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Oggi ai Giardini Politkovskaja: per Boris, Anna, Sasha, Natasha…

Mosca è una città blindata, sempre sotto controllo. Il fatto che Nemtsov sia stato ucciso a pochi metri dal Cremlino può significare solo due cose: o che il regime si sta sfarinando e non è in grado di provvedere alla sicurezza nemmeno del cuore di una città che è il cuore del paese. O che ad assassinare l’oppositore di Putin sia stato qualche agente dei servizi segreti. Più o meno deviati.

Di omicidi politici in questi anni ce ne sono stati tanti, troppi in Russia. Un numero impressionante di giornalisti (non solo la Politkovskaja). Ma anche di ex spie come Litvinenko, liquidato a Londra col Polonio. O attivisti dei diritti umani come Natalia Estemirova che pure di Anna era amica.

Ecco, oggi parteciperò al presidio di Annaviva e dei Radicali per ricordare Boris Nemtsov pensando all’Estemirova. Rapita e assassinata sicuramente da chi era in grado di passare numerosi posti di blocco in Cecenia con una rapita senza doversi fermare. Servizi segreti insomma. Tutt’altro che deviati.

Per l’assassinio di Natasha Estemirova, al primo anniversario del suo omicidio (avvenuto nel 2009) intervenne anche l’allora presidente Medvedev (il braccio destro di Putin): abbiamo individuato i responsabili, disse in una conferenza stampa che ebbe larga eco in tutto il mondo. Stiamo ancora aspettando che li arrestino.

Come aspetteremo a lungo per sapere non chi ha sparato a Nemtsov (sorta di Matteotti del regime putiniano) ma chi ha ordinato l’omicidio. Chi l’ha avallato. E chi ne proteggerà i responsabili. Verrà un giorno in cui gli archivi verranno aperti. E avremo tante conferme.

Ci vediamo alle 18. Ai Giardini Politkovskaja di Milano.

Ad maiora

 

Ps. La foto che accompagna questo post l’ho scattata a Mosca, nel 2012, alla Marcia dei milioni, corteo contro Putin che finì con cariche della polizia e centinaia di arresti. Non pensavo francamente che sarebbe stata l’ultima volta che avrei visto Nemtsov, che quella marcia contribuì a organizzare. Ricordo però il clima di tensione che accompagnò il corteo. E il clima di terrore quando finì, con la gente (me compreso) che sfondava i cordoni di celerini (ma gli Omon sono due volte più grandi e tre volte più cattivi) per fuggire dall’imbuto creatosi in Bolotnaja. Da allora non sono più tornato a Mosca. Ma la prossima volta so dove farò tappa: al cimitero che ospita Anna e Boris, a portare loro due fiori. Perché non li dimenticherò. Non li dimenticheremo.

Operazione Idigov, quando i radicali sconfissero la Russia di Putin

“Operazione Idigov” si intitola il libro di Marco Perduca, ex senatore radicale ed ex rappresentante del Partito Radicale Transnazionale (Prt) all’Onu. Sembra il titolo di un giallo, popolato di spie. E di cattivi. Ed è proprio così. Ma non è una storia inventata.

Cacciateli!

È invece il racconto (a volte un po’ pedissequo, tramite interminabili scambi di email) del tentativo fatto dalla Russia di Putin, nel 2000, di espellere il Prt dalle Nazioni Unite. Tentativo fallito, grazie all’abilità dei radicali di muoversi nel mondo della diplomazia mondiale. Penso che se Renzi avesse proposto la Bonino (che del libro scrive l’introduzione), anziché la Mogherini, ora avremo già il commissario alla politica estera del vecchio continente.

Sconfitti democraticamente

Il libro infatti mostra, passo per passo, come i radicali (in primis Perduca e Matteo Mecacci, entrambi impegnati in quella difficile fase, al Palazzo di Vetro di New York) siano riusciti a ottenere una maggioranza di voti capace di respingere la richiesta di espulsione avanzata da uno degli stati più forti alle Nazioni Unite, degno erede dell’Urss. Il tutto, come da tradizione radicale, avviando una mobilitazione internazionale. Seppure frenata dal fatto che all’Onu non piace nulla che sappia di politico…


ceceniNon parlate di Cecenia!

