Ti aspetto bene!

Solita mail di phishing. Questa sostiene di avermi trovato su un sito di incontri… Tradotta, come sempre, alla cacchio.

Ad maiora

 

Ciao. Sono Aimee e voglio conoscerti. Ho visto il tuo indirizzo email sul sito di incontri.
È stato tanto tempo fa. Quindi non ricordo su quale sito fosse attivo. Per tutto questo tempo non ho osato scriverti.
Perché vivo in un altro paese. Ma mi hanno detto che mi avrebbero mandato alle trattative per lavoro.
E dal modo in cui questo evento accadrà nella tua città. Così ho deciso di scriverti nella speranza,
che non mi rifiuterai. Lo voglio davvero. Sai quando ho guardato le tue foto,
nella mia anima era così caldo e accogliente. E per molto tempo non potevo dimenticarti.
Voglio incontrarti se non ti dispiace.
Potremmo divertirci. Per quanto posso ricordare, hai anche cercato una relazione lunga.
Forse potremmo avvicinarci l’un l’altro. Spero che non mi neghi questo.
Penso che non abbia senso scrivere molti messaggi tra loro. Sarà meglio se ci incontriamo una volta.
Quindi possiamo parlare di molte cose. Sono libero ora, non ho una relazione.
Se non sei pronto ora per una relazione seria e non ti avrò fretta.
In ogni caso, potremmo semplicemente organizzare una vacanza insieme.
Ma vale la pena discutere in una riunione e non in una lettera.
Trascorro tutto il mio tempo al lavoro e non ho l’opportunità di riposare.
Ho un post importante e non posso organizzare un appuntamento con un uomo nella mia città.
Non voglio che nessuno lo sappia. Poiché è questo che quelli che mi invidiano diranno a riguardo.
Ho successo e molto bello. Penso che nella foto che ti ho mandato lo vedrai.
Voglio trovare un uomo e vivere una vita felice. Volevo che quest’uomo fosse te.
Ho un profilo su un sito di appuntamenti e c’è tutto di me che amo.
Clicca (ho rimosso il link ovviamente, NdA) e puoi vedere il mio profilo. A proposito, c’è anche il mio numero di telefono,
se hai voglia di chiamarmi Trascorri qualche minuto per registrarti,
L’ho fatto anche rapidamente. E chiamami Sarò molto felice se mi chiami.
Se mi rispondi con una lettera, probabilmente non potrò leggerla in breve tempo.
Pertanto, penso che tu come un uomo dovresti chiamarmi. Sto aspettando il nostro incontro.

Milano non è (più) una città per pedoni

Salvo per le mie frequente gite fuoriporta, sono cinquant’anni che cammino per Milano. Mia madre, fin da quando sono piccolo, mi ha sempre fatto fare parecchia strada a piedi e quando sono invecchiato (colpito come tanti da una -tardiva- crisi di mezza età) mi sono messo a correre. Preparo le cosiddette tapasciate e percorro circa un centinaio di chilometri al mese, per preparare gare più o meno competitive.

Milano, a differenza di altre città, è perfetta da attraversare camminando: è piccola, pianeggiante e con marciapiedi grandi. E se poi siete stanchi o avete fretta, potete sempre far ricorso ai mezzi pubblici, davvero efficienti.

In una città che va di corsa (ma non nel modo che intendo io -per preparare mezze maratone – ma proprio per l’ansia di fare soldi o l’ansia di spenderli) i pedoni sono sempre stati l’anello debole della catena alimentare meneghina. Ma in questi anni i predatori sono aumentati in maniera esponenziale.

Prima infatti c’erano solo gli automobilisti a contendere i marciapiedi ai pedoni.

È una vecchia tradizione milanese (subito adottata da chi ha scelto questa città per viverci): per gli automobilisti il marciapiede viene considerato una estensione della strada. E quindi, sopratutto di sera, è terra di conquista. Come le strisce pedonali.

