Il risveglio in questo nostro quinto giorno cubano è traumatico perché c’è il black out e non vanno i ventilatori. Ripartiranno solo dopo un paio d’ore, facendoci comunque fare un abbondante bagno di sudore.

OGGI? A CAVALLO!

Tra poco, dopo la solita abbondante  colazione, faremo una escursione a cavallo fino a una famosa Cascada el Cubano che si trova fuori Trinidad, nella Valle de los Ingenios (Valle degli Zuccherifici, anch’essa proclamata dall’Unesco patrimonio dell’umanità).

IL CAMBIO (E LE CODE CUBANE)

Ma prima vado a cambiare. In banca, come ovunque, c’è più gente del necessario: un uomo ti apre la porta, una signora dà bigliettini numerati controvoglia, una guardia ti porta da lei (e poi ti dice di non usare il telefono).

Dopo attesa fine a se stessa, il cassiere mi comunica che ha sì pesos convertibili, ossia Cuc (1:1 con dollaro: i pesos non convertibili, quelli che usano i cubani, si chiamano invece Cup e valgono un venticinquesimo di Cuc) ma solo con pezzi da 5!. E quindi usciamo col portafoglio gonfio. Con quelli che avevamo già, possiamo comunque mostrare la collezione.

 

CAVALCATA DA NON PERDERE

La passeggiata a cavallo costa 25 Cuc (25 dollari, ormai l’avete capito) a testa ma li vale proprio tutti. Trinidad è la città dove i cavalli sono ancora il principale mezzo di trasporto e quindi mi sembra il posto giusto per provare questa esperienza. 

 

UN GRUPPO ETEROGENEO DI TURISTI

Ci accompagna Emery (che subito ci presenta suo figlio Andrea, 5 anni e uno schiaffo alla mano come saluto) e una volta raggiunto il “maneggio” ci uniamo a  a una compagnia che sembra quella delle  barzellette: una irlandese, una canadese e un australiano che ha parenti in Portogallo (e che è decisamente il più simpatico del gruppo: sa pure qualche parola di italiano. Marta però dice che parla troppo e interrompe le persone. E in effetti, a pensarci bene, fa proprio così).

IMMERSI NELLA NATURA

Andiamo a passo d’uomo (con qualche galoppata improvvisa, ma gestibile anche da chi – come me – non sa cavalcare) e abbiamo modo di attraversare ex piantagioni di canna da zucchero, ora riconvertite in piccoli appezzamenti per campesinos: economia di sussistenza fatta di bananeti, piante di mango ma anche – ancora – piccoli appezzamenti di canna da zucchero. 

La carovana di cavalli fa varie tappe obbligate: tutte con l’obiettivo di vendere qualcosa ai turisti. Io ho “comprato” soprattutto esperienze e quindi il tutto è risultato impagabile. Prima sosta, in un bar dove ti servono succo di canna da zucchero (guarapo). Lo estraggono davanti a voi, con un macchinario di 90 anni e un ragazzone di 25 che lo fa girare.

http://youtu.be/2RjSuhj3C1A

Alla fine di tutto questo sforzo, il succo (energizzante e afrodisiaco, come ci viene spiegato) costa solo 2 Cuc.

 

VERSO LA CASCATA

L’obiettivo della passeggiata a cavallo (che dura dalle 9.30 alle 16) è la cascata dentro il parco naturale, dove ci si potrà fare un rinfrescante bagno (fa caldo a cavallo e quindi portatevi un cappello e crema solare).

Prima ci si ferma ancora da un allegro campesino che prepara il caffè cubano di montagna: lo trita al momento col mortaio, lo scioglie nell’acqua calda e lo serve con varie gradazioni di intensità. Scegliamo fuerte e non ci pentiamo.

Il caffè costa 1.50 Cuc. Un chilo di chicchi (profumatissimi) 20 Cuc. Porterò caffè cubano a Milano.

ACQUA FRESCA, ARRIVIAMO!

Infine l’agognata meta: la Cascada El  Cubano.