Ma perché la Russia voleva espellere i radicali dall’Onu (accontentandosi, in seconda battuta, di una sospensione dello status di 3 anni, opzione poi bocciata a voto palese da 23 stati a 20)? Perché siamo nel 2000 e Putin ha rilanciato alla grande la sua guerra in Cecenia, che lo farà diventare da anonimo ex tenente del Kgb a presidente a vita di tutte le Russie. E così bisogna eliminare chiunque osi ricordare che quella guerra in Cecenia, quella vittoria militare è stata caratterizzata da pesanti violazioni dei diritti umani. E qui si capisce perché il libro sia intitolato “Operazione Idigov”. Perché il Prt aveva fatto parlare alla Commissione per i diritti umani di Ginevra Akhyad Idigov, parlamentare ceceno (presidente della Commissione Esteri) iscritto al Partito radicale. Idigov aveva un difetto: non era un terrorista, ma un parlamentare uscito dalle ultime elezioni libere da quelle parti, quelle che portarono alla presidenza Mashkadov (liquidato dalle forze speciali russe: il corpo – a estremo sfregio – mai restituito alla famiglia).

Idigov, radicale ceceno

Nel suo intervento, Idigov criticò pesantemente la Russia di Putin, facendo innervosire prima la delegazione presente, poi il Cremlino. Che chiese appunto che il Prt non potesse più difendere le minoranze oppresse all’Onu. Tentativo respinto soprattutto grazie ai buoni uffici di americani, francesi e tedeschi. Mentre gli italiani furono troppo timidi, come al solito.

idigov-akhyad

A settembre presentiamo questo volume

Insieme a radicali e Annaviva presenteremo a Milano questo interessante libro l’11 settembre con Marco Perduca, Marco Cappato, Christian Rocca e il sottoscritto. La presentazione avverrà in uno spazio inconsueto, questo. Occorre prenotare, per 12 euro verrà servito un aperitivo, con altri 10 sarà possibile acquistare il libro.

Ad maiora.

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Marco Perduca

Operazione Idigov

Reality Book

Roma, 2014

Pagg. 270

Euro 18

Verso #ijf14 La maledetta polvere bianca che arricchisce le mafie: a Perugia mercoledì si dibatte di narcotraffico