A questi ostacoli i pedoni milanesi sono ormai abituati. Chi ha difficoltà a deambulare sa che dovrà cercare di evitare tutti coloro che, per una ragione o per l’altra (“solo 5 minuti”) parcheggiano in luoghi che in qualunque altra città europea sarebbero off limits anche per 5 secondi.

A questi avversari dicevo che ormai ci siamo abituati: quelli che rendono difficile camminare sono ora i nuovi ostacoli. Come le moto. L’aumento delle auto ha spinto molti milanesi a scegliere le due ruote a motore per spostarsi. Moto che dopo essere state acquistate e usate per zizzagare nel traffico, devono poi essere parcheggiate. Se possibile sotto casa.

Anche dove ci sono (rari e insufficienti) appositi spazi per le moto, alcuni centauri decidono di proteggere la loro beneamata piazzandola in quella che i vecchi milanesi chiamavano l’ombrello dei cani: ossia quella parte di marciapiede protetta dai terrazzini. Così, ora, se piove (e quest’anno piove sempre), la moto sta all’asciutto e ilpedone si bagna

C’è anche chi, incurante della logica, piazza la moto in modo che chi cammina debba per forza scendere dal marciapiede o diventare una sardina per poter procedere.

C’è stato un tempo nel qualche chi viveva a Milano non comprava la bici perché era quasi certo che gli sarebbe stata rubata. E non sparivano solo le Bianchi. Anche misere Grazielle attaccate ai pali della luce si volatilizzavano e poi forse se eri fortunato le potevi trovare tra gli abusivi della Fiera di Sinigaglia, magari riverniciate. Erano state rubate, ai tempi di Pillitteri, persino le bici del comune (antichi avi di BikeMi). Questo l’altro ieri. Ora la sharing economy ha fornito all’enorme massa di consumatori milanesi un nuovo strumento per spostarsi velocemente: le bici che si controllano con l’app e che si possono lasciare dove si vuole. Ossia, quasi sempre, sul marciapiede. Dove a volte, come qui sotto, contendono la strada alle auto (parcheggiate – neanche a dirlo- a cazzo) o all moto.

Sono comode e pronte all’uso, ma hanno ulteriormente ridotto gli spazi per chi cammina.

Come d’altronde fanno anche certe bici private, spesso piazzate in marciapiedi, che il Comune di Milano è costretto a proteggere dalle auto come fossimo a Belfast nel periodo delle autobombe. Anche in questo caso, complimenti per chi piazza i suoi ingombranti qui…

Chiudo con una considerazione su una moda del momento che vede crescere a dismisura la grandezza dei passeggini. La natalità non è granché di moda a Milano, ma chi procrea ora si prende una specie di suv a spinta manuale, che anche in questo caso rende difficile l’incrocio sullo stesso marciapiede.

Chiudo con le cacche di cani che non ho fotografato ma che chi cammina per Milano conosce bene. Anche in Australia ci sono tanti quadrupedi, ma in tantissimi camminano a piedi nudi perché c’è il rispetto del prossimo. Che qui da noi manca e che non può essere imposto dall’alto. Non può esserci un vigile per ogni automobilista che parcheggia come capita o per il ciclista che scampanella se i pedoni non si fanno da parte (magari perché sta facendo una consegna di cibo e ha tempi stretti) o per gli amici dei cani che non raccolgono quel che i quadrupedi lasciano sul marciapiedi, in una città troppo asfaltata. Vietato vietare, doveroso vietarsi, dicevamo una volta. Un mantra ancora valido per la convivenza in una città tanto affollata.

Ad maiora

Libertà tra i Navigli

Libertà tra i Navigli

Un volume che racconta le storie della marea di lapidi di partigiani che punteggiano i caseggiati di gran parte di Milano. Questo bel libro (a cura del Coordinamento Anpi Zona 6) limita il suo raggio d’azione a storici quartieri popolari: Barona, Lorenteggio, Giambellino e Porta Genova.

