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Zapping mondiale: tra Bersani e Berlusconi

BersaniPoca Italia in giro per il mondo. Il titolo del Pais è comunque molto significativo sui risultati delle trattative Pd-Pdl per il Quirinale: “La sinistra italiana di nuovo in balia di Berlusconi“.
Il Gritti Palace di Venezia campeggia invece sulle pagine digitali del Mundo.
Su Le Figaro interessante la vicenda delle dimissioni del rabbino capo francese per un’accusa di plagio.
Infine consiglio questo video di Al Jazeera sulla morte di un giornalista russo pestato cinque anni fa per i suoi articoli sulla distruzione della foresta di Khimki per fare passare un’autostrada. Alle esequie, molti colleghi e leader ambientalisti.

Ad maiora

Mario Mauro: "Ecco perché ho lasciato il Pdl"

Mario MAUROHo conosciuto Mario Mauro nel 2007. Quando stavamo organizzando il primo convegno per ricordare a Milano Anna Politkovskaja a un anno dal suoi assassinio, ci accorgemmo di avere, tra gli ospiti politici, solo radicali o esponenti della sinistra. Invitammo quindi Mauro che, oltre a essere di Forza Italia, era uno dei principali rappresentanti di quel partito nell’ambito del Parlamento europeo.

Fece un intervento bello e appassionato.

E devo dire che non mi ha stupito la sua scelta di lasciare (praticamente da solo) il Pdl per seguire Mario Monti. In questa lettera aperta che pubblico, Mauro spiega il perché della sua decisione.

Ad maiora

………….

Carissime e Carissimi, la rottura con il mio partito è frutto della storia di questa legislatura che ha visto consumare l’illusione che l’alleanza PDL-Lega fosse garante di riforme capaci di cambiare l’Italia.

Destra e Sinistra si sono alternate negli anni della transizione senza anteporre il dovere di riformare la vita pubblica italiana alla rendita politica che deriva da una cultura del conflitto. La lista Monti è fatta da chi si è stancato di questa guerra di parole e vuole una pace duratura.

Non mi stancherò mai di ricordare l’esempio della scuola, quattro volte in teoria è stata riformata la scuola in questi anni: Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini. Io tornerò a fare l’insegnante senza che in realtà nulla sia cambiato. Sono riforme dette, non fatte e a cui si aggiunge la beffa mediatica di migliaia di giovani in piazza a protestare contro qualcosa che non è mai stato attuato.

Ancor più grave è lo scenario macroeconomico del nostro Paese. Da anni in Europa si attua il cosiddetto rigore, cioè vigorosi tagli alla spesa pubblica per sostenere gli sforzi di famiglie e imprese. Negli anni della transizione italiana ciò si è tradotto in più tasse per più spesa pubblica con il risultato di veder esplodere il nostro debito e renderlo insostenibile al punto da minacciare l’intera eurozona. Anche la caduta del governo Berlusconi avrebbe potuto essere però un’occasione positiva se avessimo avuto la forza di riconoscere i nostri errori. Ma passata la crisi finanziaria, per recuperare fiducia agli occhi degli italiani, si è scelta l’incredibile scorciatoia di addossare ogni responsabilità ad un presunto quanto assurdo complotto europeo condito di banchieri e massoni ad uso di una opinione pubblica bramosa di scaricare su tedeschi e francesi l’incapacità di risolvere i nostri problemi.

Da quando avevo vent’anni ho toccato con mano come la convivenza pacifica all’interno del progetto europeo sia per la storia del nostro tempo la sola piattaforma in grado di aiutarci a risolvere le tante difficoltà in cui ci dibattiamo. Il coraggio dei padri fondatori, che ha ottenuto per noi attraverso la pace lo sviluppo, è la certezza da cui ripartire. Che tristezza, dopo aver contribuito a far cadere il comunismo, riunificato l’Europa dell’est, aver sostenuto lo sviluppo di Polonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia, Malta, Cipro,… sentire dire che la causa delle mancate e storiche riforme che il nostro Paese attende da decenni è frutto di un complotto europeo in cui Monti interpreta il ruolo di “utile idiota” al soldo della “perfida” Merkel.