“Il Messico è l’origine di tutto. Il mondo in cui ora respiriamo è Cina, è India, ma è anche Messico. Chi non conosce il Messico non può capire come funziona oggi la ricchezza di questo pianeta. Chi ignora il Messico non capirà mai il destino delle democrazie trasfigurate dai flussi del narcotraffico. Chi ignora il Messico non trova la strada che riconosce l’odore del denaro, non sa come l’odore del denaro criminale possa diventate un odore vincente che poco ha a che fare con il tanfo di morte miseria barbarie corruzione. Per capire la coca devi capire il Messico.”
Questa frase di Roberto Saviano dell’interessante Zero Zero Zero ci introduce al dibattito sul narcotraffico che modererò mercoledì 30 aprile al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia: http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2014/coca-rosso-sangue
A discutere di questo tema (che ci tocca davvero da vicino) il fotografo spagnolo Edu Ponces e la giornalista di Avvenire Lucia Capuzzi che alla narcoguerra messicana ha dedicato un libro, recensito qualche mese fa:
http://andreariscassi.wordpress.com/2013/12/30/messico-la-narcoguerra-che-ci-riguarda-da-vicino/
Saviano nel suo ultimo testo dedicato all’oro bianco (“Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come investire nella cocaina. (…) La cocaina è un bene rifugio. (…) Si vende più facilmente dell’oro e i suoi ricavi possono superare quelli del petrolio) dedica molto spazio al cartelli messicani che hanno ormai preso il posto di quelli colombiani, alleandosi sempre con la feccia di casa nostra: la ‘ndrangheta.
I narcotrafficanti messicani sono avvantaggiati dall’essere vicino agli States che attraggono polvere bianca e migranti: “È un colabrodo il confine tra Messico e Stati Uniti, il maggiore consumatore al mondo della sostanza bianca. Non c’è un attimo che qualcuno non l’attraversi con la coca nei pannolini del poppante o nella torta portata dalla nonna ai nipotini. Circa venti milioni di persone vi passano ogni anno, più di qualsiasi altra frontiera del pianeta. Gli statunitensi riescono a controllare al massimo un terzo degli oltre tremila chilometri di recinzione, elicotteri, sistemi infrarossi. Tutto questo non ferma nemmeno il flusso di clandestini che rischiano la morte nei deserti e ingrassano i coyotes, i contrabbandieri di esseri umani controllati dai cartelli messicani. Ha anzi creato una doppia fonte di guadagno: se non hai i millecinquecento-duemila dollari per pagare il coyote, puoi sdebitanti infilando La coca nel bagaglio. Impossibile controllare tutte le persone, le auto, le moto, i camion, i pullman gran turismo che fanno la coda ai quarantacinque varchi ufficiali”.
La soluzione che Saviano propone nelle ultime pagine del suo libro per ovviare a questa drammatica crisi (quasi totalmente ignorata dall’agenda setting, del giornalismo e della politica) è la legalizzazione della droga, perché “va a colpire là dove la cocaina trova il suo terreno fertile, nella legge economica della domanda e dell’offerta: prosciugando la richiesta tutto ciò che sta a monte avvizzirebbe come un fiore privato dell’acqua”.
Un vecchio cavallo di battaglia dei radicali. Un tema che cercheremo di affrontare con quanti ci seguiranno mercoledì a Perugia.
Ad maiora
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Roberto Saviano
Zero Zero Zero
Feltrinelli
Milano, 2013

Zanzare

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Sto preparando le presentazioni delle tesi magistrali degli studenti che si laureeranno settimana prossima. Due di loro sono incentrate sulla Russia.
Ogni volta che mi avvicino all’Orso mi rendo conto di farlo secondo una prospettiva che passa sempre per la griglia di idee di Anna Politkovskaja. E sento il peso della sua assenza. Di non avere più punti di riferimento per quello che accade ora.
Che avrebbe scritto, ad esempio, Anna delle manifestazioni nazionaliste e anti-immigrati di questi giorni a Mosca? Come avrebbe valutato il sostegno (per me imbarazzante) dato loro da Alexey Navalny, blogger e leader dell’opposizione a Putin?
Domande che rimangono senza risposta.

Ad maiora

Ps. Ho scoperto solo ieri che su un sito di “informazione” russa vengo accusato (tramite i miei libri e insieme ai Radicali e Annaviva) di “distorcere la realtà della situazione negli eventi del Caucaso del Nord”, ossia in Cecenia.
Anna non c’è più. E io valgo un’unghia del suo piede. Ma evidentemente anche le piccole zanzare dell’informazione possono dare noia.

