuove, ci auguriamo migliore di prima.

Ad maiora

La figa e l’azzecca-garbugli

Le due ordinanze del Tar della Lombardia di ieri con le quali si riammette, seppure in via cautelare, il listino Formigoni sono figlie di una cultura giuridica borbonica che ci trasciniamo dall’unificazione. Anche il decreto legge del governo (che spiega come interpretare la volontà del legislatore: di una legge – badate bene – del 1968) è frutto della stessa cultura. La legge dovrebbe essere preminente sulla giurisprudenza. Ma i nostri provvedimenti legislativi sono così complessi e frutto di incrostazioni successive che diventa ovviamente centrale il ruolo dei giudici e la loro interpretazione.

Siamo il paese dell’interpretazione autentica, degli ordini professionali, del valore legale del titolo di studio. Mai cambiati dai tempi della Destra storica. Delle firme con i timbri irregolari non si è parlato ieri al Tar lombardo. Ma si è discusso della legittimità della Corte d’appello milanese di decidere su un ricorso ad essa presentato dai radicali (grazie al quali, in duplice istanza, aveva escluso il listino formigoniano per 250 firme mancanti rispetto al quorum di 3500 richiesto). Anche di questi aspetti in realtà parla il decreto approvato venerdì notte dal governo. Il ricorso, si spiega, deve essere fatto al Tar e non alla Corte d’appello. Ma i giudici amministrativi lombardi questo nuovo decreto “interpretativo” (negli anni A.B., quando ho studiato io Amministrativo, questa formulazione non esisteva) non l’hanno in alcun modo preso in considerazione, essendo stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale fuori tempo massimo. Ne potrà tenere conto semmai il Consiglio di Stato se qualcuna delle liste non formigoniane deciderà di far ricorso. Un ricorso da fare sulle firme “irregolari” o sulla legittimità della Corte d’appello? Misteri di un gioco di specchi deformanti che spiega comunque perché il nostro sia il paese con il maggior numero d’avvocati di tutta Europa. Oggi è l’anniversario della nascita del grande Alessandro Manzoni, il cui dottor Azzecca-garbugli rimane una delle maschere più moderne dello Stellone. Grazie al Tar lombardo sarà garantito il diritto degli elettori lombardi di votare i partiti maggioritari e il presidente in carica. Le ordinanze 207/2010 e 208/2010 del 6 marzo 2010 garantiscono anche che Nicole Minetti, numero cinque del listino Formigoni possa essere ufficialmente candidata. L’igienista dentale (che il buon Jonghi Lavarini ha bollato come “la figa”) sarà sicuramente tra i banchi del nuovo consiglio regionale lombardo.

Ad maiora

La figa nel listino

Alla fine Nicole Minetti, colei che l’esponente della destra milanese Roberto Jonghi Lavarini ha chiamato senza giri di parole “la figa”, ce l’ha fatta. Sarà nel listino Formigoni. Non solo ci sarà. È al quinto posto della lista. Un elemento che non dirà molto a chi non abita in Lombardia. Qui infatti Formigoni e la sua coalizione potrebbe sfondare il 60%. Nel qual caso, passerebbero solo metà degli esponenti del listino, igienista dentale di-bella-presenza (sembra indicata dal presidente del Consiglio in persona) compresa. Per capirci, Giulio De Capitani, l’ottimo presidente del Consiglio regionale è solo al quattordicesimo posto. Jonghi Lavarini ha ribadito la sua perplessità, ma ha contattato la Minetti che è detta disponibile a «presenziare ad incontri e dibattiti non solo per dimostrare le mie capacità, i valori e gli ideali in cui credo, ma sopratutto per imparare sempre di più da persone preparate e competenti, questo anche se non dovesse andare in porto la candidatura a queste elezioni». Fase ormai superata, in attesa dei dibattiti.

Jonghi, unico a opporsi platealmente alla candidatura, alla fine non-capisce-ma-si-adegua per usare un vecchio slogan arboriano: «Siamo nello stesso partito, chiuse le liste dobbiamo fare squadra, navigare con la ciurma che abbiamo fatto salire a bordo, remando nella stessa direzione. Il necessario dibattito interno lo rinviamo a dopo le elezioni, insieme alla analisi dei risultati». Negli altri listini, Penati al quinto posto ha Gianni Bugno,Vittorio Agnoletto ha Margherita Hack. Ma non verranno eletti. Ci sarà solo la Minetti, trascinata dalla scontata vittoria di Roberto Formigoni.

Ad maiora