Tra i tanti tormentoni di cui mi occupo nelle mie lezioni in Statale, c’è anche quello su come la nuova televisione interagisca con il pubblico. Proprio sulle finalità di questa interazione si occupa la tesi di Riccardo Allegro, in discussione in questi giorni all’Università degli studi di Milano.

Il protagonismo degli spettatori nasce col telecomando ed è proprio. Col telecomando che spesso le tv satellitari (a pagamento: in grado di azzoppare gli 80 euro renziani) insistono per invitare i loro “clienti” a scegliere – chissà poi perché – il migliore in campo. Via telefono (altro strumento  sul quale la tv si basa ancora, ispirata in questo dalla radio) si possono votare i protagonisti dei reality o dei talent show.

L’obiettivo di tutto questo, spiega Allegro nel suo interessante lavoro, non è il coinvolgimento in sé dei telespettatori, ma una loro fidelizzazione. Come con le tessere dei supermercati. State con noi, stiamo tutti insieme, è tanto bello! Questo il messaggio che resta sullo sfondo e che nasconde l’intenzione di vendere (mese per mese) il network. Sfruttando anche le potenzialità dei social network.

Il pubblico si sente protagonista e continua a pagare. Si illude di contare.

Ma conta solo perché paga.

Ad maiora

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23 Giugno 2014