Enzo Tortora, nel nome di Kafka

enzotortora
Se non avete mai letto un libro del collega Daniele Biacchessi, iniziate con questo.
“Enzo Tortora, dalla luce del successo al buio del labirinto” è un saggio davvero ben scritto e che ci racconta tante cose del nostro recente passato e anche dell’incerto presente.
La vicenda di Enzo Tortora emerge in modo chiaro e imbarazzante, per i giudici che misero ingiustamente in carcere il noto presentatore (infangato da camorristi, pentiti e assassini) e anche per i tanti giornalisti che si scagliarono contro di lui quando era in gattabuia e non poteva difendersi. Se ne salvarono pochi, tra i più noti: Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Vittorio Feltri. Gli altri si divertirono ad accanirsi contro un innocente che, pochi mesi dopo essere stato assolto (e tornato in onda con il mitico “Dove eravamo rimasti“) morì di cancro. Seguirono le solite tardive scuse di questo paese cattolico dove un’avemaria assolve tutti i peccati.
Il racconto di Biacchessi parte dal successo di Portobello, trasmissione che chiunque abbia i capelli bianchi non può non aver visto. Gli ascolti arrivarono fino a 25milioni di persone, inimmaginabili allora come oggi.
Tortora con L’altra campana aveva anche introdotto anzitempo l’interazione, quasi un televoto, invitando la gente a spegnere e accendere la luce per esprimere un’opionione. Un genio.
Uno che non si sedette mai sugli allori e che anche alla guida della Domenica sportiva non risparmiò critiche alla dirigenza Rai, finendo per essere buttato fuori dalla tv di Stato.
Una volta finito in carcere, Tortora divenne militante e parlamentare radicale (dimettendosi poi, per farsi arrestare: io c’ero quel giorno in piazza Duomo). Dalla cella scriveva: “Quello che non si sa è che una volta gettati in galera non si è più cittadini ma pietre, pietre senza suono, senza voce, che a poco a poco si ricoprono di muschio. Una coltre che ti copre con atroce indifferenza. E il mondo gira, indifferente a questa infamia”. Biacchessi commenta: “Tutta la stampa, tranne rarissimi casi, proseguì l’opera di linciaggio”. Proseguito dai giudici che, nella sentenza di condanna di primo grado lo definirono “individuo estremamente pericoloso e cinico mercante di morte”. Finì in carcere in quella malaugurata oprazione giudiaziaria e mediatica anche Franco Califano. Entrambi poi risultarono innocenti.
Un libro da rileggere. Per non dimenticare.
Il volume viene presentato oggi a Milano: alle 18.30, Galleria San Fedele, via Hoepli 3a.
Ad maiora
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Daniele Biacchessi
Enzo Tortora
Aliberti
Pagg. 153
Euro: 15

Visite parlamentari in carcere: Dell’Utri a Como

I radicali lanciano per il secondo anno il Ferragosto in carcere. Questi alcuni penitenziari lombardi che deputati, senatori e consiglieri regionali visiteranno oggi:

dalle 10 alle 13.00 il garante provinciale delle persone limitate nella libertà Giorgio Bertazzini e il Consigliere Regionale Enrico Marcora saranno in visita alla Casa di Reclusione di Bollate

dalle 10 alle 15 il deputato Lino Duilio e il Consigliere Regionale Fabio Pizzul visiteranno la Casa Circondariale di San Vittore

dalle 9.30 alle 11.00 il Consigliere Regionale Stefano Tosi visiterà la Casa Circondariale di Busto Arsizio

dalle 9.30 alle 13.00 il Consigliere Regionale Carlo Borghetti visiterà la Casa Circondariale di Vigevano

dalle 15 alle 18 il deputato Lino Duilio e il Consigliere Regionale Enrico Marcora visiteranno l’I.P.M di Milano (Beccaria)

Domani al Bassone di Como la visita che sicuramente farà discutere e che attrarrà tutti i mass media: quella del senatore Marcello Dell’Utri. Condannato in appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, dell’Utri è in attesa della sentenza della Cassazione. Nel 1999 ha già patteggiato 2 anni e tre mesi per false fatture e fordi fiscali ( ai tempi di Publitalia).

A chi gli faceva notare l’inopportunità della visita il senatore Pdl ha risposto: “Sono stato a San Vittore, al Beccaria e a Benevento. Io mi sono sempre occupato della condizione dei detenuti, e questa mi e’ sembrata una bellissima iniziativa. Bisognerebbe che ci andassero tutti, perche’ il problema dei carcerati e’ un problema fin troppo trascurato nel nostro Paese”.

