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L’Aquila Zona Rossa

A trovare zia L’Aquila

Sul percorso della mia trasferta oggi sono passato da L’Aquila. E mi sono fermato a vedere come sta. Come si fa quando si va a trovare un’amica che non sta bene, o una zia che è stata male.

Sono rimasto molto legato a questa città. Sono stato qui, quando lavoravo alla Tgr, per dare una mano ai colleghi abruzzesi nel 2009, pochi giorni dopo il terremoto. E ogni volta che in macchina mi avvicino a questo borgo ferito, sento lo stesso peso sul cuore che provai quando, insieme a Ermanno Generali, arrivammo qui per la prima volta. Non ho conosciuto L’Aquila intatta e mi dispiace tanto.

Il blog che state leggendo prese il via proprio in quei giorni dell’aprile 2009. Pur facendo tanti servizi per i tg, sentii l’esigenza di mettere per iscritto le sensazioni che provai. Per non tenermele tutte dentro.

Tornai pochi mesi dopo nel cratere, quando ormai mancava poco al primo Natale. E ci portai molti studenti del primo biennio del Master di giornalismo. Fu una esperienza ancora più forte. E chissà se a loro quella prima “trasferta” è servita nel loro percorso.

Ci sono stato anche anche tre anni fa, con Francesca, che pure sulla sua pelle un terremoto l’ha vissuto.

E oggi eccomi qui. Con le lacrime che ogni tanto si presentavano a vedere le macerie. O a osservare i restauri alla magnifica Basilica di Collemaggio. O i cartelli con scritto (ancora)Zona Rossa, non entrare.

Una cosa ho notato sul Corso, ancora con tanti cantieri e la maggior parte dei negozi chiusi. In tanti, il sabato mattina erano ancora lì a fare la vasca, a trovare anche loro l’amica malata. Che, ne sono certo, presto tornerà a rialzarsi.

Lascio il resto alle foto che ho scattato.

Ad maiora

Volto pagina

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Sono entrato per la prima volta in contatto con la Rai, anzi con la Tgr, Testata giornalistica regionale nel lontano 1991. Caporedattore centrale della redazione lombarda era Arturo Viola (che perse il posto per le difficoltà di copertura della strage di via Palestro; da allora vennero introdotti i mezzi di emergenza, presenti 24 ore al giorno). Il mio capo diretto era però Gilberto Squizzato, caporedattore degli Speciali (il mio mentore, quasi tutto quel che so di tv me lo ha spiegato lui, il resto l’ho imparato sul campo, grazie soprattutto agli operatori Rai). Contattò il mio ‘capo’ al Corriere, il mitico Raffaele Fiengo, chiedendo alcuni nomi di giovani collaboratori. Tra loro c’ero anche io che non solo collaboravo da qualche tempo con una tv (Lombardia 7), ma avevo già avuto anche esperienze internazionali (guerre in Slovenia e Croazia, rivolta dei minatori in Romania) grazie alla lungimiranza di quello che allora era il mio editore e che ora guida (all’opposizione) la pattuglia di Forza Italia al Senato, Paolo Romani.
In Rai arrivai sull’onda del cosiddetto Piano Milano (sorta di Piano Marshall in sedicesimi) che portò assunzioni, nomine ed edizioni di Tg nazionali (è rimasto solo il Tg3 delle 12).
Io finii (da collaboratore) nella redazione di Europa, trasmissione di Esteri che inizialmente andava in onda la sera su Rai1. Ho girato così ogni angolo del Vecchio Continente, accumulando servizi ed esperienze. Dal 1994 uno stop di tre anni: la direzione di testata non mi voleva più. Sono comparso in decine di comunicati sindacali (dell’Usigrai) prima di tornare in redazione nel 1997. Caporedattore era Antonio Di Bella, direttore Ennio Chiodi. Ho ripreso a collaborare a Europa (prima che fosse chiusa) lavorando però soprattutto al tg: cronaca e (tanta) politica, i campi su cui mi sono esercitato. Sono diventato inviato e ho girato ancora un po’ il mondo (Irak, Ucraina e Haiti, ad esempio) e soprattutto tutta la Lombardia.
Negli ultimi cinque anni, su input del compianto Ezio Trussoni (caporedattore fino allo scorso inverno, quando ci ha purtroppo lasciato, sostituito da Ines Maggiolini) sono diventato caposervizio, seguendo soprattutto le trasmissioni del mattino: Buongiorno Italia e Buongiorno Regione (e io mitico Gazzettino Padano, in radio). Esperienza bellissima ma faticosa visto che occorre svegliarsi (come ho fatto anche questa settimana) alle 4.40.
Da domani volto pagina. Passo a Raisport. Vado a toccare un terreno che ho più volte sfiorato in questi anni, ma che rappresenta una assoluta novità. E in quanto tale sarà per me esaltante. E, spero, divertente. Sia per me, sia per voi che avete la pazienza di seguirmi.
Lascio nella vecchia redazione tanti amici e tanti ottimi colleghi.
Non so come andrà nel nuovo settore e se sarò all’altezza di una storica tradizione. So solo che mio papà sarebbe stato fiero di me.

