Sorge lungo uno dei tanti punti in cui passava il Muro di Berlino, a metà strada tra Potsdamer Platz e Checkpoint Charlie (Leipziger Platz 9). E posto non potrebbe essere più azzeccato per questo Museo dello spionaggio, davvero moderno e interessante. Ideato dal giornalista Franz M-Günther, il museo è aperto dal 2015, anche se in questi anni si è ingrandito, assorbendo nuove collezioni. Nel 2017, nella Notte bianca dei musei berlinesi è stato quello più visitato. E la cosa non mi stupisce perché è una esposizione davvero moderna e interattiva.

In ogni sala avrete l’impressione di essere osservati, controllati, perché ci sono telecamere ovunque. Anche per entrare si deve passare da una specie di metal detector.

E un museo del genere non poteva che sorgere a Berlino che nella sua parte orientale fu in modo ossessivo controllato dalla Stasi, i servizi segreti della Ddr.

Dopo la Caduta del Muro andai a seguire l’apertura degli archivi della Stasi, decisa dopo l’unificazione tedesca. Definire la Stasi, semplicemente come un servizio segreto è riduttivo. Quella era una struttura che permeava tutta la società, come si può intuire dalle Vite degli altri, film più volte citato nel Museo (insieme all’hollywoodiano Il ponte delle spie, pellicola della quale si può osservare anche un vespiano plastico).

Dopo l’89 gli abitanti dell’ex Germania democratica (mai nome fu più paradossale) ebbero l’occasione di andare a leggere i dossier che la Stasi aveva creato su di loro. Scoprendo che tutti i vicini di casa ti spiavano, che c’erano tue foto in ogni situazione e che – se non eri allineato – ti potevano affiancare anche una fidanzata (o un fidanzato) che fingeva amore per carpire i tuoi segreti. Incontrare quanti scoprivano che il loro passato era stato monitorato passo, passo e a volte addirittura indirizzato, fu per me una esperienza davvero toccante. Va detto che una tale mole di informazioni, non impedì alla Stasi di passare da pericoloso Servizio Segreto a materiale da museo nell’arco di 24 ore (tra l’8 e il 9 novembre 1989, in pratica). D’altronde questi dementi avevano infiltrato talmente tante persone alle manifestazioni delle opposizioni da ingrossarle senza volere, da dare coraggio a quanti si opponevano al regime.

Nel Museo dello Spionaggio troverete anche esempi di spionaggio acquatico e vecchie Trabant dove vengono proiettati film a tema.

Ma vi dicevo dell‘interattività. La prima è che vi potete travestire. Beh, mi avrete riconosciuto, questo sono io che mi fingo una spia.

Ma, oltre a travestirsi, ci si può impegnare a decodificare messaggi o (fingere) di hackerare siti. Anche se l’esperienza più divertente è quella dove si deve attraversare una stanza attraversata da un grande numero di raggi laser. Se non riuscite a passare senza farvi toccare da uno di questi raggi, scatta l’allarme e si accendono le luci in una stanza fino a quel momento buia. Io sono durato poco più di due secondi. Come spia non varrei nulla.

Ah, giusto per far capire che non si parla solo del passato, c’è una sezione dedicata alle fake news ed è pure raccontata la vicenda di Aleksandr Litvinenko, ex spia russa diventata dissidente, assassinata a Berlino col Polonio radioattivo. Perché la Ddr non c’è più. l’Urss nemmeno, ma a guidare la Russia c’è un ex sottufficiale del Kgb (che alla caduta del Muro era a Dresda a distruggere documenti).

Ad maiora

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24 settembre 2018