Sappe contro “passerelle” dei parlamentari

Ferragosto in carcere dei politici “non sia l’ennesima passerella mediatica. Il numero suicidi in carcere e’ contenuto dalla Polizia Penitenziaria”. E’ quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

“Anche l’ultimo suicidio di un detenuto, l’altro giorno a Taranto, – afferma – dimostra la gravità della situazione carceri in Italia. Ogni evento critico in carcere è inevitabilmente la conseguenza del sovraffollamento penitenziario e delle gravi carenze negli organici della Polizia penitenziaria, conseguenza che ricade pericolosamente sulle condizioni lavorative dei Baschi Azzurri del Corpo e che impedisce di svolgere servizio nel migliore dei modi. Come può un agente, da solo, controllare 80/100 detenuti? Con un sovraffollamento di quasi 69mila detenuti in carceri che ne possono contenere a mala pena 43mila, accadono purtroppo questi episodi. E se la situazione non si aggrava ulteriormente e’ grazie alle donne e agli uomini del Corpo che, in media, sventano ogni mese 10 tentativi di suicidio (molte centinaia ogni anno) di detenuti nei penitenziari italiani. Proprio come e’ avvenuto ieri ad Agrigento, dove un nostro agente ha salvato la vita all’ennesimo detenuto disperato che ha provato a togliersi la vita. Ma e’ tempo di intervenire con urgenza per deflazionare il sistema carcere del Paese, che altrimenti rischia ogni giorno di più di implodere”. Il personale di Polizia penitenziaria, prosegue Capece “è stato ed è spesso lasciato da solo a gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Non si può e non si deve chiedere al Personale del Corpo di “accollarsi” la responsabilità di tracciare profili psicologici che possano eventualmente permettere di intuire l’eventuale rischio di autolesionismo da parte dei detenuti. Torniamo a sollecitare l’urgente attuazione del Piano carceri del Governo”. “Rinnoviamo oggi – conclude – ai tanti rappresentanti dei cittadini, in particolare a quelli che già hanno annunciato di recarsi a Ferragosto in carcere, l’invito e il monito a non sottovalutare la portata storica del loro gesto riducendolo ad un gesto di mera passerella mediatica. L’intero Corpo di Polizia Penitenziaria e’ allo stremo, ma oggi servono iniziative concrete sia da parte dell’Esecutivo che della sovrana attività Parlamentare sulle criticità penitenziarie”.

Così oggi uno dei sindacati di Polizia penitenziaria denuncia il continuo aumento dei suicidi (sarebbero 41 e non 40) e critica la visita dei parlamentari in carcere a Ferragosto (in realtà dal 13 al 15 agosto). L’iniziativa, organizzata dall’anno scorso dai radicali, è però una delle poche occasioni nelle quali i media raccontano come sia la situazione carceraria nel nostro Paese.

Sul sito dei radicali italiani si trova (per deputati italiani ed europei, senatori e consiglieri regionali) il modulo di adesione. A questo indirizzo:

http://www.radicali.it/ferragosto-in-carcere-2010

40 suicidi in carcere

Immagino che non sarà la notizia d’apertura dei giornali domani come non lo è stato dei tg oggi. Vedo che nemmeno sui “grandi” siti di informazione, queste notizie hanno rilievo.

Eppure è da registrare il quarantesimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno. Tunisino, 43 enne, in cella perché condannato per detenzione d’armi, si è arrotolato una maglietta attorno al collo e si è impiccato alle sbarre della cella. L’uomo avrebbe dovuto uscire nel 2012. “Però ora che lui s’è impiccato la porta gli devono aprir”.

La Camera dove l’altro giorno si è discusso delle sorti di un sottosegretario (alla Giustizia) è oramai in vacanza (riapre l’8 settembre, non so se sia una data o un auspicio) e quindi nessuno si indignerà più di tanto per questo record di suicidi nelle sovraffollate carceri italiane. E’ il quarto detenuto che si toglie la vita in Puglia, in questo terribile 2010. I sindacati della polizia penitenziaria continuano a segnalare la situazione esplosiva nei penitenziari. Ma credo nessuno gli dia retta.

Solo i radicali, con il loro Osservatorio permanente sulle morti in carcere, tengono il drammatico elenco.

