Penso di avere una specie di cuore

Dacci oggi il nostro phishing quotidiano, con la solita messe di errori da traduzioni automatiche.

Ad maiora

………………..

 

Ciao. Vi prego di prestare riguardo a me. Il mio denominazione e Valentyna. Io vivo in Ucraina, nella citta di Donetsk. Ho 39 anni. Sono una donna amorevole allegra e divertente, sono socievole e amichevole. Penso di essere provetti e intelligente. Penso di avere una specie di cuore, io sono dischiusa , onesta e sincera. Io sono attiva ed vivace. Mi piace lo attivitа , vado a dare forma, Mi piace preparare. Mi piace viaggiare, fare conoscenza persone e vedere posti nuovi. Sto cercando un uomo di buon cuore e saggio. Apprezzo un buon senso dell’umorismo e mi piacciono gli uomini che possono essere grave nonche godere di divertirsi. Ho bisogno di un uomo per onestamente e affidabile vicino a me. Mi auguro che il mio profilo attirera la vostra attenzione e sara necessario il desiderio di arrivare a conoscermi meglio! Fare questo passo e io faro il prossimo! se siete coinvolti, potete scrivere una lettera al mio indirizzo e-mail:

Ti ho mandato la mia foto di nudo

Dammi oggi il mio phishing quotidiano…

Ad maiora

………………….

 

Ciao.
Mi chiamo Patricia. Ho 36 anni dalla Grecia. Presto ho intenzione di partire per l’Italia.
Sto cercando un uomo per attività ricreative, sesso, intrattenimento. Non preoccuparti, sono finanziariamente sicuro e non ho bisogno di soldi.
Ti ho mandato la mia foto di nudo. Se sei veramente interessato, allora trovami sul sito su cui mi sono registrato. Il mio soprannome è Patricisexy. È assolutamente gratuito
La mia pagina e la mia foto sono state allegate alla lettera. Nel mio profilo vedrete più delle mie foto e il mio numero di telefono. Chiamami e parleremo al telefono.
Per favore, non scrivermi all’ufficio postale, perché mio marito può vedere la tua lettera. Sì, sono sposato, ma non è interessato a me e vivo separatamente da lui.
Non ho fatto sesso per molto tempo. Sono una donna depravata e amo tutto nel sesso.
Voglio davvero che mi fottermi nel mio bel culo stretto.
Spero che ci divertiremo molto insieme.
Aspetterò la tua chiamata.
Patricia

Ludmila Ulitskaya, Una storia russa

Brèžnev e gli sparuti intellettuali

L’ennesima ricandidatura di Putin mi ha ricordato questo bel brano della Ulitskaya su Brèžnev.

Ad maiora

…………….

Nel 1964 salì al potere Brèžnev. Nel partito ci furono rimescolamenti, alcuni vampiri prendevano il posto di altri. Il loro disastroso livello culturale dettava lo stile di vita del paese e fissava limite che era pericoloso superare. La produzione letteraria e culturale destinata al popolo metteva angoscia. Restava un pugno di uomini, insignificante sotto tutti punti di vista: sapientoni sopravvissuti, rintanatisi nella matematica e nella biologia, fra i quali non mancavano un paio di accademici, ma molti di più erano gli emarginati che campavano di incarichi modesti, nascosti in istituti di ricerca di terza categoria; e poi due o tre geniali studenti delle facoltà di chimica e fisica o del conservatorio. Questi invisibili con esigenze spirituali esistevano illegalmente.
Ma quanti potevano essere costoro, che senza conoscersi si incrociavano nei guardaroba delle biblioteche e delle sale da concerto, nel silenzio dei musei deserti? Non era un partito, ne è un circolo, né una società segreta, e neppure un’accolta di persone che condividevano un ideale. Forse il loro unico denominatore comune era la versione per lo stalinismo. E, naturalmente, la lettura. Lettura avida, sfrenata, maniacale: hobby, nevrosi, droga. Per molti il libro, da maestro di vita si trasformava in suo sostituto.