Ogni lapide di un martire per la libertà racconta un pezzo di storia del nostro paese, e anche e sopratutto di Milano. Nel testo si ricorda di come, all’arrivo degli Alleati, la città non solo era già stata liberata dai partigiani, ma era già in piena funzione, seppure a livello e emergenziale.

Oltre al risveglio di una minoranza fascista nel nostro Paese, in questi ultimi anni più d’uno ha messo nel mirino l’Anpi, associazione che -giocoforza- è ora guidata non da partigiani, ma da quanti vogliono tenere desta la memoria della Resistenza (non solo portando fiori e corone alle lapidi ogni 25 aprile).

Questo “Libertà tra i Navigli” spiega – nero su bianco – come il lavoro dell’Anpi sia ancora vitale, ieri come oggi.

Ad maiora

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Libertà tra i Navigli

Coordinamento ANPI Zona 6 Milano

Pagg. 222

http://anpibarona.blogspot.it

anpibarona@fastwebnet.it

Il tempo di Andrea, Maria Rosaria Valentini

Il tempo di Andrea

È un libro complesso questo di Maria Rosaria Valentini. L’Andrea del titolo è ovviamente il protagonista di questo romanzo. È rinchiuso, volontariamente, in un ospedale. Ha avuto un ictus, ma quando si svolge il tempo del racconto sta meglio. Anche se decide di tenere per sé la notizia. Il lettore, disorientato, viene piano piano accompagnato tra le silenziose sinapsi di Andrea, per capire il perché di questa scelta. In ospedale nessuno i fatti ne conosce l’identità e lo chiamano Silos. Lui non ha fretta di uscire dal nosocomio. La moglie, di cui era follemente innamorato, lo ha infatti lasciato. Non solo: ha anche deciso di impedirgli di vedere la figlia, l’uomo era legatissimo. Quando Andrea/Silos sarà ormai da tempo in ospedale, Ernestina (questo il suo nome) si pentirà di questa scelta. Ma, forse, troppo tardi.

Il tempo di Andrea (edito da Sellerio) racconta la caducità della vita e dei rapporti umani. Senza i quali siamo poca cosa, senza nemmeno avere diritto a un vero nome.

Ad maiora

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Maria Rosaria Valentini

Il tempo di Andrea

Sellerio

Palermo, 2018

Pagg. 193

Euro 16

Follia maggiore, rimpianti e vecchi amori nel nuovo giallo di Robecchi

Di Alessandro Robecchi e della sua vena noir non mi perdo neanche un libro (anche se da saggista era davvero niente male: ogni volta che sento qualcuno dire “Sono sereno” ripenso al suo Piovono pietre, figlio di una sua fortunata trasmissione su Radio popolare). Questo Follia maggiore è l’ennesimo giallo che vede protagonista Carlo Monterossi, ormai ex autore televisivo, sempre – involontariamente – al centro di gialli ambientati a Milano. Una città che Robecchi descrive più grigia del solito, battuta da una incessante pioggia (alla Blade Runner: «Piove ancora, pioverà per sempre, vivremo le nostre vite e ci chiameranno all’ultimo appello a rendere conto di tutte le cazzate che abbiamo fatto, e starà ancora piovendo, e questo a Milano si chiama novembre»). È una storia dolce e amara quella descritta in Follia maggiore: una vicenda d’amore del passato che torna alla ribalta per un omicidio, che porta con sé tanti rimpianti. E come nel Gioco degli specchi camilleriano non sempre i colpevoli sono quelli che sembrano. C’è anche la musica, come in tutti i gialli di Robecchi: ma questa volta non solo Dylan ma anche musica operistica. Una apprezzabile novità.
E poi c’è il solito modo invidiabile di scrivere, di descrivere, di raccontare. Come sempre, ho preso decine di appunti. Ma ve ne regalo solo due.
Sulla tuttofare di Monterossi, la mitica Katrina, adoratrice della Madonna di Medjugorje: «Il sistema etico-oscillatorio di Katrina -una moldava alta come una betulla è un po’ più dura- non è di facile decrittazione. In questo momento gioca a fare il pendolo tra il suo tradizionale “Signor Carlo deve trovare brava ragazza” e l’altro estremo: “Signorine di oggi deve imparare a tenere mutande addosso”. Come faccia Carlo a trovare una brava ragazza se quella tiene le mutande addosso non si sa, ma Katrina non ammette troppo distinguo e soleva con due dita, per una spallina, come se scottasse, un reggiseno blu che ha trovato in bagno».
Su Ghezzi, poliziotto vecchio stampo, qui a colloquio con la moglie: «”Rosa, io ce l’ho un paio di scarpe vecchie?”. “Tu hai solo scarpe vecchie, Tarcisio…vai in giro vestito come un barbone, se non te le compro io le cose da mettere…”. Se foste in cucina con lui a bere il primo caffè della giornata, con ancora i pantaloni del pigiama e la canottiera, vedreste il sovrintendente Tarcisio Ghezzi alzare gli occhi al cielo. Ma siccome non ci siete, fidatevi, alza proprio gli occhi al cielo».
Insomma, avete capito lo stile, ironico e che fa pensare.
Un altro libro da leggere, prima che tornino a piovere pietre.
Ad maiora
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Alessandro Robecchi
Follia maggiore
Sellerio
Palermo, 2018
Pagg. 290
Euro 15