Elenco che, con la morte in cuore, non posso far altro che pubblicare:

34 detenuti si sono suicidati dall’inizio anno impiccandosi:

Tunisino Detenuto 43 anni 05-ago-10 Suicidio Impiccagione Brindisi
Liotta Corrado 44 anni 27-lug-10 Suicidio Impiccagione Siracusa
Manfrè Rocco 65 anni 18-lug-10 Suicidio Impiccagione Caltanissetta
Saba Italo 53 anni 18-lug-10 Suicidio Impiccagione Sassari
Antimo Spada 35 anni 14-lug-10 Suicidio Impiccagione Torino
Mantice Santino 25 anni 30-giu-10 Suicidio Impiccagione Padova C. Reclusione
Mento Marcello 37 anni 28-giu-10 Suicidio Impiccagione Giarre (Ct)
Y. A. 22 anni 27-giu-10 Suicidio Impiccagione Agrigento
Göller Tomas 43 anni 21-giu-10 Suicidio Impiccagione Bolzano (semilibero)
Coluccello Luigi 55 anni 12-giu-10 Suicidio Impiccagione Lecce
Caneo Francisco 49 anni 12-giu-10 Suicidio Impiccagione Opera (Mi)
Lamagna Alessandro 34 anni 06-giu-10 Suicidio Impiccagione Salerno
Straniero Detenuto 30 anni 28-mag-10 Suicidio Impiccagione Lecce
Caselli Aldo 44 anni 19-mag-10 Suicidio Impiccagione Reggio Emilia
Franzese Domenico 57 anni 15-mag-10 Suicidio Impiccagione Siracusa
Ivanov Kirilov Vasiline 33 anni 8-mag-10 Suicidio Impiccagione San Vittore (Mi)
De Magro Eraldo 57 anni 6-mag-10 Suicidio Impiccagione Como
Protino Gianluca 34 anni 27-apr-10 Suicidio Impiccagione Teramo
Palumbo Giuseppe 34 anni 23-apr-10 Suicidio Impiccagione Firenze
Bellante Daniele 31 anni 13-apr-10 Suicidio Impiccagione Roma Rebibbia
B. Carmine 39 anni 07-apr-10 Suicidio Impiccagione Benevento
Iaria Romano 54 anni 03-apr-10 Suicidio Impiccagione Sulmona (AQ)
Russo Angelo 31 anni 10-mar-10 Suicidio Impiccagione Napoli Poggioreale
Sorrentino Giuseppe 35 anni 07-mar-10 Suicidio Impiccagione Padova Reclusione
Giuliani Roberto 47 anni 25-feb-10 Suicidio Impiccagione Roma Rebibbia
Furuli Alessandro 42 anni 24-feb-10 Suicidio Impiccagione Vibo Valentia
Aloui Walid 28 anni 23-feb-10 Suicidio Impiccagione Padova Reclusione
Balsamo Vincenzo 40 anni 23-feb-10 Suicidio Impiccagione Fermo
Tunisino Detenuto 26 anni 22-feb-10 Suicidio Impiccagione Brescia
Volpi Ivano 29 anni 19-gen-10 Suicidio Impiccagione Spoleto (PG)
Abellativ Eddine 27 anni 13-gen-10 Suicidio Impiccagione Massa Carrara
Attolini Giacomo 49 anni 07-gen-10 Suicidio Impiccagione Verona
Tammaro Antonio 28 anni 07-gen-10 Suicidio Impiccagione Sulmona (AQ)
Frau Celeste 62 anni 05-gen-10 Suicidio Impiccagione Cagliari

5 detenuti si sono suicidati dall’inizio anno inalando gas:

Di Marco Antonio 43 anni 15-giu-10 Suicidio Inalazione gas Catania
Italiano Detenuto 39 anni 11-apr-10 Suicidio Inalazione gas Santa Maria C.V. (Ce)
Italiano Detenuto 47 anni 28-mar-10 Suicidio Inalazione gas Reggio Emilia
Ciullo Pierpaolo 39 anni 02-gen-10 Suicidio Inalazione gas Altamura (BA)
Ben Massoud Adel 57 anni 12-feb-10 Suicidio Inalazione gas Livorno

1 detenuto si è suicidato dall’inizio dell’anno tagliandosi la gola:

Corallo Andrea 39 anni 23-lug-10 Suicidio Sgozzamento Catania Bicocca

Suicidi in carcere. Mentre Balducci se la gode

Il 39° suicidio avvenuto ieri l’altro nel carcere di Siracusa fa il paio con le immagini diffuse oggi dal settimanale Espresso sugli arresti domiciliari di Balducci.

