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Le Olimpiadi (estive ed invernali) come evento mediatico

Ecco una tesi dalla quale ho imparato molte cose. Il lavoro di Stefano Urbano, in discussione in questi giorni alla Statale di Milano, offre infatti una duplice strada di analisi: la prima è quella relativa ai Giochi Olimpici, alla loro storia, al loro ruolo nello sviluppo dello sport mondiale. La seconda è invece il loro aspetto mediatico: sia di chi ha voluto farne uno strumento di terrore (Monaco) sia di quanti li hanno trasformati in un evento spettacolare, finalizzato a catalizzare l’attenzione mediatica mondiale ogni quattro anni.

Urbano racconta il legame ormai indissolubile che si è stabilito tra Olimpiadi e televisione che viaggiano a braccetto, approfittando l’una delle altre. Per completare la sua analisi, lo studente affronta anche tutti i film che hanno trattato il tema olimpico, da Olympia in avanti. A testimonianza di quanto questa manifestazione sportiva attragga le telecamere.

Ad maiora

La fiamma di Kadyrov


L’ex leader delle milizie cecene filo-russe, piazzato da Putin al vertice della Cecenia, fa il tedoforo per le Olimpiadi di Sochi.
Circondato da decine di agenti delle truppe speciali, nella Russia normalizzata e pacificata, corre non proprio in modo agile verso la meta.
La Politkovskaja, prima di essere assassinata, lo aveva definito un “idiota”.
Ieri, nello stadio di Grozny, Ramzan Kadyrov ha urlato: “Viva la Russia, viva Putin, viva le Olimpiadi, Allah è grande”.
A me vien da dire, sottovoce: Anna è viva e lotta insieme a noi.
Ad maiora

Come la tv ha trasformato gli sportivi in icone mediatiche (tesi)

Vedere Balotelli segnare due gol in campionato e qualche ora dopo osservarlo in un faccia a faccia a Le Iene (su Italia 1) non stupisce più. Come non stupisce che molte delle domande (alcune censurate dai suoi legali, come segnalato dalla trasmissione) vertano su aspetti assolutamente non calcistici.
Si tratta del cosiddetto sportainment, ossia il mix di informazione sportiva e intrattenimento. Proprio questo è il tema che sta alla base della tesi di Arianna Angelico (Università degli Studi di Milano, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di Laurea in Cultura e storia del sistema editoriale, correlatrice Emanuela Scarpellini) che viene discussa oggi. “La nascita dell’homo sportivus. Come i mass media hanno trasformato i campioni in icone”, il titolo dell’imponente lavoro.
Icone che come racconta la tesi devono essere in grado di tenere assieme tutto: ottime prestazioni sportive e anche una grande abilità nella comunicazione.
Oggigiorno infatti, nell’era della Videocrazia, pensare di imporsi solo sul terreno di gioco, ignorando il sistema mediatico, è praticamente impossibile.
Lo sport attira pubblico. Il pubblico attira pubblicità. E il sistema marcia compatto.
Qualcuno a volte non regge il peso di questo enorme meccanismo: come Schwazer o Pistorius. Ma tra gli sportivi presi in esame dalla Angelico ci sono invece personaggi che riescono a cavalcare l’onda, come Federica Pellegrini che riesce a far parlare di sé dentro e fuori la piscina.
La tesi si concentra e mette a confronto le Olimpiadi di Pechino 2008 e Londra 2012 raccontando le gesta mediatiche di meteore sportive e di eroi sportivi che resistono nel tempo come Usain Bolt.
Per restare in auge, per mantenere i riflettori accesi, per tacitare le polemiche, c’è una sola regola, spiega la tesi: vincere, vincere, vincere.
Ad maiora