Catalani, ma low cost

Stanotte, non avendo sonno, ho letto qualche articolo (di quotidiani italiani) su Mediapro che si è accaparrata i diritti tv della Serie A. In più pezzi veniva segnalato (con quel finto stupore pauperistico che piace allo storytelling degli uffici stampa) che gli spagnoli (ma sono in realtà catalani) dopo aver offerto 1 miliardo e 100 milioni (e 1000

Euro) ai venti presidenti del calcio nostrano, sono tornati a Barcellona con un volo low cost (Vueling, veniva precisato). Wow! Questi sì che sono bravi, mica come i nostri che si siedono in business, avranno pensato i più. Mi è bastato andare su un sito di ricerca voli per scoprire però che da Milano a Barcellona, se si vuole un diretto, l’unica alternativa sono solo tratte low cost.

Da anni il capoluogo lombardo ha perso la sua centralità di hub aeroportuale e per lo più, se partite da qui, o fate uno scalo, o volate stretti stretti. Come hanno fatto i catalani. Che avrebbero – è vero – potuto permettersi un jet privato. Ma poi: dove sarebbe finito lo storytelling??

Ad maiora

Felicita ed Ekaterina

Phishing che dovrebbe provenire dalla Russia. Con le solite traduzioni automatiche senza gli accenti e con frasi a caso.

Ad maiora

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Mi chiamo Ekaterina. Vivo e lavoro in Russia.

Adoro il mio paese, ma sfortunatamente qui in Russia non sono riuscito a trovare la mia felicita fino ad ora, quindi spero di trovare l’altra meta.

Sto solo cercando una relazione seria, quindi se anche tu sei sintonizzato, saro molto felice.

Penso che potremmo imparare molto di piu l’uno sull’altro. Penso di averti scritto, ho fatto la scelta giusta.

Non dimenticarti di mandarmi le tue foto, e saro anche lieto di inviarti alcune di loro.

Ekaterina.

Che mi fotte(rmi)

Dacci oggi il nostro primo phishing del 2018. Questo tradotto meglio che nel passato. Con qualche classico svarione. E l’assenza di accenti.

Ad maiora

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Ciao.

Mi chiamo Amelia. Ho 34 anni.

Sono nato in Ucraina, ma ora vivo in Italia. Mi piace viaggiare in Europa.

Sto cercando un uomo per attivita ricreative, sesso, intrattenimento. Non preoccuparti, sono finanziariamente sicuro e non ho bisogno di soldi.

Ti ho mandato la mia foto di nudo. Se sei veramente interessato, allora trovami sul sito su cui mi sono registrato.