E’ come se arrivassero da due Paesi diversi.

Corrado Liotta, 44 anni, detenuto in attesa di giudizio, imputato per estorsione, si è impiccato alle sbarre della cella. Per i radicali di Radio Carcere, che ne tengono il drammatico conto, è il 33esimo detenuto che si impicca quest’anno.

La Uil Penitenziari che avevo già citato in occasione del precedente suicidio scrive: “Altro che governo della sicurezza. Questo è il governo dei record abbattuti: evasioni e suicidi”.

Angelo Balducci, ingegnere classe 1948, considerato a capo della cricca che avrebbe pilotato decine di appalti, dal 12 luglio è agli arresti domiciliari nella sua villa di Montepulciano. Tra un bagno e l’altro come documenta l’Espresso in edicola domani (anticipato in questo link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ecco-il-detenuto-balducci/2131660) si prepara a rispondere ai magistrati che considerano proprio quella villa (o meglio le sue ristrutturazioni) frutto della corruzione.

Ma una via di mezzo tra togliersi la vita in un carcere sovraffollato e gli arresti domiciliari in piscina è possibile immaginarlo?

O chi ha i soldi per garantirsi buoni avvocati continuerà a cavarsela (e a vedere i processi spostati), mentre nelle celle continueranno a rimanerci solo gli sfigati?

La figa e l’azzecca-garbugli

Le due ordinanze del Tar della Lombardia di ieri con le quali si riammette, seppure in via cautelare, il listino Formigoni sono figlie di una cultura giuridica borbonica che ci trasciniamo dall’unificazione. Anche il decreto legge del governo (che spiega come interpretare la volontà del legislatore: di una legge – badate bene – del 1968) è frutto della stessa cultura. La legge dovrebbe essere preminente sulla giurisprudenza. Ma i nostri provvedimenti legislativi sono così complessi e frutto di incrostazioni successive che diventa ovviamente centrale il ruolo dei giudici e la loro interpretazione.

Siamo il paese dell’interpretazione autentica, degli ordini professionali, del valore legale del titolo di studio. Mai cambiati dai tempi della Destra storica. Delle firme con i timbri irregolari non si è parlato ieri al Tar lombardo. Ma si è discusso della legittimità della Corte d’appello milanese di decidere su un ricorso ad essa presentato dai radicali (grazie al quali, in duplice istanza, aveva escluso il listino formigoniano per 250 firme mancanti rispetto al quorum di 3500 richiesto). Anche di questi aspetti in realtà parla il decreto approvato venerdì notte dal governo. Il ricorso, si spiega, deve essere fatto al Tar e non alla Corte d’appello. Ma i giudici amministrativi lombardi questo nuovo decreto “interpretativo” (negli anni A.B., quando ho studiato io Amministrativo, questa formulazione non esisteva) non l’hanno in alcun modo preso in considerazione, essendo stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale fuori tempo massimo. Ne potrà tenere conto semmai il Consiglio di Stato se qualcuna delle liste non formigoniane deciderà di far ricorso. Un ricorso da fare sulle firme “irregolari” o sulla legittimità della Corte d’appello? Misteri di un gioco di specchi deformanti che spiega comunque perché il nostro sia il paese con il maggior numero d’avvocati di tutta Europa. Oggi è l’anniversario della nascita del grande Alessandro Manzoni, il cui dottor Azzecca-garbugli rimane una delle maschere più moderne dello Stellone. Grazie al Tar lombardo sarà garantito il diritto degli elettori lombardi di votare i partiti maggioritari e il presidente in carica. Le ordinanze 207/2010 e 208/2010 del 6 marzo 2010 garantiscono anche che Nicole Minetti, numero cinque del listino Formigoni possa essere ufficialmente candidata. L’igienista dentale (che il buon Jonghi Lavarini ha bollato come “la figa”) sarà sicuramente tra i banchi del nuovo consiglio regionale lombardo.

Ad maiora