“Al di fuori di Rachel Mandelbaum, nessuno sapeva che la tristezza di Zeev Feinberg si era gonfiata fino a inglobare anche sua moglie, sempre piena di vita. I colpi alla porta ruppero la quiete calata ormai da tempo sulla casa di Sonia e Zeev Feinberg. C’era un tale silenzio che le mosche la evitavano, imbarazzate dal rumore delle loro ali che riempiva le stanze. “.

Il capitolo da cui ho tratto queste poche righe è uno dei più immaginifici del bellissimo Una notte soltanto, Markovitch, opera prima della scrittrice (e attivista dei diritti civili) Ayelet Gundar-Goshen.

Ho già scritto che il miglior libro da me letto quest’anno è Cattivi, di Maurizio Torchio. Quello che mi ha fatto più sorridere Dove sei stanotte di Alessandro Robecchi. E allora vi dico che questo romanzo che ha come protagonista Yaakov Markovitch, è quello che mi ha fatto più sognare. Parla di amore e di storia (degli ebrei, di Israele e non solo) questo libro il cui personaggio principale mi ha ricordato un po’ l’incolore Tazaki  Tsukuro del grande Murakami Haruki.

Come tutte le storie d’amore (sono più di una, spesso intrecciate) queste della Gundar-Goshen fanno prima sorridere e poi (piangere). Nella prima parte succede di tutto. Solo quando la finite, vi rendete conto che quello è il Prima, cui seguirà un Durante e poi un Dopo (seguito, nel finale, da un Dopo Dopo).

Il libro che chiaramente vi consiglio ha una bellissima struttura narrativa e una traduzione (di Ofra Bannet e Raffaella Scardi) davvero ben fatta. Non perdetelo.

Ad maiora

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Ayelet Gundar-Goshen

Una notte soltanto, Markovitch

Giuntina, Firenze 2015

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19 Giugno 2015