Il mio soprannome e Amelialove. E assolutamente gratuito Ho allegato la mia pagina a questa lettera. Nel mio profilo vedrete piu delle mie foto e il mio numero di telefono.

Chiamami e parleremo al telefono. Per favore non scrivermi per posta, poiche questa e la mia email di lavoro.

Non ho fatto sesso per molto tempo. Sono una donna depravata e amo tutto nel sesso.

Voglio davvero che mi fottermi nel mio bel culo stretto.

Spero che ci divertiremo molto insieme.

Aspettero la tua chiamata.

Amelia

Revolution, musica e rivolta in scena alla Fabbrica del Vapore

È aperta già da qualche giorno, ma proseguendo fino al 4 aprile 2018 mi permetto di suggerirvi la mostra Revolution, musica e ribelli 1966-70, dai Beatles a Woodstock, in scena alla Fabbrica del Vapore di Milano (via Procaccini 4).

Il lato B del disco Disraeli Gears dei Cream

È un allestimento ben fatto, ricco di pezzi pregiati e nel quale lo spettatore viene accompagnato di sala in sala da una musica diversa, diffusa nelle cuffie che vi danno all’ingresso (16 euro l’ingresso, non poco, 14 i ridotti).

Revolution, un angolo della mostra

Le foto, ma anche i dischi e gli oggetti (ben 500 le testimonianze in mostra), raccontano i 1826 di quella stagione che ribaltò le basi della società, creando un effetto domino che – a fatica – arriva fino ai giorni nostri (dal Divorzio al Testamento Biologico, mi verrebbe da dire).

Stokely Carmichael, attivista movimento diritti civili

La Mostra che ha uno stampo internazionale essendo approdata al Victoria and Albert Museum di Londra, racconta le lotte per i diritti civili, da quelle per gli omosessuali agli afroamericani, dall’opposizione alla guerra del Vietnam alla parità uomo/donna. Ci sono immagini da tutto il mondo, ma anche un racconto di quel che accadeva nella Penisola in quegli anni.

Manifesto contro Nixon

Quegli anni formidabili hanno portato anche novità nella moda (“Le gambe scoperte per le ragazze e i capelli lunghi per i ragazzi” come ricorda una delle curatrici, Clara Tosi Pamphili) ma furono sopratutto accompagnati da una rivoluzione musicale che Revolution vi fa rivivere e sopratutto ascoltare.

Revolution, la batteria dei The Who

L’ultima sala è un’immersione nello spirito di Woodstock. Ci sono cuscini dove sdraiarsi su un prato sintetico per assistere su un maxi schermo al più importante festival della storia della musica. Un modo sensoriale per confrontarsi con quel periodo storico.

Ad maiora

Revolution, Woodstock

Penso di avere una specie di cuore

Dacci oggi il nostro phishing quotidiano, con la solita messe di errori da traduzioni automatiche.

Ad maiora

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Ciao. Vi prego di prestare riguardo a me. Il mio denominazione e Valentyna. Io vivo in Ucraina, nella citta di Donetsk. Ho 39 anni. Sono una donna amorevole allegra e divertente, sono socievole e amichevole. Penso di essere provetti e intelligente. Penso di avere una specie di cuore, io sono dischiusa , onesta e sincera. Io sono attiva ed vivace. Mi piace lo attivitа , vado a dare forma, Mi piace preparare. Mi piace viaggiare, fare conoscenza persone e vedere posti nuovi. Sto cercando un uomo di buon cuore e saggio. Apprezzo un buon senso dell’umorismo e mi piacciono gli uomini che possono essere grave nonche godere di divertirsi. Ho bisogno di un uomo per onestamente e affidabile vicino a me. Mi auguro che il mio profilo attirera la vostra attenzione e sara necessario il desiderio di arrivare a conoscermi meglio! Fare questo passo e io faro il prossimo! se siete coinvolti, potete scrivere una lettera al mio indirizzo e-mail: