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Il corpo delle donne nella campagna elettorale russa (video)

Mentre a Mosca è in corso la manifestazione pro Putin (unico caso in cui la polizia annuncia un numero di manifestanti più alto degli organizzatori) è il caso di dare un occhio alla campagna elettorale di Vladimir Putin.

Come già quella per Russia Unita di dicembre, anche in questo caso i meccanismi di propaganda sfruttano il corpo delle donne per cercare di fare pubblicità al Capo.

Nei video preparati dai Nashi (i balilla putiniani) alla giovane bella ragazza viene offerta una ottima medicina: Putin.

Nel video musicale le ragazze di Putin si abbinano, come per le automobili o gli alcolici, le belle ragazze al capo:

Va detto, a onore dei russi, che il precedente spot dove due giovani putiniani si incontravano bibilicamente al seggio, non ha consentito  Russia Unita di conquistare la maggioranza assoluta dei voti:

E’ quasi certo comunque che Putin vincerà al primo turno le presidenziali del 4 marzo. Così la fotografa personale di Putin, l’ex modella Yana Lapikova, potrà finalmente diventare anche fotografa del Cremlino.

Ad maiora

In Cecenia torna la guerra

George Bush passerà agli annali per aver festeggiato (su una portaerei a stelle e strisce) la vittoria di una guerra – quella irakena – che non è ancora finita. Mission Accomplished, diceva l’assurdo striscione.

Qualche mese fa il Cremlino ha dichiarato conclusa l’operazione antiterrorimo, ossia la seconda guerra cecena, scatenata anche per favorire la maggiore visibilità possibile per l’allora sconosciuto candidato Vladimir Putin.

Da quando anche la missione russa è stata compiuta, in Cecenia (ma anche in Daghestan  e in Inguscezia) è successo di tutto.

Fino ad arrivare oggi a un assalto al parlamento ceceno, a Grozny, nella capitale, con morti e momentanea presa ostaggi. 13 persone sono rimaste ferite, mentre 4 agenti di sicurezza sono stati uccisi nell’attacco.

L’escalation di violenza d’altronde era nell’aria. Qualche settimana fa i ribelli ceceno avevano attaccato il villaggio natale del presidente Kadyrov, l’ex comandante dei gruppi paramilitari scelto da Putin per gestire il paese col pugno di ferro e il guanto di velluto, finanziato dai soldi russi.

Proprio Ramzan Kadyrov ha imbracciato il kalashnikov e ha guidando l’assalto contro i ribelli. Ribelli che devono venire da chissà dove, visto che alle ultime elezioni, Russia Unita, il partito di Putin e Medvedev, in questa repubblica “indipendente” ha raccolto il 99,9% dei voti.

I miliziani, che erano 4 o 5, sono stati uccisi, anzi “liquidati” come sono soliti dire le forze di sicurezza russe.

Li staneremo fin dentro i cessi, prometteva Putin. Ma nella pentola a pressione caucasica, di terroristi ne nascono – purtroppo – ogni giorno.

Ad maiora.