Monti non è l’uomo della Provvidenza, ma la scelta del PDL di far cadere quel governo per riproporre oltre che la candidatura di Berlusconi, la logica che mira a tenere in ostaggio ancora per una legislatura l’Italia in concorso con Bersani, non è condivisibile.

Non ho promesse da fare, anzi. Il rigore in Italia non è ancora stato applicato fino in fondo. La voragine finanziaria è frutto dell’irresponsabilità di classi dirigenti che hanno sopperito la mancanza di decisionismo e di coraggio con più tasse e più spesa.

Sono serviti quindi ulteriori sacrifici promossi dal governo tecnico per spegnere l’incendio della speculazione a nostro danno e ottenuta la possibilità di veder dimezzati i  nostri interessi sul debito (da 80 a 40 miliardi l’anno in 14 mesi) vanno affrontate le emergenze del lavoro e della crescita. Per farlo occorrono riforme strutturali che destra e sinistra rifiutano di fare insieme.

Mettersi in discussione, ammettere i propri errori e favorire la nascita di una proposta politica che aiuti PD e PDL a continuare il percorso di tregua sostenendo riforme magari impopolari ma necessarie per dare lavoro e pensioni anche ai giovani, mi sembra il contrario del trasformismo.

Per anni abbiamo rivendicato l’intelligenza di saper andare oltre gli schieramenti alla ricerca del bene comune. Non ho cambiato nessuna delle mie idee, sono e resto politicamente un popolare, ma non accetto di ridurmi a essere un populista per inseguire un consenso a metà tra i ragionamenti di Grillo e l’antieuropeismo di maniera della Lega.

Ma quando ho visto far cadere un governo senza motivi, con l´unico scopo che non fossero le scorciatoie di una presa di distanza dalle scelte di responsabilità indispensabili per salvare il valore dei soldi di milioni d’italiani ho giudicato necessario fare un passo avanti piuttosto che continuare a sognare un passo indietro di Berlusconi o dei comunisti.

E se qualcuno vuole nascondersi dietro un approccio al tema dei valori non negoziabili, forse dovrebbe misurarsi oltre che con le piattaforme elettorali e spesso strumentali di questo o quel partito anche con il profilo politico di una persona, che non si definisce in trenta giorni di campagna elettorale, ma che si può valutare solo attraverso il lavoro di una vita.

Vita, famiglia, educazione, lavoro, ricerca non sono temi da aggiungere all’economia. Sono il fondamento delle domande da cui partire se si vuol fare politica. Devono essere le basi di un sistema economico, educativo, di giustizia-

Come deve essere infatti un sistema educativo, pensionistico, di produzione industriale, sanitario, che voglia rispettare fino in fondo ciò che l’uomo é?

Per questo si fa politica e non c’é spazio in questa visione per riduzioni ideologiche. Soprattutto nel partito di Monti che nasce dalla volontà di far incontrare culture politiche differenti, nel nome della dignità della persona umana.

A presto,
Mario Mauro

Al voto, al voto! Il centro sinistra si conferma anche in Romania

Il centro-sinistra al governo in Romania vince anche le amministrative. Questo almeno secondo gli exit polls sul voto di ieri. Oggi i risultati definitivi.

Il governo di Victor Ponta esce quindi rinforzato dal voto che sembra confermare la tendenza di larga parte della popolazione europea di dire basta a tagli e austerity. In Romania questo si è concretizzato nel non voto alla coalizione del centro-destra, che si chiama come da noi – Pdl – ma che è l’acronimo di Partidul Democrat-Liberal.

Il fronte dell’Unione social liberale (Usl) avrebbe conquistato più del 65% dei consensi in larga parte della provincia romena e oltre il 50% nelle grandi città.

Il centro sinistra ha confermato nella carica di sindaco di Bucarest Sorin Oprescu.

Al voto, nel grande paese balcanico, erano chiamati 18 milioni di romeni.