Ludmila Ulitskaya, Una storia russa, Bompiani, 2016

Ludmila Ulitskaya, Una storia russa

Chruščëv

(Chruščëv) primitivo, poco istruito, ebbro di potere, governava lo smisurato paese come sapeva: aveva alzato la mano su Stalin, aveva buttato fuori il cadavere del Mausoleo, aveva liberato i detenuti, dissodato le terre vergini, seminato di granoturco la regione di Vologda, arrestato tutti i produttori di maglieria clandestina, i barzellettisti e i parassiti, soffocato l’Ungheria, lanciato lo Sputnik, reso gloriosa l’Urss con Gagarin. Distruggeva chiese e costruiva depositi di macchine e trattori, qualcosa fondeva, qualcosa smembrava, accorpava e frazionava. Inavvertitamente aveva regalato la Crimea all’Ucraina… Con un turpiloquio da scaricatore raddrizzava il cervello all’intelligencija creativa e aveva perfino quasi imparato a pronunciare quella parola complicata di un lessico estraneo. In compenso gli speaker alla radio imitavano la sua pronuncia, addolcendo la “s“ e di “comunismo“ e “socialismo“. Fiutando ovunque marciume, insidie e influenze borghesi, Chruščëv proponeva Lysenko (che riusciva a capire) E rimuoveva i genetisti, i cibernetici e tutti quelli che erano al di sopra della sua comprensione. Nemico della cultura e della libertà, della religione del talento, schiacciava tutti quelli che riusciva a distinguere col suo sguardo miope di ignorante… Non scorse i nemici principali: nella grande letteratura, nella filosofia, nella pittura. a maggior ragione non arrivo a Beethoven, si fece sfuggire Bach, mancò Mozart per semplicità d’animo. Invece avrebbe dovuto vietarli tutti!

Ludmila Ulitskaya, Una storia russa, Bompiani, 2016

Che ho a che fare io con gli schiavi?

Non vogliono giornali, ma”focolari di fede”

Nuova citazione, poi smetto per non dare troppo spago, sempre del bel rapporto tra fascismo e giornalismo.

ad maiora 

…………

Occorre che i direttori facciano si’ che i giornali siano un punto fermo di fede, un focolare di fede. Agire in questo senso, con sentimento fascista, e poi adoperare la propria arma professionale, ossia il giornale, per diffondere questa fede nel popolo italiano.
Velina di Pavolini dell’11 dicembre 1940.

C’era una volta (?) il Minculpop

Ci riporteranno a quei tempi?

ad maiora

…………….

I ministri danno per scontato che i giornalisti non siano persone al servizio di un’informazione corretta e completa, bensì, sempre e a tutti gli effetti, fascisti militanti tesi a servire il regime e il Duce e a nascondere senza esitazioni le informazioni che potrebbero nuocere all’immagine idilliaca e trionfale della dittatura all’interno come all’esterno dell’Italia. Al contrario, essi devono esaltare quegli elementi che giovano a una visione dell’Italia fascista corrispondente ai desideri e alle illusioni del gruppo dirigente e in primo luogo del dittatore.

Nicola Tranfaglia, Ministri e giornalisti, Einaudi, Torino, 2005.

Un rapporto serio (nel corso della riunione)

Dacci oggi il nostro phishing quotidiano…

Ad maiora

…………………………………..

Ciao!

Mi scusi per una lettera improvviso, ma sto scrivendo a voi per incontri!

Mio nome e Sofi. Per me i 34 anni! Sono Russo.

Mi sento solo, e non hanno figli! Sono romantico, tipo, cura e donna gentile! Io amo i bambini, animale sport, cucina, viaggi di pic-nic e campeggio, e mi piace il mare mi piace ascoltare la musica e guardare i film!

Ho l’opportunita di venire in Italia! Ma prima, voglio incontrare una bella persona! Nella speranza che la nostra corrispondenza sara di buona amicizia e di comprensione reciproca, e, naturalmente, la migliore speranza per un rapporto serio nel corso della riunione Se siete soli e hanno desideri simili per la datazione, si prega di scrivere a me! Sinceramente sarei molto felice di iniziare datazione con te!

Scrivo a voi per non barare, io sono onesto e voglio iniziare una relazione seria! Non ho intenzione di giocare con i tuoi sentimenti, e prometto che saro onesto al 100% con te!

Vi aspetto per la risposta da voi!

Con grande speranza!

Sofi!

Louisa, ragazza solitaria (in un ragazzo)

Soliti mail spam e phishing. Con terribili traduzioni automatiche.

Ad maiora

————

Saluti!
Mi chiamo Louisa. Sono una ragazza solitaria in un ragazzo che sta cercando una notte.
Ora sono in vacanza in Italia. Mi piacerebbe davvero passare una notte con un buon uomo italiano.
La mia vacanza sta finendo presto. Ma non ho ancora trovato un ragazzo. Così ho deciso di cercare su Internet.
Ho creato una pagina con le mie foto e i miei video, il mio nickname è louisabb. Spero di piacere a te.
Il mio numero di telefono è elencato sul mio profilo. Se sei interessato, chiamami e organizzeremo un incontro.
Aspetterò la tua chiamata.
Louisa