Ad maiora

#Tgr Domani Buongiorno Regione Lombardia in diretta dal Memoriale della Shoah

Se la memoria è elaborata nel presente e si propone per il futuro significa che noi non ricordiamo “quello che è avvenuto” come se fosse un dato, ma che lo ricordiamo attivamente, ossia insieme ne produciamo e riproduciamo la memoria.
David Bidussa, Dopo l’ultimo testimone

Domani Buongiorno regione sarà in diretta dal Memoriale della Shoah che verrà inaugurato domenica.
Ore 7.30 Rai3

Ad maiora

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Dedicata a Ezio #Trussoni la sala riunioni #Tgr #Rai #Lombardia (Video)

Due mesi fa la scomparsa del caporedattore della Tgr Lombardia, malato di Sla.
Oggi a Ezio è stata dedicata la sala riunioni del tg.
Sopra il tavolo, una lapide con la lettera testamento che Ezio scrisse alla redazione quando si aggravò la sua malattia.
Io sono una persona fortunata, era l’incipit di quel messaggio. Qui letto dal suo amico e collega, Massimo Donelli.
Una lettera che rimarrà un monito per tutti noi.
Ad maiora

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fulvio molinari giornalista

Addio a Fulvio Molinari

Quando la Rai di Milano aveva una missione nazionale ed internazionale (prima delle paradossali feste di piazza per un ritorno in auge, totalmente assente) da qui si partiva per andare a seguire le guerre nei Balcani.

La prima tappa era la sede Rai di Trieste. Lì ad accoglierti e a prodigarsi in consigli c’era sempre Fulvio Molinari, a lungo inviato e poi caporedattore. Fulvio ci ha lasciato ieri sera, a 74 anni.

Aveva sempre un atteggiamento professionale e sensibile. D’altronde lo stesso Molinari era un profugo, essendo nato in Istria nel 1937. Era arrivato a Trieste in barca, accolto in un campo profughi.

La guerra, scoppiata dappirma in Slovenia e Croazia nel 1991, l’aveva seguita in prima persona.

Diventato capo redattore della Tgr del Friuli-Venezia Giulia, aveva firmato il “foglio d’uscita” per Marco Lucchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo, uccisi a Mostar nel 1994 da una granata sparata dal settore croato mentre stavano intervistando dei bambini (che, protetti dai corpi degli inviati, si salvarono).

Molinari dal 2004 era segretario del Premio Giornalistico Marco Lucchetta.

Tutt’altro che noioso, Fulvio aveva seguito le cronache sportive e aveva prestato la sua voce anche ad alcune performance musicali.

Alcune in dialetto:

http://www.youtube.com/watch?v=BTVMxS1equs

Altre in italiano, nella bellissima “Madre dolcissima”:

http://www.youtube.com/watch?v=1Z6QPFOluCM

Ciao Fulvio, che la terra ti sia lieve.