Inizio oggi il racconto della settimana trascorsa con Marta sull’isola greca di Cefalonia.

Buona lettura e (spero) buon viaggio.

Ad maiora

 

Partenza all’alba da Orio al Serio per volo diretto sull’aeroporto di Cefalonia. Volo regolare con la solida finzione di Ryanair che vi dice che siete arrivati in anticipo (il trucco, commerciale, è annunciare una durata del volo più lunga di quella reale). I gratta e vinci (anzi i gratta e perdi) che la compagnia aerea cerca di smerciare ai suoi poveri passeggeri non credo vadano granché bene. Oggi, in volo, c’è il due per uno per chi ne acquista uno solo biglietto (a 3 euro) e addirittura il raddoppio per chi spende 10 euro (ve ne staccano 14).

Il vantaggio di avere solo bagaglio a mano è che poco dopo l’atterraggio (nel piccolo aereoporto di Argostoli, il capoluogo di Cefalonia) siamo già in coda alla Hertz per noleggiare un auto. Sull’isola non ci sono tante auto da noleggiare e quindi il consiglio è quello di prenotarla prima della partenza. Ci danno una Nissan Micra e una mappa, con la quale partiamo in direzione di Sami, cittadina che sarà la nostra base per questa settimana di vacanze greche. Seguendo le indicazioni stradali e la mappa io e Marta arriviamo, in una quarantina di minuti, alla meta. La difficoltà maggiore è stata trovare gli studios, ossia l’appartamento che avevamo affittato. Chiedendo informazioni nessuno ci sapeva indicare dove fossero. Ce la siamo cavati navigando sull’app gratuita maps.me dalla quale, prima di partire, avevamo scaricato la mappa di Cefalonia.

Il proprietario degli Antisamos Studios (individuati grazie a Booking) non è proprio sorridente o granché accogliente. Strano. Perché le altre persone con cui avremo a che fare qui sull’isola sono davvero ospitali. Scopriremo il giorno dopo che non sta tanto bene.

La camera è spartana, ma appunto ci serve proprio da base. La Wi-Fi funziona bene. Le pareti però sono sottili e quindi sono contento di aver portato i tappi per le orecchie.

 

Lasciati i bagagli andiamo a cercare un ristorante sul lungomare di Sami. Le alternative non mancano. Optiamo per una sorta di bar greco, con personale che parla italiano. Marta mangia un kebab di pollo. Io della feta e una fantastica insalata di melanzane (melitzanosalata). Per scegliere i piatti vegetariani greci mi sono affidato al sito di un’esperta che conosco bene, come Fraintesa.
Dopo esserci rifocillati (a soli 7 euro cadauno) abbiamo fatto due passi per Sami per fare lo shopping minimo per l’appartamento (colazione, carta igienica, crema solare). La cittadina non ha niente di particolare. Tre vie: la prima dà sul mare (e sul porto) la seconda più interna è piena di negozi. Sembra un posto molto tranquillo. Soprattutto nella terza dov’è stiamo noi e ci sono studios e alberghi.

Essendoci brutto tempo (vento e nuvole) decidiamo di sfruttare la macchina per conoscere l’isola.

Prima tappa le grotte di Melissani che sono poi uno dei motivi che hanno spinto Marta a scegliere queste isola. Le grotte sono grandi e belle, ma la visita di 10 minuti in barca non vale i 7 euro cadauno che si spendono:

Seconda tappa: Argostoli, il principale centro di Cefalonia. È sabato pomeriggio e la maggior parte dei negozi è chiusa. Di conseguenza in giro (anche nella bella via pedonale, lisostroto?) non c’è nessuno. Riusciamo a fare qualche acquisto e poi ci avviamo sul ponte pedonale sull’acqua chiamato Devossetos, costruito da un architetto svizzero. Lo percorriamo solo per pochi metri quando Marta scorge nell’acqua una enorme tartaruga caretta caretta. Scopriremo che ve vivono una quarantina in questa baia. Davvero un bell’incontro!

Prima di lasciare Argostoli andiamo a rendere omaggio al monumento ai 9000 soldati italiani fucilati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943. Decisero con un referendum di resistere ai nazisti, diventati nemici. L’imbarazzante Badoglio si schierò con gli Alleati ma impiegò più di un mese a dichiarare guerra alla Germania. Le belve naziste uccisero i soldati italiani, una volta disarmati, considerandoli traditori e non prigionieri di guerra:

Lasciamo il capoluogo dell’isola e ci avviamo, sempre in auto, sul promontorio che sorge di fronte ad Argostoli. Ci si potrebbe andare in traghetto ma scegliamo l’auto visto che vogliamo scoprire l’isola. Obiettivo: raggiunge Lixouri. Anche questa città, come tante qui nell’isola di Cefalonia, è stata distrutta dal terremoto del 1953, ma è stata ricostruita in un modo davvero armonico. Camminare qui è piacevole e aspettiamo, insieme a tante persone del luogo, il tramonto seduti su una banchina del porto. Davvero bello.
Poi andiamo a cenare in uno dei tanti ristoranti che si trovano nella zona pedonale: Ainos.
Qui ci sbizzarriamo. Marta rimane in zona carne. Io mi lancio su bruschette greche (Traditional Kefalonian Riganado), tzatziki e formaggio da spalmare (Tirokafteri). Quest’ultimo fantastico.
Dopo questi aperitivi (aiutato in realtà da Marta) ho preso anche una pita vegetariana.
Mi sono alzato satollo (sempre spendendo circa 10 euro a testa). Ma per fortuna prima di tornare verso il nostro appartamento abbiamo potuto assistere, in piazza a Lixouri, a uno spettacolo di balli tradizionali.

18 Agosto 2016