Ad maiora

Il capro espiatorio leghista torna a presiedere il Senato

Rosi Mauro è tornata a presiedere il Senato. Tra applausi e richieste di dimissioni.
Non mi sta simpatica, ma è chiaro – come ha detto Paola Concia del Pd – che la leader del sindacato padano (e del Cerchio magico bossiano) sia un capro espiatorio del Carroccio maroniano:

I media d’altronde nelle ultime settimane si sono scatenati. Mostrando a più riprese i tre minuti di follia (credo gli unici tre) della sua presidenza, quelli durante il voto dei (meravigliosi quelli, invece) provvedimenti della Gelmini:

Immagini che, ripetute a nastro, hanno dato la tangibile sensazione che la Lega ha fatto bene a cacciarla, in quanto (donna) isterica e inaffidabile.
Lei ha annunciato che non lascerà la sua carica di vice presidente del Senato.
D’altronde Fini è sempre seduto sullo scranno più alto di Monte Citorio.
Il “che fai mi cacci?” finiano a Berlusconi (rispetto ai coltelli leghisti, nascosti in via Bellerio) resta uno dei momenti più belli della Seconda Repubblica:

Ad maiora

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Da J.Ax a Obama. Musica e politica di qua e di là dall’Oceano.

La differenza tra me e te, cantava qualche mese fa Tiziano Ferro.
Un ritornello che mi è tornato alla mente nella querelle tra J.Ax e il Pdl per il nuovo inno del partito, scritto dalla parlamentare Maria Rosaria Rossi, già comparsa nelle cronache gossipare del nostro meraviglioso paese:
http://www.giornalettismo.com/archives/203951/maria-rosaria-rossi-chi-e-la-deputata-che-ha-aiutato-berlusconi-a-scrivere-linno/
J.Ax in un discorso alla nazione (con tanto di doppio tricolore, uno alle spalle, ma con in vista anche sigarette e accendino) precisa che non trattasi di plagio:

La canzone, tatuata sulla pelle dei fan, è questa:

Qui trovate le parole della canzone berlusconiana invece:
http://andreariscassi.wordpress.com/2012/02/21/da-meno-male-che-silvio-ce-a-gente-che-non-prova-invidia-nuovo-inno-pdl/

Mentre pensavo a tutto questo non ho potuto non riflettere sul fatto che Barack Obama nella notte ha ospitato un concerto alla Casa Bianca con star quali B.B King e Mick Jagger.
Obama ha sottolineato il ruolo particolare che la musica nera ha avuto nella storia della liberazione degli afro-americani: “Il blues ci ricorda che siamo passati attraverso tempi piu’ duri di quelli attuali. Oggi sono orgoglioso di avere questi artisti qui, non solo come fan, ma anche come presidente. La loro musica ci insegna che quando ci troviamo di fronte a un bivio non scappiamo mai davanti ai problemi. Li facciamo nostri, li fronteggiamo, facciamo i conti con loro. Su di loro, cantiamo su di loro, li trasformiamo in arte. E anche se ci confrontiamo con le dure sfide di oggi, possiamo sempre immaginare un futuro migliore. Questa è una musica di umili origini. Affonda le sue radici nella schiavitù e nella segregazione, in una società’ che raramente trattava i neri d’America con la dignità e il rispetto che meritavano. Era la testimonianza di quei tempi duri. Tantissimi uomini e donne cominciarono a cantarlo. E il blues è andato oltre, ha sfondato ogni confine, andando oltre le zone in cui era nato. E’ migrato al nord, dal delta del Mississippi a Memphis, sino alla mia città, Chicago. Ha provocato la nascita del Rock and Roll, del Rhythm and Blues, sino all’Hip Hop. Ha ispirato artisti e il pubblico di tutto il mondo. E gli artisti di stasera ci dimostrano che il Blues continua a raccogliere le folle. Perché questa musica parla di qualcosa di universale. Nessuno attraversa la propria vita senza gioia e dolore, trionfi e insuccessi. Il blues parla di tutto questo, a volte con una sola nota e una sola parola”.
Il programma della serata è stato chiuso dagli artisti che tutti assieme hanno intonato “Sweet Home Chicago”‘ in onore di Obama.
Il primo presidente nero si è messo anche a cantare:

Altro che Apicella.
Ad maiora

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Da “Meno male che Silvio c’è” a “Gente che non prova invidia”. Nuovo inno Pdl

Durante il vertice di Lesmo (nel quale si è deciso di presentare liste Pdl alle prossime amministrative) Silvio Berlusconi ha presentato il nuovo inno del partito (che dimostra che non dovrebbe cambiare nome).

Ecco parte del testo, diffuso nella notte dall’Ansa.

Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa.

Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta per la verità, è questo il popolo della libertà.