 

Prima si attraversa un sentiero invaso di colorate farfalle. Poi ci si trova di fronte a questo scorcio di natura incontaminata. 

http://youtu.be/H-PBJTLd7BQ

Oltre a fare il bagno, ci si può anche tuffare nel vuoto, finendo nell’acqua fresca. Da provare. 

http://youtu.be/RIQk07RZjog

Anzi, da starci tutto il giorno finché non se ne va il caldo (Manuela, la signora che ci ospita nella casa particular di Trinidad  ci dice che il clima è cambiato negli ultimi anni, che prima – in questa stagione – la pioggia cadeva spesso e mitigava il caldo. Ora non più).

Unico neo (che mi viene subito fatto notare da Marta, lei – a differenza mia- vera amazzone)  della passeggiata equestre: ai cavalli viene fatta fare una ripida salita e discesa per inutili foto del panorama dal cocuzzolo di un colle. Le povere bestie sudano e sbuffano.

 

SI BEVE COLA (E IL CUBANO CI PROVA)

A poca distanza dal ritorno a Trinidad si passa da un piccolo ristorante per bere qualcosa di rinfrescante. Insieme a noi, non più i 3 ragazzi di prima (che sono subito rientrati in paese, senza tuffarsi, chissà poi perché) ma una coppia di australiani, lui di mezza età, ex muscoloso, lei di una dozzina di anni più giovane. La guida a cavallo – la loro, la nostra è rientrato col trio e la ritroveremo solo alla fine – ci prova disperatamente con  la ragazza nell’ultima parte del tragitto (con il compagno di lei distante solo decina di metri). La ragazza ride di gusto. Ma in piazza la sera, la vedremo sempre con l’australiano attempato.  Due di picche per il cubano.

Ma ho divagato. Torno a raccontare del ristorante: scegliamo tutti e quattro (due italiani e due australiani, i cubani siedono altrove) la TropiCola. A nostro avviso la migliore cola qui a Cuba.

 

IL MIO PRIMO COLIBRÌ

Torniamo a Casa Manuela. Ci mettiamo a leggere nel patio. Ci viene a trovare un colibrì.

Marta dice che l’aveva visto solo allo zoo. Io nemmeno lì. Per l’emozione non faccio nemmeno in tempo a fotografarlo. Eppure torna più volte.

Pazienza. Resterà solo nella mia memoria.

A CORRERE!

Dopo questa esperienza decido di andare a correre. I due elementi non sono connessi, ma leggendo libri sulla resilienza (del grande Trabucchi) mi sono rammaricato dei troppi giorni senza allenamento.  Mentre mi vesto chiedo a Marta di andare a prendere dell’acqua nel negozio che dista una ventina di metri da casa. Torna dicendo che non uscirà più da sola perché è stata tampinata ininterrottamente. Non è un paese per turiste da sole.

FA ANCORA CALDO

La corsa è (per me) massacrante perché ci sono continui sali e scendi e le strade qui a Trinidad sono tutte fatte di acciottolato. Spesso irregolare. Poi il sole, anche se è quasi ora di cena, picchia come un martello. Supero una chiesa (ci sono solo i muri), un asino ferito, un signore che vende banane, un po’ di cani che mi inseguono perché sono l’unico che corre, un po’ di bambini che mi incitano, per lo stesso motivo. Al termine della salita c’è un resort. La guardia mi fa entrare, sempre di corsa. Da lassù la vista del mare (e della penisola di Ancón è meravigliosa). Questi turisti però Trinidad la vedono con il binocolo.

SI GIOCA A DOMINO

Scendendo sempre di corsa incappo in un gruppo di cubani che gioca a domino e discute animatamente. Mi riprometto di tornarci con Marta. La scena che riprenderemo poi sarà una delle più divertenti che ci sia capitata in questa nostra vacanza cubana.

http://youtu.be/TPl9VtRcqqc

CENA GHIACCIATA

Scegliamo per la serata un ristorante chic, il Del Sol, in una storica villa del centro di Trinidad. Non ci sono molti posti liberi. Ci mettono in una stanza isolata con aria condizionata a palla. Chiediamo due volte dì abbassarla ma si dimenticano: lasciamo il locale dicendo che non vogliamo mangiare in frigorifero.

Torniamo dagli italo-cubani delle piadine dove siamo stati ieri. Il cibo è lo stesso, ma pasteggiamo a TuCola, altra buona alternativa alla marca americana.

 

Ispirati da quanto visto nel pomeriggio, passiamo la serata giocando a domino nel patio di Manuela. Lo faremo anche le sere successive.

Ad maiora

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27 Luglio 2015