Azzurri davanti alle telecamere

Italia fuori dai Mondiali, a perderci sono i giovani. Tifosi

Ho lasciato che l’imbarazzante eliminazione dell’Italia sedimentasse prima di scriverne. Alla fine, dopo un fiume di articoli letti sui giornali, non la menerò più di tanto. Serve un ricambio generazionale a tutti i livelli. Ma questo riguarda il Paese non solo il suo calcio.
Ciò che mi amareggia è che mia figlia Marta si perderà la magia di seguire i Mondiali estivi. I prossimi saranno tra nove anni. Una vita.
E allora in queste ore mi si è aperto l’album dei ricordi e la mia mente mi ha ripresentato vecchi file, con dolci sensazioni.
La prima è datata 1978. Ero poco più di un bimbo e meno di un ragazzino. Avevo un età che comunque non mi consentiva di stare in piedi oltre una certa ora (il limite dettato dalle previsioni di Bernacca era tramontato alle Elementari). Eppure mi ricordo la notte passata in piedi con mio padre a seguire la vittoria dell’Italia contro quella Argentina che (con la compiacenza dei terribili militari che tenevano in pugno il Paese e che grazie a quel successo consolidarono il regime) poi avrebbe trionfato a Buenos Aires. L’esultanza, silenziosa, alla incredibile rete di Bettega (davanti alla tv in bianco e nero) mi fa ancora battere il cuore (e ricordare papà).
Quattro anni dopo gli azzurri, in Spagna, dopo un incerto girone di qualificazione, finiscono in un gruppo assurdo, con Brasile e Argentina. Una solo squadra sarebbe passata. E a sorpresa fu proprio l’Italia (che vinse i Mondiali, con una intera nazione che si riversò in piazza a festeggiare). Contro i sudamericani si giocava di pomeriggio e io saltavo da solo sul divano a ogni gol di Paolo Rossi (papà era al lavoro e gli amici erano dai nonni). Ero in preda a una esaltazione sportiva che non ho più provato. Perché inaspettata, totalizzante. Ricordo che mia madre, appassionata di libri non di calcio, si sedette al mio fianco a farmi compagnia di fronte alla tv, un monitor diventato a colori, ma lontanissimo parente di quello che ha trasmesso la débâcle azzurra lunedì.
Ecco, a Ventura e chi l’ha scelto, imputo sopratutto questo: che ci sarà una generazione di ragazze e ragazzi che la prossima estate non si potrà ritrovare a casa di qualche amico a guardarsi l’Italia mondiale. O anche da solo a casa con genitori e fratelli. A costruirsi ricordi aggregativi che non torneranno più. E, calcio a parte, non è mica poco!
Ad maiora

La copertina di Tatty

Tatty e quell’Irlanda da film

Leggendo questo libro in più di una occasione mi sono immaginato le scene, la loro trasposizione in pellicola. Forse perché dell’Irlanda degli anni ‘60/70 abbiamo potuto vedere anche in Italia parecchi film.

Tatty di Christine Dwyer Hickey racconta la storia della piccola Carrie, da tutti chiamata appunto Tatty (gioco di parole che deriva da Tell-tale-tattler, spia pettegola) seconda figlia di quattro con genitori che si alternano tra alcol e depressione, tra birra e scommesse sui cavalli.

La piccola a un certo punto viene mandata in collegio, posto che per lei finisce per essere una specie di salvezza, dove trova amiche e suore che le vogliono bene.

Nella sua scuola, mentre le altre vanno a casa, Tatty la domenica resta alla finestra in attesa che il padre la venga a prendere. Non sempre lo fa e se non la trova al portone a volte gira la macchina e torna indietro senza neanche salutarla. Costringendola a giornate festive nella scuola deserta, che la Dwyer Hickey (e la traduttrice Sabrina Campolongo) descrive mirabilmente: «La scuola posto è un buffo la domenica. Puoi camminare dove ti pare e non incontri quasi nessuno, puoi sentire tutti quei rumori che negli altri giorni della settimana non noti. Come i tic-tac diversi dei vari orologi, i tubi dell’acqua che gorgogliano nei muri, la stanza della caldaia che ha un attacco d’asma. O i rumori che provengono dalla piccola suora bruna quando sale le scale; il flipflop della sua tonaca, il leggero ticchettio del rosario, i tintinnii furtivi delle chiavi della sua scatola di dolciumi, pensando che sono favolosi. Puoi sentire i passi che vengono verso di te dalla distanza di due spazio corridoi e poi quando incontri i passi salta fuori che sono tuoi».

Un romanzo che parla di altri tempi. Ma con vicende che non riguardano solo i dublinesi di quegli anni.

Ad maiora

……………

Tatty

Christine Dwyer Hickey

paginauno

Vedano al Lambro, 2017

Pagg. 178

Euro: 15