Grande sogno che ci unisce, un sogno si realizzera’, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincera’ per sempre.

Grande la voglia di votare, la voglia di cambiare l’Italia che verrà.

Noi siamo il popolo della libertà.

Gente che crede e che lotta, che crede nel sogno della libertà, gente che prende la mano, che guarda lontano, che resisterà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta sempre per la verità.

E’ questo il popolo della libertà.

Grande e’ il sogno che ci unisce, il nostro sogno che si realizzerà, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre.

Grande la voglia di lottare, la voglia di cambiare l’Italia che verrà.

Noi siamo il popolo della libertà, noi siamo il Popolo della libertà.

Ad maiora

Un barcone di migranti

"Può la Chiesa essere equidistante?"

Come scriveva una volta Repubblica (quando era Repubblica), riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera (aperta) della Comunità di base diretta ai cristiani di Busto. E’ un invito alla responsabilità dopo le parole sui migranti  dell’europarlamentare leghista Francesco Speroni (bustocco).

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Dall’intervista del 13 aprile 2011 a Radio 24 di Francesco Speroni, leader della Lega di Busto Arsizio, eurodeputato, presidente del Consiglio Comunale di Busto, candidato alle elezioni del 15 maggio 2011.

“Se uno invade le acque territoriali di un Paese sovrano è lecito usare le armi, questo è diritto internazionale. Non ce l’hanno certo scritto in fronte se sono profughi, ma non c’è una situazione in Tunisia che giustifichi l’arrivo di profughi. Hitler ha sbagliato tutto: se fosse vissuto nei giorni nostri avrebbe mandato dei tedeschi coi barconi a invadere il mondo e nessuno avrebbe potuto fermarli perchè ‘beh, ci sono le ragioni umanitarie’. Noi in Libano, in Afghanistan stiamo usando le armi, perchè non dobbiamo usarle per difendere i nostri confini? Si parla tanto dei 150 anni dell’Unità, qui si tratta di difendere i sacri confini della Patria come qualcuno ancora dice. Noi siamo invasi, c’è gente che viene in Italia senza permesso, violando tutte le regole. A questo punto vanno usati tutti i mezzi per respingerli, anche le armi.”

Cari fratelli cristiani di Busto, sono questi gli uomini politici e i partiti che pretendono di rappresentare le tradizioni cristiane della nostra terra? E’ a loro che vogliamo affidare il governo della nostra città per altri 5 anni? Sono questi, fratelli cristiani del PdL, gli alleati che avete scelto per le prossime elezioni? Cari pastori delle comunità di Busto, preti, parroci, padri spirituali, può la Chiesa essere equidistante quando si sentono pronunciare affermazioni come questa contro i fratelli, le donne, i bambini del continente africano che fuggono dalla guerra e dalla miseria? Il Vangelo di Matteo, al capitolo 25, è chiaro ed inequivocabile. Su quelle carrette del mare c’è anche Cristo. Vogliamo sparargli perché non ha le carte in regola?

 “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra; Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.”

Non abbiamo altro da aggiungere. Un fraterno, accorato saluto.

La Comunità Cristiana di Base di Busto Arsizio, il 14 aprile 2011

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Ad maiora

Flavia Perina

Per la Perina il "metodo Biagi"

Per Flavia Perina si è adottato il metodo che un tempo si riservò a Enzo Biagi. Una lettera di benservito.

Certe persone non hanno neanche il coraggio di alzare il telefono o, addirittura, di metterci la faccia.

Mi perdonerà il “nonno” che riposa lassù al cimitero di Pianaccio. Mi perdonerà per il paragone con una giornalista che nel passato è stata iscritta all’Msi ed è stata un’attivista tra i destri della Balduina. Mi perdonerà il “partigiano” Enzo Biagi ricordato – come recita un manifesto che mi sono portato a casa dopo il partecipatissimo funerale – “dai suoi compagni di Giustizia a Libertà”.

Al grande vecchio del giornalismo televisivo in fondo quel che più dispiacque del suo allontanamento dall’azienda del servizio pubblico radio-televisivo fu proprio il metodo. Quella raccomandata con ricevuta di ritorno che fu il suo cruccio fino a che Mazzetti e Fazio non gli diedero l’occasione di ricomparire in tv.

Flavia Perina, da quel che si apprende dalle odierne cronache, è rimasta basita soprattutto per la lettera con la quale il nuovo gruppo dirigente del Secolo (in maggioranza Pdl) l’ha “esonerata” da direttore politico della testata. Testata per la quale oggi alcuni giornali hanno ricordato le novità introdotte, come gli attacchi alle Gelmini e Minetti o gli elogi ai Guccini e Moretti. “Posizioni inattese” le ha definite il sempre distratto Corriere che evidentemente non ha letto “Il fascista libertario” di Luciano Lanna, rimasto (chissà per quanto) direttore responsabile del Secolo.

Ad maiora.

Avanti! L’Avanti

Subito dopo averne visto in azione il direttore-editore Valter Lavitola tra Montecarlo e Santa Lucia, era intervenuto Roberto Biscardini della direzione del Psi. Una precisazione a suon di l e punti esclamativi: “E’ da anni che la gloriosa testata del PSI Avanti! è infangata dalla presenza di un giornale di area berlusconiana che si chiama L’Avanti diretta da Valter Lavitola. Una testata apocrifa che gode di ingenti finanziamenti pubblici e che tutti credono che sia l’organo ufficiale del Partito Socialista Italiano. Per cavilli burocratici non siamo ancora riusciti ad ottenere la chiusura di questa testata. Chiediamo almeno agli organi di stampa di dare di questa testata notizie corrette. Il PSI con L’Avanti con la L non c’entra.”

Oggi, sulle colonne del Corriere della sera, interviene uno storico giornalista di area socialista come Alberto La Volpe (già direttore del Tg2, poi sottosegretario prodiano e dalemiano). Si appella ai socialisti del Pdl, in particolare a Stefania Craxi e Fabrizio Cicchitto, perché “convincano il loro leader a far cessare questo sconcio”. E conclude (lui che nel cognome ha l’animale che nelle favole viene considerato il più furbo) con una citazione – animalesca – del grande Trilussa: “Forse ‘ste bestie non mi capiranno ma provo armeno la soddisfazione de pote’ di’ le cose come stanno”.

Il quotidiano socialista, fondato nel 1886 e diretto ai tempi da Leonida Bissolati, è stato diretto anche da Claudio Treves, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Bettino Craxi, Ugo Intini e Antonio Ghirelli. Ma anche dall’allora socialista Benito Mussolini.

Travolto da Tangentopoli, è stato chiuso nel 1993.

Ora è ripartito con la stessa grafica e con una L in più. Ha anche un aggiornato sito internet: http://www.avanti.it/

Ad maiora. Anzi, Avanti!

meeting di rimini

Meeting impermeabile alla crisi

Al Meeting non si percepisce la crisi politica in cui si dibatte il centro-destra. Da tempo Cl ha stretto alleanza (tattica) con Berlusconi ma ora non sembra domandarsi che ne sarà della Pdl, se si andrà a votare. Del Movimento, qui tra le grandi vetrate della Fiera di Rimini, si percepisce che si sente una (come direbbe Veltroni) “forza tranquilla”, impermeabile alle mareggiate finiane.
Qui non c’è crisi. La Fiera e’ piena come un uovo (per lo più ragazzi) e gli alberghi riminesi ringraziano ogni anno per l’intuizione avuta da un manipolo di ciellini nel 1980: portare, con questa manifestazione, migliaia di persone, in una settimana nella quale i turisti rientravano per il contro-esodo.
Il meeting è fatto di dibattiti che iniziano alle 11 di mattina e terminano nel tardo pomeriggio. La sera, concerti e spettacoli teatrali. Con tutti i posti occupati.
Gli incontri non prevedono contraddittorio. Quello sull’energia, che ho seguito oggi, aveva 5 relatori su 5 pro-nucleare.
Tra i numerosissimi stand si trovano anche donne ugandesi che creano collane (coloratissime) di carta riciclata e che, vendendole, finanziano la costruzione della scuola per i loro figli. Il tutto grazie all’aiuto di Avsi, una delle ong (che aderisce alla Cdo), cui personalmente sono più affezionato. Grazie al sostengo a distanza continuano a operare anche in Libano e a Haiti, luoghi purtroppo ormai dimenticati da noi giornalisti.